lunedì, Ottobre 25

L'India vuole politici imparziali 40

0

Modi india

La scelta di Modi e del nuovo governo, quella di cambiare i governatori di vari stati, come era prevedibile ha generato reazioni forti, sia nel partito del Congresso, sia da parte di alcuni osservatori imparziali. Nel 2004 – quando il governo guidato dal Congresso (coalizione United Progressive Alliance – UPA) ha sollevato molti governatori nominati dal precedente governo BJP (coalizione Democratic Alliance NDA), il BJP era in testa al coro dei critici. La questione fu girata alla Corte Suprema, che la risolse con una sentenza secondo me molto ambigua. L’affermazione che i governanti locali non dovrebbero cambiare quando cambia il governo centrale non negava infatti le premesse: un governatore riceve l’incarico ‘con il beneplacito’ del Presidente dell’India, cioè del governo del momento. 

Non mi addentrerò in sottili questioni legali, perché i governatori sono comunque nominati sulla base di considerazioni politiche. E non considero etico dare tutela giuridica a una nomina politica o perlomeno “schierata”. Uno studio condotto da Anand Walunjkar dimostra che oggi il 51 per cento dei governatori e vicegovernatori del Paese sono membri attivi del Congresso; il 6 per cento di loro sono uomini del Congresso prestati alla burocrazia; Il 40 per cento, ex burocrati; 3 su cento di loro provengono dall’ambiente militare. Ecco chi sono, uno per uno:

Andhra Pradesh-ESL Narsimhan, Funzionario di IPS, già direttore dell’Intelligence Bureau fino al 2006.

Arunachal Pradesh – Nirbhay Sharma, che dopo 40 anni nell’esercito è stato nominato membro della Commissione dell’Union Public Service.

Assam – Janaki Ballabh Patnaik, che fu primo ministro dell’Orissa tra 1980-1989 e 1995-1999.

Bihar-DY Patil, politico del Congresso del Maharashtra, noto per aver inaugurato molti istituti scolastici.

Chhattisgarh – Shekhar Dutt, funzionario di IAS, che si è ritirato da Segretario di Stato alla Difesa dell’India (proprio ora, mentre scrivo).

Goa – Bharat Vir Wanchoo, ufficiale IPS vicino alla famiglia Gandhi e che ha servito come direttore di SPG (Special Protection Group) nel 2004, per un periodo di due anni, che si è esteso fino al 2011.

Gujarat-Kamla Beniwal che ha tenuto molti dicasteri nei governi del Congresso nel Rajasthan.

Haryana-Jagannath Pahadia, ex primo ministro del Rajasthan tra 1980-81.

Himachal Pradesh – Ûrmilâ Singh, ministra del Madhya Pradesh fino al 2003; Ha anche lavorato come Capo del Comitato del Congresso in parlamento, nel periodo 1996-98.

Jammu e Kashmir – Narindar Nath Vohra, funzionario IAS e già segretario particolare del Primo Ministro IK Gujral, già Segretario generale del Sindacato Nazionale.

Jharkhand – Syed Ahmed, eletto 5 volte nel Vidhan Sabha del Maharashtra con altrettanti ticket del Congresso.

Karnataka-Hansraj Bharadwaj, che è stato ministro della Giustizia in UPA I.

Kerala – Shiela Dixit, ex primo ministro di Delhi

Madhya Pradesh – Ram Naresh Yadav che è entrato nel Congresso dopo un periodo da primo ministro dell’Uttar Pradesh, nel 1977-1979, per il partito Janata.

Maharashtra – K. Sankaranarayanan, che ha servito come ministro nel Kerala in diversi governi del Congresso.

Manipur – V.K. Duggal, funzionario IAS e già Sottosegretario al Ministero dell’interno

Meghalaya – KK Paul, funzionario di IPS e commissario di polizia a Delhi tra 2004-2007.

Mizoram – Vakkom Purushothaman, ministro del Kerala per il partito del Congresso e Relatore del Kerala nell’Assemblea legislativa nel 2001-04.

Nagaland – Ashwani Kumar, funzionario IPS e direttore CBI nel 2008-10.

Odisha – SC Jamir, quattro volte primo ministro del Nagaland, ha guidato il suo partito progressista United Democratic Front a fondersi con il Congresso.

Punjab – Shivraj Patil, ex Ministro degli Interni dell’Unione, dimessosi dopo gli attentati a Mumbai del 26 novembre 2008.

Rajasthan – Margaret Alva, ex ministro dell’unione e consigliere vicino a Sonia Gandhi. Già Segretario Generale del Congresso.

Sikkim – Shriniwas Dadasaheb Patil, ex funzionario IAS.

Tamil Nadu – K Rosaiah, ex primo ministro dell’Andhra Pradesh.

Tripura – Devanad Konwar, fedele al Congresso, da Assam.

Uttarakhand – Aziz Qureshi, ex ministro del Congresso nel Madhya Pradesh, negli anni ’70.

Uttar Pradesh – Banwari Lal Joshi, funzionario IPS, già molto vicino all’ex Primo Ministro Indira Gandhi. Si è dimesso sotto le attuali pressioni.

 

Inutile dire che sono tutte nomine del precedente governo UPA, che non hanno seguito le indicazioni della Costituzione che impongono di consultare gli Stati interessati. Due di queste indicazioni: 1) il Governatore dovrebbe appartenere a uno Stato diverso da quello nel quale è incaricato, per essere ‘super partes’ nelle questioni politiche locali; 2) per nominare il governatore ci vogliono consultazioni con il primo ministro dello Stato e il governo dell’Unione.

Cito un episodio del 2004: l’allora Ministro degli Interni Shivraj Patil contattò l’allora primo ministro del Tamil Nadu, Jaya Lalitha (che non faceva parte del governo centrale dell’UPA), per informarlo che il governo centrale aveva deciso di sollevare dal suo incarico il governatore del Tamil Nadu, Rama Mohan Rao, e di nominare il signor Surjit Singh Barnala al suo posto. Quando Jaya Lalitha ha sottolineato che il governo centrale non poteva prendere questa decisione senza consultarla, Patil ha risposto «questo è il modo in cui facciamo di solito queste cose!».

Patil, naturalmente, diceva il vero. Non era una questione che riguardava il Congresso o l’UPA; ogni governo centrale vorrebbe controllare gli uomini e le donne che sono incaricati come Governatori, né tollera che il ruolo sia occupato da partiti rivali. Facciamo qui riferimento alla cosiddetta “dottrina Mufti”. A quanto pare, nel 1990, il Ministro Mufti Mohammad Sayeed (V. P. Singh era il primo ministro) disse al presidente R. Venkatarman che con il nuovo governo centrale doveva anche cambiare il governatore, nei singoli Stati. La sua teoria era che il governatore dovesse essere “un uomo del governo centrale”. 

Dato che è sempre stato così, per anni, sarebbe davvero troppo attendersi ora che i governatori possano essere imparziali o non partigiani. Quasi tutte le loro decisioni nello Stato sono in sintonia con le posizioni del governo centrale in carica. Esistono casi in cui un governatore sviluppa una visione diversa, e allora il governo centrale gli toglie l’incarico. Nel 1992, l’allora governatore del Nagaland M. M. Thomas sciolse l’assemblea legislativa dello stato su consiglio del Primo Ministro, mantenendolo nel ruolo di “procuratore” fino a nuove elezioni. Il governatore accettò, nell’esercizio dei poteri di cui all’articolo 172 (2) (b). Ma il risultato scontentò il governo, così il governatore dello stato fu rimosso e vi si impose il controllo del Presidente.

Se ogni governo centrale ha abusato dei suoi diritti per quanto attiene il ruolo dei Governatori, il caso di quelli nominati dal Congresso è ancora più bizzarro. Molti di loro sono stati richiamati dalla Suprema Corte – e sono noti gli esempi di Buta Singh e Syed Sibte Rajvi, che hanno formato i governi di Bihar e Jharkhand negando la linea di NDA e a prescindere dalle maggioranze effettive. Il ruolo del governatore H. R. Bharadwaj del Karnataka, fu essenziale nel destabilizzare il governo BJP, così come quello del governatore Kamla Beniwal, Gujarat. Sia Bharadwaj e Beniwal hanno commesso grandi ingiustizie, operando praticamente come agenti del Congresso per destabilizzare il governo di BJP nei loro stati.

Il Congresso ha spesso nominato a leader del Congresso governatori molto attivi politicamente. Late Arjun Singh, già primo ministro del Madhya Pradesh nel 1985, fu inviato come governatore del Punjab, ma è tornato al suo stato come Primo Ministro, nel 1988. S. M. Krishna, ministro del Karnataka nel 2004, è stato nominato governatore del Maharashtra, da là si è spostato al governo centrale, come ministro degli Esteri, nel 2009. Sushilkumar Shinde, il primo ministro del Maharashtra, nel 2004 è diventato Governatore di Andhra Pradesh e da lì è diventato ministro centrale dell’Energia nel 2006. Ancora, abbiamo il caso dell’ex primo ministro di Delhi Shiela Dixit, nominato il governatore del Kerala a marzo, poche ore prima dell’applicazione delle nuove norme per le elezioni generali della sedicesima legislatura.

Arrivando alla conclusione, pongo prima di tutto la questione se i politici attivi debbano essere nominati al ruolo di governatori. La famosa commissione Sarkaria sulla giustizia, e in seguito la “Commissione nazionale per la revisione del funzionamento della Costituzione” (nel 2001), hanno indicato misure ragionevoli per avere governatori non di parte: la persona che si avvia a diventare Governatore dovrebbe essere nominata da un comitato composto dal Primo Ministro dell’India, dal Ministro degli affari interni, dal presidente della Lok Sabha e dal Primo Ministro dello Stato interessato; dovrebbe essere una persona che non abbia avuto una parte politica troppo importante in generale, soprattutto di recente; la sua permanenza in carica dovrebbe essere garantita per cinque anni e la previsione che il Governatore resti in carica “con il beneplacito del Presidente” dovrebbe essere cancellata e integrata dalla previsione di impeachment per il governatore (da parte del locale organismo legislatore) secondo le stesse linee che riguardano l’impeachment del Presidente da parte del Parlamento centrale; dopo aver lasciato il suo incarico, la persona nominata come Governatore non dovrebbe poter accedere ad altre nomine o uffici, o benefici economici né a livello centrale (Unione) né periferico (Stati) ad eccezione di un secondo mandato come Governatore o dell’elezione a Vice-Presidente o Presidente dell’India, a seconda dei casi; e alla fine del suo mandato, i benefit di quiescenza dovrebbero essere ragionevoli.

Se si determineranno le modifiche di cui sopra, l’ufficio del governatore riprenderà la dignità e l’integrità necessarie. Se il governo Modi intende comunque sostituire l’attuale gruppo dei governatori, allora deve rassicurare la nazione sul fatto che i sostituti non saranno i politici attivi del BJP che sono rimasti esclusi dal governo e che le loro nomine e incarichi seguiranno le regole della Commissione Sarkaria.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->