sabato, Novembre 27

L’insediamento del dimesso Sergio

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La giornata dell’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è aperta a Montecitorio, dove ha fatto ingresso nell’Aula poco prima delle 10.00 per il giuramento e per pronunciare di fronte alle Camere riunite il discorso alla nazione; in tutto 35 minuti, interrotti da ben 40 applausi. Il primo passaggio del suo intervento è stato un ringraziamento nei confronti dei due immediati predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Subito dopo ha sottolineato la necessità di proseguire il cammino delle riforme istituzionali, in particolare sull’approvazione della legge elettorale. «Auspico che il percorso delle riforme si porti a compimento» ha detto, in maniera da «rendere più adeguata la nostra democrazia». «L’arbitro sarà imparziale» ha assicurato «ma i giocatori lo aiutino con la loro correttezza». Poi una potente sollecitazione a porre maggiore attenzione da parte delle istituzioni e della politica nei confronti del disagio sociale determinato dalla crisi economica. Le questioni economiche, ha detto, sono «punti di un’agenda esigente, su cui viene misurata la distanza tra istituzioni e popolo. Dobbiamo scongiurare il rischio che la crisi intacchi il patto sociale sancito dalla Costituzione». In questo contesto, il Presidente ha sottolineato la necessità di ridare speranza ai cittadini, «un orizzonte di speranza che non deve essere un orizzonte astratto». 

Tra le ‘priorità assolute’ da affrontare, il nuovo inquilino del Colle ha menzionato la lotta alla corruzione e alla mafia: «c’è un’allarmante diffusione della mafia, un cancro pervasivo che distrugge le speranze» e la corruzione «ha raggiunto un livello inaccettabile sottraendo risorse ai cittadini». Altro tema cogente è rappresentato dal terrorismo internazionale posto in essere da alcune frange del fanatismo islamico: per contrastare queste minacce globali, ha raccomandato Mattarella, «servono risposte globali» mentre a poco servirebbe provare a trincerarsi entro il proprio fortino. Non è pensabile, infatti, illudersi di potersi sottrarre ai flussi dei milioni di persone che cercano salvezza e futuro proprio «nell’Europa del diritto e della democrazia». Di fronte a questa emergenza umanitaria, l’Italia sta facendo la sua parte, ma c’è bisogno anche dell’apporto di una UE «più attenta, impegnata e solidale».

Il Presidente si è anche impegnato «a confermare il patto Costituzionale che ha mantenuto il paese unito e riconosce i diritti costituzionali e il patto di unità sociale che impegna a rimuovere gli ostacoli che limitano le libertà e l’uguaglianza». E ha quindi aggiunto: «Siamo tutti chiamati ad assumere la responsabilità primaria di riaccostare gli italiani alle istituzioni. Bisogna intendere la politica come bene comune, patrimonio di ognuno e di tutti. È necessario ricollegare le istituzioni a quei cittadini che le sentono estranee».

Dopo il giuramento e il discorso alla Camera, il Presidente si è recato all’Altare della Patria per la deposizione di una corona e per l’incontro col sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino. Di lì, scortato dai corazzieri a cavallo, è salito al Quirinale per l’insediamento.

Il premier Matteo Renzi, che ha vissuto questa giornata in primo piano, costantemente e vistosamente sempre al fianco del Presidente Mattarella, ha dichiarato con enfasi: «Un discorso bellissimo». Parole cui non ha voluto aggiungere altro, visto che «oggi è il giorno del Presidente». Di quale Presidente, verrebbe malignamente da chiedere?

A margine della cerimonia d’insediamento del Capo dello Stato c’è anche stato il fugace incontro pubblico tra Renzi e Silvio Berlusconi. I due si sono stretti la mano, poi il premier ha presentato il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e all’ex Cavaliere ha detto scherzosamente: «Speriamo non sia birichino come te». Pronta la replica dell’ex sindaco di Firenze: «Il fatto è che io sono meno birichino di te». Un effusione di tenerezze che sa molto di soap opera e che lascia ben sperare sul superamento della tanto sbandierata crisi del patto del Nazareno legata al metodo scelto da Renzi per la candidatura di Mattarella alla Presidenza della Repubblica. Interrogato dai cronisti su questo stretto riguardo, Berlusconi ha detto: «Noi siamo sempre gli stessi e finora abbiano votato sì per amore di riforme, ma da oggi voteremo sì solo a ciò che ci convince». Più specificamente, sullo stato di salute del fatidico patto ha aggiunto: «Come sta il Patto del Nazareno? Francamente non lo so abbiamo sempre avuto uno spirito di Stato e siamo convinti che ci vogliano riforme per il Paese. Se una proposta arriva dalla sinistra la giudichiamo e decidiamo». Poi un giudizio vagamente positivo sul neo Presidente: «Mattarella non lo conosco ma mi sembra una brava persona. (…) ha una bella immagine e il dono della concisione, che non guasta». Sempre in vena di complimenti cordialmente vaghi, sul discorso presidenziale ha chiosato: «Mi è sembrato un discorso adeguato e rispettoso della Costituzione».

Interessanti i numeri che emergono dal sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per l’Agenzia ANSA dopo l’importante spartiacque rappresentato dall’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale

– PD 36,0% (+ 1 ).
– SEL 4,5% ( = ).
– FI 11,5% (- 1 ).
– NCD-UDC 5,0% ( = ).
– FdI-AN 3,5% ( = ).
– Lega Nord 15,5% ( = ).
– M5S 18,0% ( = ).
– Altri partiti 4,5% ( = ).

La vittoria di Renzi nella partita per il Quirinale si è tradotta in un traino per il PD. In maniera speculare, Fi risente evidentemente dell’immagine appannata di Berlusconi, uscito come il grande sconfitto su tutti i fronti: nel confronto con Renzi, nel tentativo di riavvicinamento con il NCD, nelle dinamiche interne al suo stesso partito. La cifra dell’11,5% è storicamente una delle più basse per FI, non solo perché la percentuale attribuita al PD è più che tripla, ma perché i marosi determinati nel partito dalla mal digerita elezione di Mattarella non accennano a diminuire la loro veemenza e rischiano di minare in maniera irrimediabile l’unità interna. Non è da escludere che nel corso delle prossime settimane, in corrispondenza della scelta dei candidati del centrodestra per le prossime elezioni regionali, la situazione possa peggiorare, con effetti ancora più negativi sull’appel elettorale di FI.

Dopo le visite dei giorni scorsi a Parigi e Londra, Yanis Varoufakis, Ministro delle Finanze greco, è atterrato a Roma per un incontro con il Ministro dell’Economia Padoan. A Roma è anche il Primo Ministro greco Alexis Tsipras, che ha avuto una serie di colloqui con Renzi a Palazzo Chigi con l’obiettivo di trovare anche in Italia una sponda favorevole contro la Trojka.

La Corte di Appello di Salerno ha confermato la decadenza del sindaco Vincenzo De Luca a causa dell’incompatibilità tra l’ incarico di primo cittadino e viceministro alle Infrastrutture ricoperto durante il Governo Letta. È probabile, tuttavia, che neppure questa sentenza della magistratura porrà fine a una vicenda assurda che si trascina oramai da 1 anno, visto che De Luca ha annunciato che ricorrerà in Cassazione contro il provvedimento. De Luca era già stato sospeso dalla carica di sindaco qualche settimana fa dalla Prefettura di Salerno, in applicazione della legge Severino dopo la condanna del primo cittadino a un anno di reclusione per abuso di ufficio; sospensione impugnata da De Luca al Tar, che ha accolto il suo ricorso e lo ha reintegrato al suo posto. La situazione potrebbe poi ulteriormente ingarbugliarsi qualora De Luca diventasse il governatore della Regione Campania: la legge Severino impedirebbe a De Luca di insediarsi; nascerebbe, quindi un terzo fronte di contenzioso tra il sindaco (quasi ex) di Salerno e la magistratura.

 

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