domenica, Giugno 13

Quelli che…l’indipendenza della Catalogna NON la vogliono Ecco le organizzazioni che danno voce a questa 'maggioranza silenziosa'

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I catalani vogliono o meno l’indipendenza? Di fronte alla forte mobilitazione dei secessionisti, i sondaggi segnalano un’opinione pubblica divisa e, secondo alcuni sondaggi, prevalgono coloro che vogliono rimanere in Spagna. Univoci sono i sondaggi sullo svolgimento del referendum: l’80% della popolazione catalana vuole votare, indipendentemente dal cosa intenda votare. La principale organizzazione che intende dare voce a questa ‘maggioranza silenziosa’ è Socied Civil Catalana (Scc). Fondata nel 2014, riunisce persone di diverso orientamento politico. Nel mese di marzo ha portato migliaia di persone in piazza a Barcellona, in una rara manifestazioni anti-secessione. «Puigdemont ha deciso di suicidarsi», ha detto il suo leader Mario Gomà, parlando del Primo Ministro catalano in una intervista concessa ieri a ‘El Pais’. «Noi dubitiamo che il referendum possa celebrarsi perchè trasgredisce ogni legge. E’ possibile che vi siano mobilitazioni, un simulacro», ha aggiunto.

Molti catalani contrari all’indipendenza dicono di tacere in pubblico a causa della forte pressione sociale per l’indipendenza. «Abbiamo paura, paura di perdere il lavoro, che ti insultino», racconta Xavier, avvocato 48enne di Barcellona, nato in Catalogna da genitori catalani. Essere a favore dell’indipendenza «va di moda», racconta, «chi lo mette in dubbio o si mostra scettico, viene tacciato da fascista o antidemocratico», basta un commento «per perdere gli amici». «Chi è a favore strilla molto, ma conosco molta gente contraria che dice di essere a favore per paura», dice Roser, una pensionata di 64 anni. Sotto Franco «c’era la repressione», ma «ora abbiamo la libertà. Possiamo parlare catalano». «La gente va in strada a gridare contro Rajoy e contro il re e non succede nulla. Però se vai in strada a gridare contro il Governo catalano o il partito indipendentista Cup vedi come ti tirano le pietre. Da che parte è la repressione?».

Sia Xavier che Roser sono del parere che la cosa migliore sarebbe un referendum legale concordato con la Spagna e accusano il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy di aver alimentato crisi. «Ha creato più indipendentisti lui che l’Erc», commenta Xavier, riferendosi ad uno dei partiti pro indipendenza. Secondo un recente sondaggio del Pais, l’82% dei catalani è a favore di un referendum legale e concordato.

La Societat Civil Catalana «vuole promuovere e diffondere la coesione e la convivenza nelle città della Catalogna e di queste con il resto degli spagnoli», si legge sulla pagina web. L’obiettivo principale è quello di mantenere la cultura catalana come parte della cultura spagnola nel suo intero. L’organizzazione è indipendente e non legata ad alcuna corrente politica; chiunque voglia unirsi a questo comune intendo, può farlo individualmente.

A questa organizzazione si aggiungono poi i partiti. Secondo Victor Solé, responsabile delle Relazioni Internazionali presso il Collegio di studi Politici e Sociali della Catalogna (COLPIS), sono diverse le forze che si oppongono al referendum. In Catalogna, e Spagna, uno dei partiti che si oppone all’indipendenza è ‘Cittadini’ (Ciudadanos), partito nato nel 2006 con un’agenda socialdemocratica e nazionalista spagnola, la cui volontà era quella  di riformare il sistema educativo catalano (che secondo loro deve insegnare meno catalano e più spagnolo). «E’ importante, a tal proposito, sottolineare che in Catalogna il sistema educativo, come quello spagnolo, insegna le materie tanto in catalano come in spagnolo, ma favorisce il catalano, in quanto  viene considerato ‘lingua propria’ della Catalogna dallo Statuto regionale». «Dal 2014 il partito ha intrapreso un cambiamento ideologico verso il liberalismo economico, senza dimenticare il nazionalismo spagnolo».

Anche il Partito dei Socialisti della Catalogna (PSC), socialdemocratico catalano, la sezione catalana del PSOE, Partito Socialista Operaio Spagnolo, il più antico del sistema spagnolo, si oppone all’autodeterminazione della Catalogna, come anche il Partito Popolare (Partido Popular), un partito conservatore dal forte nazionalismo spagnolo. «Anche se ha un fondo ideologico socialmente più moderato rispetto a quanto molta gente crede, l’agenda nazionalista del PP ha ‘penalizzato’ il partito in tutta la Catalogna, in quanto le dichiarazioni anti-migranti e quasi xenofobe dei suoi leader lo hanno fatto sembrare di estrema destra. Il PP è, in realtà, il partito spagnolo più potente, conservatore socialmente e liberale economicamente. Fu fondato da un ex-ministro di Franco, Manuel Fraga nel 1979, ed è un partito che non ha mai condannato il franchismo».

Anche ‘Catalogna Comune’, partito di sinistra ecologista, cui fanno parte anche ex comunisti, si oppone all’autodeterminazionedella Catalogna (anche se tanti dei suoi leader preferirebbero l’indipendenza). La Sindaca di Barcellona, Ada Colau, è la guru di questo partito. Dello stesso parere è anche ‘Podem’, la sezione catalana di Podemos, anche se, ad oggi, si trova in conflitto con la leadership di Podemos (ad esempio con Pablo Igleasias). Quest’ultimo è l’unico partito spagnolo che difende apertamente la necessità di riformare la Costituzione e di organizzare un referendum per la Catalogna; secondo questo la Catalogna è una Nazione dentro la Spagna, una Nazione di nazioni. Chi si oppone, infine, è la Sinistra Unita (IU), partito cardine degli antichi comunisti spagnoli, che oggi si trovano in coalizione con Podemos e difendono, quindi, le stesse cose. A livello internazionale, tutti gli Stati della comunità internazionale si oppongono alla secessione di una regione/Nazione che fa parte di uno Stato come la Spagna, e quindi, all’indipendenza catalana.

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