mercoledì, Giugno 16

L'influenza dei militari in Venezuela field_506ffb1d3dbe2

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Hugo Chávez, nel suo ultimo discorso pubblico, pronunciato l’8 dicembre prima dell’ultimo, infruttuoso viaggio verso Cuba per curare la lunga malattia che presto lo avrebbe ucciso, intonò dinnanzi alle telecamere l’inno del suo ex-reparto delle forze armate, quello dei carristi. Un fatto non casuale, dato che l’ex Presidente del Venezuela non ha mai dimenticato la sua carriera militare, ed anzi, ha fatto del linguaggio militaresco un tratto distintivo non solo della sua figura politica, ma dell’intera parentesi storica della Rivoluzione Bolivariana.

Una parentesi che deve ancora chiudersi, durante la quale le Forze Armate, dalle quali l’ex Tenente Colonnello ha mosso i primi passi nell’establishment venezuelano, hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nella vita pubblica del Paese. A spiegare questa crescente influenza dell’Esercito, oltre alla provenienza dalle sue fila del leader della rivoluzione bolivariana, c’era anche la chiara volontà del Comandante di trasformarlo in un apparato politico e organizzativo, tanto da renderlo rilevante almeno quanto il suo primo partito, il Movimiento Bolivariano MBR-200. L’MBR era peraltro costituito da ex cadetti dell’Esercito, e la nuova dottrina che lo animava, il bolivarismo, era stato elaborato proprio da Chavez e dai suoi compagni d’arme.

A partire dal 1998, anno in cui Chávez vinse le sue prime presidenziali, fu inaugurato un nuovo corso che configurava l’Esercito come una forza di intervento sociale, ossia ne spostava il baricentro operativo verso ambiti civili. Quella che qualcuno ha definito ‘politicizzazione dei militari’, e qualcun altro ‘militarizzazione dei politici’, sancita peraltro dall’articolo 328 della nuova Costituzione Bolivariana voluta dall’ex Presidente, che prevede un ruolo attivo delle Forze Aramate nello sviluppo nazionale. Non a caso, il funerale del Comandante è stato celebrato, lo scorso aprile, presso l’Accademia Militare, nonostante la prassi prevedesse l’Assemblea Nazionale come luogo per l’estremo saluto.

In quell’occasione, il Ministro della Difesa, Diego Molero, scatenò una certa polemica quando dichiarò che i chavisti avrebbero ‘dado en la madre’ ai fascisti alle prossime elezioni, poi vinte proprio dal PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela) e dai suoi alleati. L’espressione, che si può tradurre con un ‘li stenderemo, e l’epiteto di fascisti rifilato all’opposizione, non furono graditi dal principale partito concorrente, la MUD (Mesa de la Unidad Democratica), riaprendo una vecchia polemica sulla (pre)potenza dei militari nelle questioni civili. Una polemica che ancora oggi si ripresenta nel dibattito pubblico venezuelano.

Nei quindici anni di Governo chavista, una ricerca effettuata dal sociologo Guzmán Pérez, esperto in storia militare venezuelana, ha stimato che ben 1614 militari o ex appartenenti alle Forze Armate hanno occupato o tuttora occupano ruoli nell’Amministrazione pubblica del Paese, partendo dai comuni per arrivare all’Assemblea Nazionale, passando per consolati e ambasciate. Basti pensare che più della metà dei Governatori di Stato e un quarto dei membri dell’Esecutivo è composta da militari ritirati, appartenenti per la stragrande maggioranza agli ufficiali del fallito coup d’etat del 1992.

Nel corso dei suoi primi otto mesi di Governo, Nicolas Maduro, successore designato di Chávez, ha di fatto portato avanti l’opera del Comandante, dato che ben 368 delle nomine o elezioni di personaggi legati al mondo militare sono arrivate sotto il Governo del nuovo Presidente.

Secondo Pérez, intervistato dal quotidiano ‘El Nacional‘, ‘Maduro è uno strumento del braccio armato dello Stato, fondamentalmente dell’Esercito’. Per lo studioso, la storia della militarizzazione del Venezuela ha radici lontane, che conducono fino ai primi decenni del novecento, quando il Generale Juan Vicente Gómez dettava legge in Venezuela. Un’eredità, quella del ‘gendarme necessario’, che si è manifestata nuovamente nella figura e nella storia personale di Chávez. Ora, secondo le tesi di Pérez, la connessione, ed anzi la subordinazione, del potere politico a quello militare caratterizzano la struttura di potere a Caracas.

Un elemento che sottolinea l’importanza del ruolo dei militari nella vita della Repubblica è la supervisione dell’Esercito sul processo elettorale. I militari sono incaricati del trasporto delle schede e della sicurezza del processo elettorale, all’interno del Piano Repubblica.

Per quanto sia impossibile affermare che il Venezuela sia uno Stato militarizzato, i legami tra Forze Armate e politica rappresentano un importante elemento nella vita pubblica del Paese, in netto contrasto con le tendenze degli altri Paesi sudamericani, che negli ultimi anni hanno visto il rafforzamento dei settori civili.

Tra le alte gerarchie delle Forze Armate, ci sono diverse fazioni, che trovano espressione nella vita politica del Paese. Maduro è certamente appoggiato da una cerchia militare, così come Diosdado Cabello, Presidente dell’Assemblea Nazionale, nonché compagno d’armi di Chavez fin dal colpo di Stato fallito del 1992. Quest’ultima è la più intransigente, nonché la più legata a Cuba come modello di organizzazione statuale.

L’influsso cubano all’interno dell’Esercito venezuelano non va sottovalutato, dato che nel corso del quindicennio chavista il numero di consulenti militari provenienti da Cuba è cresciuto notevolmente. Tanto da causare una spaccatura tra filocastristi e nazionalisti. I secondi vedono con fastidio l’ingerenza cubana nelle faccende venezuelane. Maduro sarebbe appoggiato proprio dai cubani, che lo aiuterebbero, con la loro abilità in attività di intelligence e spionaggio, a mantenere la propria influenza sugli avversari.

Diversi analisti hanno sostenuto che in Venezuela i legami confusi tra politica e armi rischiano di garantire ai militari un’impunità che minaccia la sicurezza dei cittadini. La scorsa estate l’associazione Provea, che si occupa di diritti umani, ha dichiarato tramite un comunicato che solo tra maggio e luglio le Forze Armate si sono macchiate di ben otto violazioni del ‘diritto alla vita’, mentre nel corso del 2012 ben 164 persone sono state uccise dall’Esercito. Una escalation che sembra confermare le preoccupazioni dell’opposizione, ma che i sostenitori del Governo tendono a minimizzare.

Riguardo al ruolo dei militari nella società, all’interno del chavismo erano presenti due correnti di pensiero, una a favore del loro ridimensionamento, un’altra a favore di un maggiore coinvolgimento. Con l’avvento di Maduro, un leader con un passato non direttamente legato alle Forze Armate,  si ipotizzava che la prima corrente avrebbe prevalso. Invece, come si diceva, il Governo ha seguito il trend instaurato da Chavez. Con la differenza che, mentre il Comandante aveva l’influenza e l’autorità per controllare le diverse fazioni -i castristi, i nazionalisti, i pragmatici e gli idealisti- il suo successore sembra più debole ed esposto, più controllato che controllore.

Nonostante in campagna elettorale Maduro avesse puntato su un progetto di riforma della Polizia che diminuisse il ruolo dei militari nell’ambito della pubblica sicurezza, da quando è stato eletto il Presidente ha basato la sua azione sul Piano Patria Sicura, che sostanzialmente prevede l’utilizzo dell’Esercito per contrastare la criminalità montante nel Paese, uno dei più insicuri, dato l’alto tasso di omicidi, furti e rapine  -è di queste ore la decisione di dimissioni di massa del Governo sull’onda dell’indignazione popolare per l’omicidio dell’ex Miss Venezuela, Monica Spear Mootz, e di suo marito, Thomas Henry Berry, durante una rapina. Una serie di sostituzioni al vertice di Istituzioni che si occupano di pubblica sicurezza, come quello dell’attivista per i diritti umani Pablo Fernandez a favore dell’ufficiale della Guardia Nazionale Ildemar Soto a capo della Mision a Toda Vida Venezuela, hanno confermato il cambio di strategia. Le dimissioni di tutti i Ministri di queste ore si inseriscono nella decisione di Esecutivo e opposizione di unire le forze, aprire un Gabinetto di crisi e predisporre un piano di emergenza contro la criminalità dilagante -nel 2013 si sono registrate quasi 25 mila morti violente nel Paese.

La tendenza sembra essere quella di un rafforzamento dell’influenza dei militari nella vita pubblica venezuelana insieme, e di conseguenza, con il monopolio chavista sulle istituzioni. Un connubio che per ora si mantiene apparentemente equilibrato, ma che in qualsiasi momento potrebbe rivelarsi esplosivo. Con la crisi economica in atto il trend militaresco potrebbe manifestarsi in modo ancora più marcato, dato che le Forze Armate si farebbero garanti della sicurezza in caso di sollevamenti o contrasti intensificati tra le forze politiche. Con quali esiti e ripercussioni, rimane un’incognita.

 

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