domenica, Luglio 25

L’India si allontana dall’Europa

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Neena Gill, eurodeputata laburista britannica mette a fuoco la mancanza di progressi nel dialogo EU-India che sembrava avviato invece a portare la più grande democrazia del mondo verso un vero partenariato volto a rilanciare l’innovazione e a favorire il commercio tra i due blocchi. Arnaldo Abruzzini, segretario generale di Eurochambres, ha messo il dito sulla piaga dell’istruzione e sulla necessità di attivarla e finanziarla per ridare all’Ue e all’India un posto di rilievo nel panorama mondiale. Altrimenti si rischia l’irrilevanza. L’occasione è stato un dibattito organizzato dall’European Policy Centre (ECP) a Bruxelles su “Innovazione e crescita economica” in cui vari esperti hanno messo a fuoco le loro esperienze e condiviso le delusioni per i mancati progressi in un dialogo che sembrava avviato verso sviluppi positivi.

Per Neena Gill, ritornata al Parlamento europeo dopo una pausa di 5 anni in cui ha svolto attività imprenditoriale negli Stati Uniti, “la mancanza di progressi” in un dialogo intenso che doveva concludersi con la firma di un Accordo di Libero Scambio (Free Trade Agreement) tra l’Unione europea e l’India “è stato veramente deludente”. Nella sua qualità di vicepresidente della delegazione per le relazioni con l’India del Parlamento europeo, e lei stessa di origine indiana, Neena Gill ha detto di aver dovuto purtroppo constatare “al mio rientro in Europa che l’India non è stata ad esempio inclusa nei programmi per l’innovazione che ricadono sotto il progetto “Horizon 2020” in cui 80 miliardi di euro sono destinati a favorire l’innovazione e la ricerca dell’Ue in collaborazione con numerosi altri paesi del mondo”. Il motivo? Secondo gli europei, l’India avrebbe fatto progressi sufficienti in questo campo da non aver bisogno dei fondi europei. “Mi risulta invece – ha osservato Gill – che il parlamento britannico ha pubblicato un rapporto secondo cui è nell’interesse dell’Ue (e quindi anche della Gran Bretagna) continuare a collaborare in progetti di sviluppo e innovazione con l’India e con la Cina”.

L’Unione europea sembra invece restia ad allargare la collaborazione anche ai giganti asiatici, ha osservato Gill, destinando i finanziamenti ad altri Paesi. Eppure da uno studio condotto dall’università giapponese Waseda, illustrato da Christoph Rademacher che lì insegna, risulta che nelle richieste di brevetti tra le tre grandi potenze asiatiche (Cina, India, Giappone), l’India arriva tristemente ultima. Nel 1985 il Giappone era ad un livello di 300.000 richieste annue, la Cina a livello zero. Nel 2008 il Giappone restava allo stesso livello (305.000) mentre la Cina era balzata a quota 650.000 richieste di brevetti. Nello stesso arco di tempo il livello delle richieste di brevetti dell’India passava da zero a poco più di 50.000. E tra coloro che richiedono brevetti in India figurano quasi esclusivamente compagnie europee o statunitensi (85%) e solo il 15% provengono da imprese indiane. Il motivo per cui le compagnie straniere presentano i brevetti in India è dovuto principalmente alle facilitazioni che si possono ottenere per operare poi nel paese in settori chiave come le telecomunicazioni o l’industria automobilistica.

“La collaborazione con l’India non è una strada a senso unico in cui l’Ue può decidere unilateralmente” avverte Neena Gill che auspica invece per il futuro la possibilità che ricercatori indiani possano lavorare a fianco di quelli europei “non per copiare quello che fa l’India ma per imparare”. Ma imparare cosa? Imparare quello che l’India può insegnare, e cioè quella che si potrebbe definire “l’innovazione frugale, cioè fare più con meno, per creare prodotti ‘frugali’ che possono diventare innovativi anche in occidente”. Il vantaggio sta nel loro costo perché si può innovare a prezzi contenuti e l’India può insegnarlo anche all’Occidente.

In India il problema non sono le idee, ha fatto osservare Philippe de Taxis du Poet, un esperto della Commissione europea – che ha partecipato al convegno in quanto responsabile degli affari internazionali e delle missioni per la crescita – spiegando che «in India il problema non sono le idee ma come trasformare le idee in azioni concrete. Ci sono una pletora di provvedimenti microeconomici ma non ci sono grandi riforme strutturali». E così il Paese resta indietro anche per i contrasti tra i 29 governi locali e lo stato centrale. E’ necessario quindi ricollegare il made in India all’Unione europea, sollecita Neena Gill, perché questo potrebbe diventare un grande valore aggiunto anche per l’Ue. Ma bisogna lavorare nell’ambito di programmi europei, rilanciando un’azione di coordinamento che ora manca e una partnership tra i due blocchi per evitare che gli Stati Uniti, come sta avvenendo, prendano il sopravvento e traggano profitto da questo “disamore” europeo.

E’ importante invece, per Neena Gill, che i Paesi dell’Ue ritrovino l’entusiasmo a lavorare insieme e “in questo ambito anche il dialogo con gli Usa può diventare un grande passo avanti, con la creazione di un triangolo Ue-Usa-India che potrebbe rafforzare le relazioni tra i tre blocchi”. A questo scopo è della massima importanza, sollecita l’eurodeputata britannica, rilanciare in Europa al più presto il progetto di un vertice con l’India. “C’è il rischio – avverte – che l’Ue sparisca dal radar dell’India” e sollecita le nuove cariche europee, dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker all’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza Federica Mogherini a rilanciare il dialogo con l’India mettendo in atto anche le loro relazioni personali con le autorità indiane.

Il vertice Ue-India a suo avviso si deve organizzare in tempi brevi, entro il primo semestre di quest’anno, ma, avverte “i vertici devono essere seguiti da azioni concrete e nel prossimo vertice dobbiamo fare di tutto perché ricerca e innovazione vi figurino tra gli argomenti di discussione più importanti” per cercare di trovare concrete soluzioni ad alcuni dei problemi più pressanti del momento. “Invece di costruire sulle solide basi che erano state gettate in passato tra l’Ue e l’India – ha concluso Neena Gill – abbiamo sperperato tutto il capitale accumulato. E’ giunto il momento di ricostruirlo”.

Una informazione nuova l’ha portata Arnaldo Abruzzini, segretario generale di Eurochambres, le Camere di Commercio europee, ricordando che nell’Ue si pensa che siamo al primo posto per innovazione e sviluppo tecnologico nel mondo. “Purtroppo non è cosi’ perché ci manca un elemento essenziale: l’istruzione”. Molta dell’istruzione fornita nell’Ue non è legata a scienza e innovazione, spiega Abruzzini, che avverte che nell’Ue non raggiungiamo neppure il primo livello. “E’ quindi importante che l’innovazione venga inclusa in tutti progetti europei – osserva Abruzzini – mentre per il momento si parla solo di scienza”. L’innovazione potrebbe dare all’Ue un vantaggio competitivo innegabile ma e’ necessario “che si trovi il giusto legame tra vantaggio competitivo e vantaggio collaborativo”.

Abruzzini ha ricordato infine che nell’accordo Ue-India del 2009 une delle decisioni era stata la creazione di un centro Ue –India, l ‘EBTC. Questo centro esiste tuttora e si occupa di offrire collaborazioni alle industrie dell’ambiente. Vengono finanziate le compagnie europee che che vogliono collaborare con quelle indiane, ma molte non sono state in grado di lavorare insieme per il disaccordo tra i due ministeri indiani incaricati dei progetti. Quindi il cofinanziamento con l’India non è andato avanti a causa di una visione “sclerotica”, non per mancanza di fondi. L’Ue riesce a finanziare con pochi fondi altre iniziative nel resto del mondo. Ma pare che il primo ministro indiano Narendra Modi non abbia più l’Unione europea nel suo campo visivo. Di conseguenza il cofinanziamento del progetto EBTC rischia di essere abbandonato dal governo indiano che intenderebbe devolvere quelle somme alla creazione di un incubatore esclusivamente indiano. E’ necessario quindi riaprire il dialogo. Ci riusciremo?

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