mercoledì, Dicembre 8

L’innegabile del Governo Draghi e di questo Paese Le cretinerie anti-vaccini, anti-green pass, anti-tutto, pretesti per non guardare in faccia ai fatti innegabili che ne discendono e che sono segnali che dobbiamo tornare a guardare al futuro, alla necessità e alla possibilità di tornare alla politica vera

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Negare -come pure alcuni fanno e faranno ancora- che le ‘manifestazioni anti-green pass’ (a partire da Trieste) siano fallite è roba impossibile. Ma è impossibile negare anche altre cose che ne discendono.

Primo fatto innegabile: un Governo, o meglio, un Presidente del Consiglio (perché quanto al resto del Governo, stendiamo un velo pietoso), decide una cosa, discutibile quanto si vuole, ma la decide, e la fa passare attraverso atti legittimi da ogni punto di vista, e infine la fa rispettare. Notate bene, lo fa senza la grancassa, lo fa senza la conferenza stampa del trionfo, la fa senza fare strillare ai corifei e neo-corifei del Governo il grande successo. Semplicemente lo fa senza clamore, serenamente.
I politicanti (e mai più come oggi meritano questo nome sprezzante) intorno e contro il Governo, ma anche alcuni pavidi sostenitori di quella misura, strillano, chiedono incontri, propongono trattative, e poi urlano al disastro, all’Italia spezzata in due, forse alla fame in arrivo per i mancati rifornimenti ai supermercati: diciamolo, una cosa ridicola a prescindere. Ma il Governo, o meglio il suo Presidente, non muove un muscolo. E alla fine, non avendo nemmeno risposto all’ennesima proposta di compromesso (spostare la data e ‘trattare’), il Governo dimostra con i fatti che alla fine non succede nulla: i porti restano aperti, le autostrade pure, i supermercati anche. Grande stupore e lodi da una parte, grande stupore e accuse di abuso di potere dall’altra.
Ma cosa c’è di stupefacente? Una sola ma fondamentale cosa: forse per la prima volta nella storia dell’Italia del dopoguerra un Governo fa una cosa e la mantiene, punto.
Sembra una banalità: è una rivoluzione per l’Italia. Ed è una rivoluzione che da alcuni mesi si ripete: con calma, sottovoce, ma si ripete. Con una pazienza degna delle migliori giornate di Giobbe, il Presidente ‘riceve’ Matteo Salvini, legge gli sbraiti di Giorgia Meloni, prende nota dei minuziosi distingue del ‘dotto Letta’, assiste alle sbrodolature e agli scivoloni del Viminale e va avanti. Dimostra con i fatti che anche in Italia è possibile governare, senza accettare trattative defatiganti per ‘ammorbidire’ i provvedimenti. Governare semplicemente: non mi risulta (forse sono distratto?) che vi sia stato un colpo di Stato, c’è stato solo un Governo perfettamente legittimo, che agisce da Governo serio, come se fosse in un Paese serio.
Dall’altra parte: lavoratori ‘in malattia’ in grande quantità … bravi i medici che ne hanno firmato i certificati; richieste di trattative e poi la consueta statistica, anzi, il solito sondaggio, tra un migliaio di persone, per dimostrare l’ovvio: un quarto degli italiani (forse!) è contrario al green-pass. Bene, e allora? Siamo in una democrazia e la maggioranza governa, non comanda, ma governa. Si continuerà a cercare di convincere, ma non si recede dal punto, finalmente.

Secondo fatto innegabile. Ciò accade ad opera di un uomo non eletto. Scandalo? Colpo di Stato? No, Costituzione italiana: il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su sua proposta, nomina i Ministri. In quale articolo, comma, sottoparagrafo, nota della Costituzione è scritto che il Presidente debba essere eletto? In nessuna, ma solo per l’ovvio motivo che il Parlamento, eletto, deve dargli la fiducia. Basta non dargliela e lo scandalo scompare … Ma la fiducia il Parlamento l’ha data e continua darla a questo Governo, e lo fa per due motivi, uno infame, l’altro (ebbene sì) razionale: mantenere il posto per altri due anni a quindicimila euro al mese. E così il Governo sta facendo in tre mesi ciò che decine di Governi precedenti non hanno nemmeno iniziato a fare in dieci, venti, forse trenta anni.
È un Governo che guarda alla parte più ricca della popolazione? Forse, lo si metta in minoranza, si modifichino le sue decisioni. A breve sarà presentata la Legge di Bilancio 2022. I parlamentari a quindicimila euro al mese facciano il loro mestiere: lo correggano, mantenendo l’equilibrio dei conti, però, e rispettando i termini.

Terzo fatto innegabile. Il green-pass, si dice, è una immane violazione della Costituzione e della libertà, se si vuole che la gente si vaccini, si renda obbligatoria la vaccinazione. Questa è la tesi prevalentemente usata dai contrari al green-pass. Giusto? No, perché un obbligo di vaccinazione costringe a vaccinarsi, il green-pass no, e quindi, chi non ha o non si trova in condizioni di pericolo per sé e per gli altri, può tranquillamente non vaccinarsi, chi ha ‘paura’ anche. Gli altri devono scegliere se mantenere quel lavoro o no. Certo, una scelta crudele, durissima. Ma la salute degli altri vale qualcosa o nulla? Se io ho diritto di non vaccinarmi, il mio vicino ha diritto a non essere infettato da me. Come direbbe qualche illustre costituzionalista, si tratta di due diritti di diversorango? No, sono due diritti pari, quindi si devono conciliare in un solo modo, facendoli funzionare entrambi.
Capirei, dunque, se si dicesse che i lavoratori non vaccinati debbano avere condizioni di lavoro tali per cui non si trovino nella condizione di cui qua sopra. Questo, diciamocelo chiaramente, questo mi sarei aspettato dai sindacati, non il piatire un tampone gratuito a spese di Pantalone, per soddisfare qualche ignorante o pavido. Su questo, si può trattare, non sul diritto di infettare gli altri, né di gravare sulle casse dello Stato: troppo comodo.
Un obbligo di vaccinazione sarebbe stata la soluzione migliore? No … e non prendiamoci in giro, non fingiamo come sempre di non capire, non giochiamo sulla solita ipocrisia. No per per quanto detto sopra e no perchè se il Governo avesse chiesto al Parlamento di votare per un obbligo vaccinale, cosa pensate che sarebbe successo? Tutte le subdole ostilità fino ad oggi mostrate si sarebbero moltiplicate.
Il punto non è che magari non si sarebbe arrivati alla legge, questo no, non credo. Il punto è che saremmo arrivati ad una vaccinazione di massa alla fine dell’anno prossimo, e la nostra economia, la nostra vita ne sarebbe risultata compromessa in maniera forse definitiva e avremmo avuto altri 140.000 morti. Così, invece, si è potuto iniziare a vaccinare già a Gennaio, e essere oggi al livello in cui siamo: cioè, per usare le parole di ieri di Mario Draghi: «in Italia la campagna procede più spedita della media Ue: a oggi l’86% sopra i 12 anni ha ricevuto almeno una dose e l’81% è completamente vaccinata» «la curva epidemiologica è sotto controllo grazie al senso di responsabilità dei cittadini. Questo ci permette di mantenere aperte le scuole, le attività economiche e i luoghi della nostra socialità».

E torniamo, per concludere, all’inizio, alla negazione del fatto che la ‘lotta dura senza paura’ al green-pass è stata perduta. Prendiamola con serenità, usciamo una buona volta dalle grida alla fine della democrazia, al colpo di Stato, eccetera. Diciamo a quei cretini anti-tutto di smetterla, di vaccinarsi e … di tornare alla politica.
Qui sta la questione vera: dobbiamo tornare a guardare a domani, basta guardarsi il pisello e il suo equivalente, siamo anche un po’ troppo panciuti per farlo; guardiamo al futuro, facciamo politica, ma politica vera. Non si tratta di Dibba, né di Giggino o di ‘Conte pochette’ e nemmeno di Renzi. Cerchiamo di essere seri, le forze ci sono se è vero come è vero che in piazza San Giovanni, alla manifestazione di sabato dei sindacati confederali Cgil Cisl e Uil, c’erano duecentomila persone … ma quella forza enorme va guidata, preferibilmente da persone serie.
Guardiamo ai problemi veri, alla dichiarazione di guerra (anzi, di vittoria) del padrone delle ferriere, Carlo Bonomi, che dice «Non possiamo permettere che la politica blocchi il processo delle riforme o ne rallenti il percorsoDobbiamo impedire una simile deriva: questi sono i metodi di una vecchia politica che si legittima solo attraverso la contrapposizione». Mi fido di Marco Travaglio, vedete non sono pregiudizialmente contrario, mi fido che la sua citazione sia corretta e dico: attenti, questa è la vera battaglia da combattere, qui sta il vero punto: vogliamo procedere sulla realtà, su una strada di razionalità e di prospettiva? Questo è il terreno scelto dai ‘padroni’ (sono tornati, sì) e quindi siamo ad una svolta. Quella frase, chiariamo bene, quella è un tentativo di colpo di Stato; quel padroncino delle ferriere va cacciato via, ma bisogna dare una alternativa!
Non è vero e non credo che Mario Draghi sia lì a sostenere il neo-caimano, ma per spostarlo verso il rinnovamento e il progresso bisogna fare politica e fargliela sentire a Draghi e al caimano-bis. Bisogna fare proposte e operare, quei duecentomila contano per il triplo e di più. Ma se continuiamo ad attardarci sul green passe e fesserie del genere, costringiamo, sì, costringiamo Draghi ad essere d’accordo col padrone delle ferriere, per fare le riforme che interessano a lui e ai suoi vari caimani.
Draghi ha un compito tremendo: rimettere in carreggiata il Paese e il suo popolo. Può farlo in due modi: come il padrone delle ferriere, o nell’interesse del popolo e del progresso democratico. Non dipende solo da lui, dipende da noi, ma il tempo è pochissimo. L’alternativa al caimano esiste, era in piazza a San Giovanni, ma solo se trova, elabora una strada serve, altrimenti il caimano la ributta indietro. Certo, finché sul palco che fu di Berlinguer, ci saranno, gomito a gomito, Conte, Giggino, Letta, Taverna ecc., stiamo freschi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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