domenica, Settembre 26

Linea tedesca per l’Unione Bancaria field_506ffb1d3dbe2

0

 draghimerkel

Dopo la riunione avvenuta nel corso della notte tra i Ministri delle Finanze dei Paesi membri, l’unione bancaria europea sembra indirizzata ad una concreta realizzazione. Il vertice, durato oltre dodici ore, ha infatti trovato un accordo per la creazione di un’agenzia dedicata alle procedure di liquidazione delle banche in fallimento, per cui verrà anche stanziato un fondo comune. La decisione ha comunque dimostrato una volta di più il peso di Berlino nelle vicende europee seguite alla crisi del 2008, visto che si conforma alle strategie di Wolfgang Schäuble, fresco della conferma al Ministero delle Finanze nel terzo Governo di Angela Merkel. Saranno gli Stati membri coi propri settori finanziari a decidere delle liquidazioni, e non un centesimo del Meccanismo di Stabilità Europea (MES) sarà destinato al salvataggio delle banche, come ha dichiarato espressamente lo stesso Schäuble.

In altre parole, Berlino è riuscita ad evitare che i propri contribuenti paghino per i dissesti finanziari di altri Paesi. Una vittoria ottenuta concedendo il necessario alle posizioni dei Paesi mediterranei, guidati dalla Francia. Ciononostante, il transalpino Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno ed i Servizi ha dichiarato su Twitter che si tratta di «un giorno memorabile». E di «risultato storico» ha parlato anche il Ministro italiano Fabrizio Saccomanni, mentre per Schäuble si tratta del raggiungimento dell’«ultimo pilastro per l’unione bancaria». Il passaggio conclusivo sarà l’approvazione da parte del Parlamento Europeo entro il prossimo aprile, quando scadrà l’attuale legislatura.

L’accordo sembra anche aver sospeso momentaneamente l’attenzione di Bruxelles agli accidentati rapporti con Kiev, che però è tra i temi toccati in giornata dal Presidente russo Vladimir Putin durante la sua principale conferenza stampa dell’anno. Con riferimento all’annunciato sconto sul prezzo del gas ed all’acquisto di titoli ucraini per 11 miliardi di euro, Putin ha sostenuto che non c’è alcun collegamento alle proteste di queste settimane: «dobbiamo aiutare un Paese fratello, un popolo fratello, lo dico senza ironia», le parole del Presidente. Il quale ha anche detto che per Mosca l’Accordo di Associazione tra Kiev e Bruxelles non costituisce un problema, benché la Russia intenda tutelare il proprio mercato.

Inoltre, Putin ha manifestato l’intenzione di concedere la grazia a Michail Khodorkovskij, l’ex oligarca in prigione da dieci anni, una scelta che giunge in seguito al voto della Duma per scarcerare gli attivisti di Greenpeace e Pussy Riot. A metà tra rassicurazione e minaccia, invece, la posizione sul possibile dispiegamento di missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, al confine con Polonia e Lituania. Mosca non avrebbe ancora preso una decisione definitiva, ma non è esclusa una «reazione» al progressivo dispiegamento di armi strategiche statunitensi nell’Europa orientale, avvertite come una minaccia al proprio arsenale atomico.

Una minaccia concreta è invece quella affrontata dal Governo di Salva Kiir in Sud Sudan, dopo che fonti militari hanno annunciato la conquista della città di Bor da parte dei ribelli vicini all’ex Vicepresidente Riek Machar. Lo scontro, che assume tratti tribali (Kiir appartiene al gruppo Dinka, Machar a quello Nuar) è già costato la vita ad oltre 500 persone e sta allarmando anche gli Stati confinanti, che premono per una soluzione pacifica: un team di mediatori dell’Unione Africana è già giunto nel Paese per incontrarsi con Kiir. Coinvolte nel conflitto anche le società petrolifere operanti in Sud Sudan, tra cui la governativa cinese CNPC, l’indiana ONGC Videsh e la malese Petronas.

È drammatica anche la situazione appena al di là del confine occidentale, come confermano le stime di Amnesty International, per cui sarebbero più di mille le vittime in soli due giorni di rappresaglie musulmane a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana: un dato che si inserisce in un più ampio contesto di crimini contro l’umanità. Dopo aver attirato l’intervento militare francese, il conflitto interno scatenatosi in seguito all’offensiva delle milizie cristiane il 5 dicembre ha ora mobilitato anche Washington. L’Ambasciatrice statunitense presso le Nazioni Unite, Samantha Power, è infatti atterrata in giornata per lanciare un messaggio che lei stessa ha definite «chiaro e semplice»: sebbene al momento non siano previste operazioni sul territorio, gli Stati Uniti stanno tenendo d’occhio la situazione.

Proprio la sorveglianza statunitense è stata al centro delle analisi di un gruppo di esperti convocati dal Presidente Barack Obama. La raccomandazione che ne è uscita conferma la necessità di limitare e riformare la National Security Agency (NSA), soprattutto nelle modalità di raccolta dei dati telefonici degli utenti statunitensi, di spionaggio ai danni di leader esteri e di prevenzione verso possibili attacchi cibernetici dall’estero. Il suggerimento principale riguarda possibili restrizioni giudiziarie all’accesso dei dati da parte degli analisti, il che costituirebbe la prima vera limitazione alle facoltà dell’NSA dall’11 settembre 2001.

Nel frattempo, la diplomazia statunitense si trova davanti ad un incidente diplomatico con le autorità indiane, dopo che Devyani Khobragade, Vice Console Generale negli Stati Uniti, è stato tratto in arresto a New York per irregolarità riguardanti il visto per una sua collaboratrice domestica: l’accusa è di aver violato le leggi sul lavoro pagando quest’ultima meno di quanto stabilito dalla legge. L’arresto ha causato indignazione in India, dove politici locali hanno boicottato una visita da parte di parlamentari statunitensi e le autorità hanno minacciato il ritiro dei privilegi ai diplomatici statunitensi.

Atene ha invece sospeso l’assegnazione di fondi pubblici al partito di estrema destra Alba Dorata, in seguito al voto del Parlamento greco, che si è espresso per la misura con una schiacciante maggioranza: 241 contro 26. La decisione segue una legge approvata ad ottobre, per cui non possono essere finanziati dallo Stato quelle formazioni i cui leader o un decimo dei deputati siano implicati in attività criminali o terroristiche. Ciò ha reso il voto parlamentare controverso in quanto considerato prematuro: benché 9 deputati neonazisti su 18, tra cui il leader Nikolaos Michaloliakos, siano sotto processo per associazione criminale, un verdetto conclusivo non è ancora stato emesso. Tuttavia, Alba Dorata, che nei sondaggi pare avere un consenso dell’8,9% della popolazione, dovrà ora rinunciare ai suoi 873.000 euro.

È invece il capo della polizia di Istanbul, Hüseyin Çapkın, a pagare per gli arresti effettuati due giorni fa nell’ambito di un’inchiesta contro la corruzione e che hanno riguardato 52 persone vicine al Governo di Recep Tayyip Erdoğan. Proprio il Primo Ministro turco ha parlato di un’«operazione sporca» contro il suo Esecutivo, un’accusa che si fonda nello scontro interno al suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, che vede contrapposti i sostenitori dello stesso Erdoğan e quelli dello studioso Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti. I secondi, infatti, vanterebbero influenti connessioni proprio nelle istituzioni giudiziarie e nella polizia.

Sono invece cadute le accuse di corruzione rivolte ai figli dell’ex Presidente egiziano Hosni Mubarak. Proprio mentre Mohamed Morsi è stato accusato di aver cospirato con Hamas per la destabilizzazione del Paese, il Tribunale penale del Cairo ha assolto Gamal e ‘Ala’ Mubarak, oltre all’ex Primo Ministro Ahmad Shafiq, dall’accusa di aver ottenuto a prezzo di favore alcuni terreni nel 1995. Mentre i figli di Mubarak erano detenuti dall’aprile del 2011, Shafiq risiede all’estero e potrebbe ora tornare per riprendere la propria carriera politica, interrotta in seguito alle elezioni del 2012, quando fu sconfitto al ballottaggio dallo stesso Morsi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->