mercoledì, Agosto 4

L'India in Italia attraverso Firenze field_506ffb1d3dbe2

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Firenze– L’Italia si sta aprendo al cinema indiano e con ‘River to River’, il festival del cinema indiano che si svolge a Firenze da 15 anni a dicembre, dove la cultura indiana viene promossa attraverso la proiezione di film indiani e sull’India, viene la conferma.

Selvaggia Velo è l’ideatrice e la responsabile del Festival. Ho studiato a Firenze lettere con indirizzo musica e spettacolo, poi al Dams di Bologna, laureandomi con la tesi in drammaturgia. Ho sempre amato il cinema, che ora è diventato il mio lavoro, pur non avendo studiato nulla a riguardo, ma solo facendo esperienza diretta sul campo, ci racconta Selvaggia. “Sono stata in India per la prima volta più di 20 anni fa con la mia famiglia. Nel 1998, ci dice Selvaggia, “ho organizzato una mostra ‘I manifesti del cinema indiano’ a Firenze: erano grandi manifesti 6×3 dipinti a mano su tela”.
Nell’estate del 1999, durante gli eventi dell’estate fiorentina di quell’anno, la giovane fiorentina trovò “il budget per ospitare i pittori di quei manifesti a Firenze. Vennero e fecero un liveshow in cui dipinsero dei film italiani per essere riconosciuti dai più sempre su manifesti 6×3. Sotto la direzione dell’Estate fiorentina di Sergio Staino, un illustratore molto conosciuto. Per l’occasione un ristorante indiano fece da mangiare e proiettammo un film indiano in VHS. Nel 2000 “decisi di organizzare un festival di cinema indiano, che non esisteva nel mondo”. Nel 2001 nacque “la prima edizione di River to River, con l’idea di unire l’India, il cinema e di dedicargli un festival”.

 

Come ha iniziato a creare il festival River to River a Firenze?
Da subito mi misi in contatto con l’Ambasciata Indiana, creai un catalogo in modo che rimanesse traccia dell’evento, invitai un regista per avere una testimonianza e creare un rapporto più stretto col pubblico. Così creai qualcosa di nuovo in modo del tutto spontaneo e senza alcuna esperienza. Ma la voglia e la passione erano molto forti e mi spingevano là dove il ‘saper fare’ non arrivava. Negli anni il Festival è cresciuto. C’è un workingplan dietro, vuole promuovere un cinema di qualità. C’è una mission. River to River, quindi dall’Arno al Gange. Il fluire del cinema, della cultura, delle idee da un luogo all’altro. L’idea dell’acqua, importante per gli indiani, ma anche per i fiorentini ovviamente, perché l’Arno è un punto di riferimento fondamentale. Siamo arrivati alla 16° edizione, che si svolgerà a dicembre.

 

L’obiettivo ultimo di River to River?
L’obiettivo è quello di promuovere il cinema indiano tutto. Da un film rurale, che si svolge in una metropoli, ad un film di Bollywood, ma il tutto di qualità. Quindi un India a 360°. Proiettiamo cortometraggi, lungometraggi e documentari.

 

La rassegna di film come viene selezionata?
Di solito io vado in India una volta l’anno, dove rimango 5 settimane, questo a marzo. Incontro i registi, i produttori, gli attori, vedo film che non sono ancora finiti, poi li rivedo a Cannes, dove magari i film sono proiettati al mercato. Lì ne vedo alcuni che non sono ancora finiti.  Raccolgo i film, ora il festival è conosciuto quindi arrivano in modo spontaneo. Poi c’è un comitato di selezione, che, insieme a me, decide il risultato finale. Siamo attenti alla qualità dei film, degli interpreti e delle tematiche che si raccontano, perché non vogliamo ripetizioni. Per esempio cerchiamo di non duplicare le tematiche già presenti nei corti nei lunghi.

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