sabato, Settembre 18

L’Indonesia alle prese col fondamentalismo in casa propria Secondo una recente ricerca sociologica, uno studente su 4 in Indonesia vedrebbe di buon occhio l'instaurazione di un Califfato

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L’Indonesia è territorio a metà tra la piena appartenenza al moderatismo religioso, ad una ampia inclusività nazionale e la sua anima più oltranzista che spesso fa capolino nella vita sociale e culturale del vasto Paese Sud Est asiatico.

La Nazione musulmana più popolosa al mondo è anche di diritto tra le primissime potenze economiche – soprattutto produttive – al Mondo. E questo le consente di poter dialogare, ricevendo rispetto e particolare attenzione nell’ascolto, sia da parte delle Nazioni occidentali, dalle potenze economiche globali sia dai Paesi di estrazione islamica in tutto il Pianeta. Ha pagato il proprio tributo di sangue causato da attentati delle frange estremiste globali, avendo oltretutto pari problema anche a causa di componenti nazionali affiliate ad al Qaeda ed all’ISIS e quotidianamente opera sia sotto forma di intelligence per prevenire potenziali futuri attentati sia sul piano culturale cominciando ad agire già dalle classi delle Scuole primarie, oltre che nei centri di preghiera, nel mondo dell’associazionismo ed in varie agenzie nazionali pubbliche e private.

A fronte di tutto questo, quindi, fa specie e crea un qualche sgomento verificare che la strada per mantenere in essere e proteggere il cosiddetto «moderatismo» in casa propria sia sempre un soglia fragile in termini di difesa e che sia sempre tanto il lavoro da fare, spesso compromesso con poco, come accade adottando un linguaggio che parla al «ventre molle» del fanatismo e che questo «poco» rimetta in discussione tutto il lavoro fatto prima. Una recente indagine statistica condotta in Indonesia da parte di istituti di ricerca statistica e sociologica, ha messo in evidenza che circa il 20 per cento degli studenti delle Superiori e tra gli universitari ritiene che in Indonesia – ribadiamo la Nazione musulmana più popolosa al Mondo e che è governata da una Democrazia eletta – vada sostenuta l’instaurazione di un Califfato.

Finora l’Indonesia ha acquisito una immagine di grande credibilità, a livello internazionale, nella sua forma di Paese connotato da grande tolleranza religiosa, anche a fronte di movimenti religiosi e ideologici islamici spesso avvezzi ad un linguaggio verbalmente muscolare, soprattutto nei contesti pubblici e nella società indonesiana, anche e non solo attraverso i media. Molti indonesiani praticano una forma moderata di Islam e l’intero e vasto Paese vede al suo interno numerose minoranze religiose quali Hindu, Cristiani oltre a numerose persone che ancor oggi aderiscono a forme religiose autoctone, arcaiche, ancestrali, tradizionali. Anzi, la diversità religiosa e la tolleranza sono tratti consustanziali della Carta Costituzionale indonesiana.

Questa ennesima ricerca sociologica condotta sul tema, getta una luce alquanto sinistra sullo stato delle cose in termini di aspettative estremiste in ambito religioso ma anche in ambito sociale in Indonesia, in quanto attraverso la Sharia, il contesto religioso e quello del governo della cosa pubblica si avvicinano molto più l’un verso l’altro rispetto a quanto accade in un contesto dove la politica, la società e il ri-disegno religioso della vita pubblica (ma anche privata) sono strettamente definiti e sanciti nella Costituzione così come nella prassi del convivere democratico quotidiano.

La ricerca in oggetto, condotta da una organizzazione che ha sede a Jakarta, ha sottoposto a indagine sociologica 4.200 studenti musulmani, nella gran parte dei casi in scuole di alto rango e reputazione e Università nell’Isola di Giava, ovvero la casa di almeno metà della popolazione nazionale. Ebbene, secondo questa ricerca, almeno uno studente su quattro, secondo varie gradazioni, si è detto pronto a sostenere il «Jihad» per poi passare alla introduzione o creazione del Califfato. «Questo indica che gli insegnamenti basati sull’intolleranza hanno già fatto ingresso nelle università più prestigiose e nelle scuole medie superiori di maggior rango», affermano tra coloro che hanno somministrato i questionari per conto di Alvara, che ha condotto la ricerca sull’apparato scolastico di livello superiore in Indonesia. «Il Governo e le organizzazioni islamiche moderate dovrebbero intraprendere i passi più tangibili per anticipare la creazione di questi fenomeni ed essere presenti nei circoli studenteschi con linguaggi che gli studenti sappiamo comprendere con immediatezza e semplicità».

Il Governo – al momento – ha declinato di rilasciare il proprio parere – attraverso i propri portavoce ufficiali – su questo tema scabroso e molto delicato allo stesso tempo. Per comprendere meglio lo stato delle cose attuali, in questa materia, in Indonesia corre obbligo di ricordare che lo scorso anno i gruppi islamici più estremi hanno portato in strada masse notevoli di persone in protesta contro l’ex Governatore di Jakarta, un ruolo chiaramente di spicco e di grande rappresentatività politica e sociale in Indonesia, un ex Governatore di religione cristiana e che era stato accusato di aver insultato l’Islam. In questo modo, molto probabilmente, hanno bloccato del tutto qualsiasi aspirazione di Tjahaja Purnama nel volersi ricandidare per quel suo ruolo attraverso le elezioni dello scorso Aprile e successivamente è stato pure sottoposto a carcerazione per blasfemia. Una decisione che è stata fortemente criticata in vaste zone della società e del mondo della politica indonesiana e che è stata generalmente ritenuta del tutto ingiusta. Alcuni gruppi come Islamic Defenders Front FPI ancor oggi chiedono sia introdotta in via definitiva la Sharia in tutta la nazione e crede che i propri leader debbano essere solo musulmani.

La ricerca sociologica, i cui risultati hanno suscitato parecchie riflessioni, ha mostrato che nella gran parte dei casi gli studenti non sono d’accordo con l’instaurazione di un Califfato islamico così come hanno mostrato netto disaccordo sulla applicazione di alcuna forma di violenza. ma molti esponenti ufficiali, sia nel Governo sia nell’apparato dell’Istruzione in Indonesia, mettono in guardia sulla crescente influenza mostrata da parte di gruppi oltranzisti specialmente nelle università e nelle scuole primarie islamiche.

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