giovedì, Dicembre 9

L'India cerca un LOP Le polemiche per l'elezione del rappresentante dell'opposizione della Camera Bassa

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Mallikarjun Kharge India LOP

New Delhi Il primo braccio di ferro fra il partito del Congresso e il governo di NDA (National Democratic Alliance, coalizione di centrodestra – NdT) guidato da BJP si è svolto durante la prima sessione del 16° Lok Sabha (la camera ‘bassa’ indiana – o Casa del popolo – formata da rappresentanti eletti dalla popolazione – NdT). In discussione c’è il ruolo di “capo dell’opposizione” (LOP, Leader of the Opposition) della Camera Bassa, un ruolo che equivale a quello di un ministro del governo, inclusi i benefici, lo stipendio e le indennità. Il LOP è anche un importante incarico statutario, e partecipa a svariati organismi importanti, come i comitati che selezionano il CVC (NdT – primo commissario della vigilanza, una sorta di commissario anti-corruzione), il direttore del Central Bureau of Investigation (NdT – CBI, agenzia investigativa di primo livello, affine all’FBI americana), e i membri della Lokpal (NdT – ombudsman anticorruzione con pertinenza sul settore del pubblico impiego e della magistratura).

Si sarebbe potuto evitare il braccio di ferro se il Congresso avesse avuto 55 seggi nel Lok Sabha, cioè il 10 per cento del totale. Perché negli ultimi due decenni, o giù di lì, il principale partito di opposizione ha sempre potuto contare su questo numero di seggi. Ma il caso attuale è diverso, perché il Congresso controlla oggi solo 44 seggi, il suo minimo storico. I portavoce del Congresso affermano comunque che il requisito del 10 per cento non è obbligatorio, e che Mallikarjun Kharge guida il Congresso, che nel Lok Sabha è il più grande partito di opposizione, dunque è qualificato per ricoprire questa posizione.

Secondo la voce “stipendi e indennità dei leader dell’opposizione”, contenuta nella “Legge sul Parlamento, 1977”, il partito del Congresso potrebbe avere delle possibilità. La legge dice che «Leader dell’opposizione, in entrambe le Camere del Parlamento, indica il membro del Consiglio degli Stati o della Casa del Popolo che, secondo le condizioni al momento presenti, guida in quella Camera il partito di opposizione al governo e che conta sul maggior numero di appartenenti, condizione che deve essere riconosciuta dal Presidente del Consiglio degli Stati o dal presidente della Casa del Popolo, a seconda dei casi».

La legge spiega che «laddove esistano due o più partiti che si oppongono al governo, al Consiglio degli Stati o alla Casa del Popolo, e che vantino la medesima forza numerica, il Presidente del Consiglio degli Stati o il Presidente della Casa del Popolo, viste le condizioni, riconosce uno dei capi di questi partiti come leader dell’opposizione, per gli scopi indicati e con un riconoscimento da intendersi inoppugnabile e definitivo».

Ciò significa  che il funzionario che presiede la Camera, cioè il Relatore del Lok Sabha o il Presidente del Rajya Sabha, ha il potere discrezionale di accordare lo status di LOP. Alla fine, però, la questione non è così semplice. Nel corso degli anni, l’ufficio di presidenza ha pubblicato diversi “Orientamenti” per il buon funzionamento della Camera. Nell’ottava edizione della raccolta degli “Orientamenti”, pubblicata dal segretariato del Lok Sabha nel 2014, la numero 121 dice: “Nel riconoscere un partito o un gruppo parlamentare il Relatore tiene conto dei seguenti principi : 

(1) Un’associazione di singoli che si propone di formare un partito parlamentare –

    (A) deve aver annunciato, in occasione delle elezioni generali, un preciso orientamento ideologico e un programma parlamentare di lavoro sul quale deve aver riferito alla Camera;

    (B) deve disporre di un’organizzazione sia all’interno che all’esterno della Camera; e

    (C) deve disporre di una forza perlomeno equivalente al quorum prefissato per poter costituire una seduta della Camera, cioè di un decimo del numero totale dei membri della Camera stessa.

(2) Per formare un gruppo parlamentare, un’associazione di soggetti deve soddisfare le condizioni indicate nelle parti (a) e (b) della clausola (i) e contare su una forza di almeno 30 membri.”

Secondo gli “Orientamenti” suddetti, la posizione del Congresso è debole. Resta un dato di fatto che fino ad oggi, nella storia della democrazia parlamentare dell’India, non ci sia mai stato un LOP il cui partito avesse ottenuto meno del 10 per cento dei seggi del Lok Sabha, che ammonta a 55 unità. Non c’è da stupirsi se, fino al 17 dicembre 1969, in assenza di un partito di opposizione che avesse ottenuto almeno il 10 per cento dei seggi totali della Camera, l’India non ha mai potuto incaricare alcun leader dell’opposizione, un fenomeno che invece è normale in ogni altra democrazia parlamentare. Il dottor Ram Singh Subagh, che era parte del Congresso separatista (il cosiddetto Congresso O), forte di 60 membri dopo la scissione del Congresso che avvenne il 16 novembre 1969, è diventato il primo leader dell’opposizione nell’India indipendente.

Ma il fenomeno è durato poco e, ad eccezione del periodo 1977-1980, quando il Congresso era all’opposizione, nessun altro partito di opposizione è riuscito ad esprimere i numeri necessari per poter occupare un posto così eminente, che è stato reso equivalente allo status e ai vantaggi di un ministro del governo attraverso una legge speciale approvata dal sesto Lok Sabha. Solo dal 1989, quando i parlamenti cosiddetti ‘hung’ (cioè privi di partiti capaci di governare da soli, grazie a una maggioranza assoluta – NdT), sono diventati la norma, l’India ha potuto regolarmente eleggere i suoi LOP, anche se il caso del defunto Rajiv Gandhi – nel nono Lok Sabha (1989-1991) – dovrebbe essere esaminato a parte.

Nel 1990 il governo di Vishwanath Pratap Singh è caduto, a seguito del ritiro del sostegno di BJP, che ha condotto alla scissione di Janata Dal, il partito al potere. Allora si è insediato il governo (di minoranza) di Chandra Shekhar, con l’appoggio esterno del partito del Congresso, il cui leader Rajiv Gandhi era stato LOP durante il regime di V. P. Singh. Il Congresso era allora il singolo partito più grande, con 196 su 543 seggi totali. Rajiv Gandhi non volle lasciare il suo incarico, sostenendo che, non permettendo al governo Chandra Shekhar di cadere, il Congresso non aveva mai smesso di essere all’opposizione. La tesi del Congresso era che “il partito di opposizione” fosse quello che non era “al potere” o “al governo”.

Il Relatore dell’epoca – Rabi Ray –non era convinto di questa tesi. Nominò come LOP L. K. Advani, il leader del BJP, che aveva 86 membri alla Camera. In realtà, la decisione di Ray infastidì molti esperti costituzionalisti. Il loro punto di vista era che Ray non avesse affrontato la questione nel modo corretto, visto che era improprio aspettarsi che un leader di un partito con quasi 200 seggi potesse sedere nella Camera come un qualsiasi parlamentare mentre al leader di un partito molto più piccolo si riconosceva un ruolo di primo piano, inclusi pagamenti e competenze, poteri e priorità, solo perché aveva deciso di opporsi al governo. Il punto è che il potere di riconoscere il LOP compete al Presidente, e non può essere determinato solo contando i seggi. In ogni caso, in questa particolare occasione, sia Rajiv Gandhi che L. K. Advani e i loro partiti onoravano entrambi il requisito minimo dei 55 posti.

Infine, un’altra disposizione parlamentare indebolisce ancora di più la posizione del Congresso. È questa: “Legge del 1998 su leader e chief whip (sono ruoli di coordinamento che garantiscono l’attuazione della disciplina di partito – NdT) di partiti riconosciuti e gruppi parlamentari (strutture)”, entrata in vigore il 5 febbraio 1999. In questa legge, a meno che il contesto non suggerisca una diversa interpretazione: –

 (A) “gruppo riconosciuto”-

       (I) in relazione al Consiglio degli Stati, ogni partito che ha una forza non inferiore a quindici e non superiore a ventiquattro membri in seno al Consiglio;

      (Ii) in relazione alla Casa del Popolo, ogni partito che ha una forza di non meno di trenta e non più di cinquantaquattro membri della Casa;

 (B) “partito riconosciuto”, –

       (I) in relazione al Consiglio degli Stati, ogni partito che ha una forza non inferiore a venticinque membri in seno al Consiglio;

      (Ii) in relazione alla Casa del Popolo, ogni partito che ha una forza non inferiore a cinquantacinque membri della Camera. “

Seguendo questa disposizione, piuttosto vicina a quella dell’Orientamento numero 121, il Congresso non può pretendere di essere un partito politico riconosciuto in quanto tale nel 16° Lok Sabha. Dovrebbe essere declassato al rango di “gruppo politico”!

Questa è la realtà, e la scelta migliore per il governo Modi dovrebbe essere quella di apportare alcune modifiche alle regole, per permettere a Mallikarjun Kharge, il leader del più grande partito di opposizione nel Lok Sabha, di avere voce in capitolo nel processo di selezione del CVC, del capo del CBI, e della Lokpal. Come misura alternativa, si potrebbe anche proporre che, in assenza di un LOP nel Lok Sabha, il LOP nel Rajya Sabha fosse coinvolto nel processo di selezione. Ma se a Kharge fosse permesso di accedere a quel ruolo, comunque non potrebbe beneficiare dello stesso status, stipendio e vantaggi di un normale leader dell’opposizione, tutti benefici che spettano invece e regolarmente al suo collega di partito nel Rajya Sabha.

 

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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