martedì, Ottobre 26

L’innovazione che fa crescere field_506ffb1d3dbe2

0

Jcoplatsic

Fare business su plastica e rifiuti si può, in modo legale e profittevole, sia dal punto di vista economico che della sostenibilità. A dimostrarlo è l’esperienza consolidata in questo settore di Jcoplastic, un’azienda campana, che ha sede a Battipaglia, in provincia di Salerno, nata nel 1963 e rilevata nel 2002 dalla famiglia Foresti. L’azienda, da sempre in prima fila nella commercializzazione di diversi prodotti, tra cui i cassonetti per i rifiuti, le casse per il trasporto di frutta e verdura e il pallet industriale, rappresenta oggi un gruppo specializzato nella progettazione e nella produzione industriale di contenitori in materie plastiche.

Jcoplastic è un esempio tangibile di come una piccola e media impresa sia in grado di innovarsi in momenti di difficoltà, di ingrandirsi e trovare altri sbocchi in mercati esteri. Il gruppo Jcoplastic riunisce, infatti quattro aziende, per un totale di 380 dipendenti a livello mondiale, di cui 180 in Italia, e ha sedi in Spagna, Francia, Austria, Grecia e Turchia, più una partecipazione in Argentina. L’export rappresenta la maggior parte del fatturato, che si attesta su circa 100 milioni di euro all’anno, di cui una quarantina realizzati in Italia. Antonio Foresti, amministratore delegato della Jcoplastic, spiega che, per quanto riguarda l’export, è stata “messa a segno una crescita costante annua del 7-10% e anche per il 2014 abbiamo ottime aspettative, soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. Ci sono stati cali fisiologici, certo, ma perché abbiamo fatto una selezione della clientela, scegliendo quella meritevole di credito, soprattutto nel pubblico”. Uno dei motivi che hanno spinto l’azienda campana a puntare sui mercati esteri, infatti, è legata anche alle difficoltà burocratiche e di rientro del credito con la pubblica amministrazione italiana. “In Italia” spiega Foresti “ci sono troppi vincoli che vanno dalla burocrazia ai disservizi della macchina amministrativa”.

La strategia dell’export è stata portata avanti in modo mirato, analizzando e scegliendo i Paesi in cui c’era una maggiore domanda del tipo di prodotti che la Jcoplastic può offrire. Ma l’azienda campana, più che esportare i propri prodotti, ha insediato fisicamente alcuni mercati esteri. Questo per una motivazione tecnica orientata alla convenienza e alla praticità. Come spiega Foresti, infatti, “l’azienda produce oggetti molto voluminosi, se volessimo esportarli seguendo i canali tradizionali ci troveremmo a far viaggiare ingenti quantitativi d’aria. Sarebbe assolutamente poco conveniente. Quindi, se un mercato ci interessa, noleggiamo a imprese di settore le nostre attrezzature. Se il business funziona, apriamo un sito produttivo in loco tenendoli come partner”.

Il successo dell’azienda sul mercato italiano e su quello internazionale è dovuto principalmente all’innovazione costante, che ha consentito negli anni all’impresa di affrontare le difficoltà. Il punto di svolta c’è stato poco prima dell’inizio della crisi economica, quando, con un’operazione di attrazione dei capitali stranieri in Italia, una società straniera è entrata nel business italiano dei cassonetti grazie a un cospicuo incentivo erogato dallo Stato, mettendo in seria difficoltà le imprese già operanti nel settore. Come spiega Antonio Foresti, “il mercato era già molto maturo, ci limitavamo a fare i rimpiazzi di vecchi cassonetti rotti. L’arrivo di questo competitor, frutto di un’operazione maldestra di attrazione degli investimenti dall’estero, ci ha costretto a resistere a un attacco ad armi impari, perché noi non avevamo svariati milioni di euro a fondo perduto da utilizzare”. L’unica risposta, quindi, è stata quella di innovare.

Per seguire la strada dell’innovazione, però, bisogna essere consapevoli che i profitti possono abbassarsi nei primi tempi e mantenere comunque una strategia di medio-lungo periodo. “Per avere tecnologie innovative” spiega Foresti “abbiamo avuto il coraggio di affrontare nuovi investimenti nei momenti peggiori, anche rinunciando alla remunerazione di capitale. Ce l’abbiamo fatta grazie alla storia che ci portiamo dietro. Tra le quattro mura degli stabilimenti c’è un’esperienza e un know how che non si possono leggere nei bilanci ma che danno la forza di superare i momenti difficili. E questa non è solo una caratteristica di Jcoplastic, ma di tante piccole e medie aziende italiane. È la vera ricchezza del nostro Paese, all’estero l’hanno capito ed è per questo che vengono a fare shopping di imprese in Italia”.

L’innovazione messa in campo da Jcoplastic per reagire alla difficoltà che si è trovata davanti, è stata quella di investire sulla realizzazione di prodotti più leggeri, che utilizzassero il 20-25% in meno di materia prima, a parità di caratteristiche e prestazioni. Una decisione presa, come spiega Foresti “anche per la grande responsabilità che avevamo nei confronti delle famiglie dei circa 200 dipendenti che lavorano nei nostri tre stabilimenti in Italia. Così, nel 2007 abbiamo messo sul commercio nuovi prodotti più leggeri, sia per il settore ecologico che per quello agricolo, che ci consentivano minori costi in termini di materiali e di lavorazione. A oggi, il rinnovo della gamma è pari al 70% e stiamo andando avanti. Parallelamente abbiamo investito nel risparmio energetico per ridurre i consumi”.

Un altro investimento portato avanti da Jcoplastic è quello della sostenibilità, realizzando cassonetti fatti di materiale riciclato e innovativi frantumatori di bottiglie di plastica e lattine per favorire il riciclaggio dei rifiuti ingombranti. La vera innovazione, però, è quella dei cassonetti “intelligenti”, un contenitore ad accesso controllato, dotato di serratura elettronica, capace di riconoscere l’utente grazie a un sistema di tag Rfid che registra una serie di informazioni, tra cui la data e l’ora di conferimento. I dati raccolti vengono inviati quotidianamente a un server e resi disponibili su un sito web. Come spiega Foresti, questo potrebbe essere “un modo per individuare i conferimenti scorretti, per esempio la plastica nel bidone della carta o dell’umido, e per ottimizzare la raccolta dei rifiuti porta a porta”.

Il percorso innovativo di Jcoplastic non si ferma qui, ma si sposta che sul reparto della produzione di energia elettrica. È stato, infatti, presentato dall’azienda il progetto della Turbina Eolica X1, che ha vinto anche uno dei premi Best Practices. Come spiega Antonio Foresti, questo è “un prodotto realizzato interamente in plastica per la produzione di energia elettrica per uso civile, quindi di abitazioni private. Lo scopo è quello di creare valore aggiunto per la nostra azienda, ma al tempo stesso un prodotto che abbia un forte impatto anche nel mondo dell’energie rinnovabili per uso civile. Sarà realizzata in materiale plastico, economico, con un abbattimento dei costi e un’industrializzazione del prodotto che ci permetterà di saltare la trafila in uso di quella che è la tecnica oggi di realizzazione con fibre particolarmente complesse da lavorare e non riciclabili. Il nostro prodotto, infatti, non solo è realizzato con materiale più economico ma è anche riciclabile a fine ciclo di vita”.

Un’innovazione continua che dimostra come anche una piccola azienda nel sud dell’Italia, quello stesso Sud definito come terra di arretratezza, può raggiungere gli apici del mercato italiano e, soprattutto, internazionale. Ovviamente il rischio deve essere preso in modo mirato e potendo contare su un background di tutto rispetto.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->