venerdì, Maggio 7

Lineasette, ceramica anticrisi nata nel garage Intervista a Giuseppe Bucco, uno dei 'matti' fondatori di Lineasette

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Nonostante una scelta stilistica e materiali fuori dalla tradizione, siete all’interno di un distretto famoso per la ceramica.

Sì, abbiamo gli uffici a Marostica e produciamo tutto internamente a Nove, anche se nessuno dei due proviene da famiglie di ceramisti (i nostri genitori erano muratori). Abbiamo sempre lavorato qui, ma cercando di differenziarci. A partire dalla scelta commerciale.

 

Cioè?

Fin dall’inizio abbiamo escluso grossisti e distributori, lavorando direttamente con il dettaglio. I nostri prodotti sono venduti in piccoli negozi, cui diamo l’esclusiva, sempre curando il servizio, la confezione e tutto ciò che può aiutare il nostro cliente. Ad esempio, pur vendendo anche online, diamo sempre una percentuale al negozio e facciamo in modo che chi ha acquistato lo conosca e vada là, visto che i prezzi sono uguali. Il cliente va rispettato. E alcuni, ritengo anche per questo, lavorano con noi dal 1980. È vero, hanno le loro esigenze, ma sono quelli che danno continuità all’attività. Noi diamo da mangiare a loro e loro a noi. Ed è una scelta anche meno rischiosa rispetto ad affidarsi a pochi clienti: Se chiude un negozio il contraccolpo è minore rispetto a se fallisce un grossista o se va in crisi un mercato.

 

A proposito di mercati, vendete anche all’estero?

Il nostro mercato è all’80 per cento italiano, ma facciamo fiere e abbiamo anche punti vendita all’estero. Sempre, però, piccole attività. Per quanto riguarda le aree vendiamo in Estremo Oriente, Russia, Francia, Germania, un po’ in Medio Oriente e anche Cina. Recentemente sono rimasto stupito dall’ordine di un cliente greco. Purtroppo non abbiamo una struttura adeguata, ma vorremmo replicare all’estero quello che siamo riusciti a fare in Italia.

“Mariposa” farfalle bianche e nere

Siete un esempio di Pmi veneta, nata negli anni del boom. Questo modello funziona ancora?

Per noi ha funzionato fino adesso. Il difficile, ora, è vedere chi porterà avanti l’attività, perché i figli non sembrano interessati al momento e i giovani sono poco attratti da un settore che viene considerato in crisi. Fino a qualche anno fa era tutto incentrato su noi fondatori, ma è necessario valorizzare anche altre persone. Vogliamo fare un ulteriore salto di qualità e servono investimenti e mentalità nuova.

 

A proposito di altre persone, vi avvalete anche di altri artisti?

Sì, uno è Angelo Spagnolo, che è fisso, ma collaboriamo anche con molti giovani, se rientrano nella nostra filosofia. È positivo anche per noi confrontarci. Non abbiamo invece mai lavorato con grandi nomi, perché vogliono imporsi e ritengo che un’azienda debba avere una continuità e una riconoscibilità, non snaturare il proprio modo di essere, altrimenti il cliente va in confusione.

 

La vostra filosofia riguarda anche l’azienda però.

Fin dall’inizio abbiamo voluto che gli orari venissero rispettati, perché si può fare un’ora o due di straordinari, ma al di fuori dell’azienda c’è la famiglia, ci sono altre cose. Non si vive solo per lavorare. E da statuto non possono entrare parenti, perché abbiamo visto troppe imprese scoppiare per dissidi dovuti a questo. Si potrebbe modificare nel caso dei figli, ovviamente, per dare continuità.

 

Siete riusciti a tenere il mercato finora, qual è il segreto?

La ricetta, almeno per me, è, di fronte a un problema, a una crisi, chiedermi: ‘Cosa mi insegna? Come mi aiuta a capire dove posso andare?’. Farlo insomma diventare un elemento positivo per una spinta in avanti. Se tutto va bene è automatico adagiarsi. Se invece devi rimetterti in discussione puoi deprimerti; aspettare che le cose cambiano, ma il mondo non torna indietro; o vedere positivo. Io scelgo l’ultima. Infatti non abbiamo sentito la crisi e rispetto a cinque anni fa non solo abbiamo mantenuto il personale, ma l’abbiamo aumentato. E non abbiamo mai fatto politica di prezzo, cercando di abbassarlo. Abbiamo sempre mantenuto quello che era giusto, continuando a rivolgerci ad un mercato medio-alto, la fascia che ha accusato meno le difficoltà. Ad aiutarci nella programmazione, poi, è stato il fatto di aver diviso uffici e fabbrica. Fin che sei concentrato sulla produzione non riesci a pianificare e pensare a strategie commerciali.

 

Progetti per il futuro?

A parte le nuove collezioni, siamo interessati ad affrontare il settore bagno, con problematiche tecniche diverse, ma sempre nel nostro stile, che è qualcosa che manca. E come dicevo vorrei riuscire a replicare quello che abbiamo fatto in Italia anche in Paesi esteri. L’ideale sarebbe in Europa, ma ormai tutto il mondo è dietro l’angolo.

Lineasette - Omaggio a Matisse 2

 

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