giovedì, Giugno 17

L’India celebra l’anno del lusso field_506ffb1d3dbe2

0

Cosi l’Enciclopedia Treccani definisce il termine Lusso: “Sfoggio di ricchezza, di sfarzo, di magnificenza; tendenza (anche abituale, come tenore di vita) a spese superflue, incontrollate, per l’acquisto e l’uso di oggetti che, o per la qualità o per l’ornamentazione, non hanno una utilità corrispondente al loro prezzo, e sono volti a soddisfare l’ambizione e la vanità più che un reale bisogno…” o “La cosa stessa, o la spesa, che si ritiene superflua o comunque eccessiva (con questo sign., è spesso usato al plur.)…”.

L’India ha proclamato il 2014 l’anno del lusso, come riportato daThe Week. Così si può leggere su Wikipedia in inglese: «Tuttavia, (l’India) continua ad affrontare le sfide della povertà… Eppure, l’India è ancora appesantita dalla povertà apparentemente inflessibile, sia rurale e urbana…».

Ancora una volta la contrapposizione di quanto sopra mostra il vero volto del subcontinente indiano, mai unico, mai uniforme, mai che mostri una sola faccia ma sempre gli opposti. Qui sembra non si conosca la via di mezzo… e dire che è la storica terra nativa del Buddha. Affascinante e ripugnante, schietta e misteriosa, aperta e impenetrabile, rassicurante e inquietante tanto che a sentirne parlare da persone che, dopo averla frequentata, sono cadute in amore con lei, si ha l’impressione di aver di fronte dei pazzi. Una volta ne parlano in un modo, come qualcosa da magnificare, l’altra ne dicono peste e corna, mai che ve ne parlino in modo normale, in modo coerente. Queste, per quanto possa apparire strano, sono le persone che più conoscono il Grande Paese e che lo amano più profondamente.  

Anche per l’argomento di cui stiamo trattando, l’India ha i due opposti: lusso e miseria, la vita splendida di chi può concedersi i beni più costosi e la vita grama di chi non può concedersi il pane. Opposti che si fronteggiano in modo stridente. Cosa intendano per lusso gli indiani ce lo hanno sbattuto in faccia nel luglio dello scorso anno a Firenze per il matrimonio di Aradhana Lohia, figlia del magnate della plastica indiano Aloke Lohia (uno degli uomini più ricchi del mondo), e del nobile indiano Kevin Sharma che ha superato ogni aspettativa in termini di lusso, fasto, spettacolarità e, anche, di impatto economico sulla città toscana. 

Descrivere questo matrimonio non è lo scopo di questo scritto ma l’evento ci rimanda alla definizione di lusso data dalla Treccani e ci fa sottolineare che quanto li è stato speso in tre giorni per ambizione e vanità (8 milioni di euro) sarebbe stato molto più utile e poteva alleviare la sofferenza dei connazionali di Lohia per lungo, lungo tempo. Il matrimonio della cara figlia sarebbe stato ricordato per più lungo tempo e lei si sarebbe vista colmare dall’amore dell’intero subcontinente indiano. 

Il grande evento è comunque servito a dimostrare che il concetto di lusso è cambiato in modo evidente, se una volta con questo termine si intendeva poter centillinare una bottiglia di Dom Perignon o di Refosco Pantoni, o permettersi un gelato al cioccolato al Serendipity, oppure indossare un abito del centenario di Ermenegildo Zegna o un abito standard di Kiton per gli uomini, o il famoso abito della stilista inglese Debbie Wingham da 3 milioni di dollari, oggi il lusso è visto più come spendere per fare esperienze uniche che conquistarsi ben materiali. Il lusso non è più solo nel fatto di poter acquistare, di poter permettersi e avere la possibilità di scelta fra i più costosi beni al mondo, non è così oggi che la ricchezza viene misurata dal lusso. Inventare nuove storie e indulgere in esperienze altamente personalizzate, che includano marchi di lusso in tutti i settori dai viaggi all’ospitalità, alla moda, alle automobili tutti tesi a collaborare in modo attitudinale. Nel modo in cui il matrimonio di Firenze, che ha aperto l’anno indiano del lusso, ha ispirato. Gli otto milioni di euro sono stati spesi soprattutto per offrire agli ospiti un’esperienza straordinaria in cui i nomi dei marchi presenti si univano alle opere d’arte, agli angoli, agli scorci, ai teatri, alle piazze di una città meravigliosa per creare qualcosa di unico per tutti gli invitati.

Lo spostamento della definizione di lusso dal possesso di beni lussuosi all’arricchimento personale tramite esperienze è imposta da una crescente classe medio-alta indiana  che è il driver di questo cambiamento e di questa nuova crescita. Due conseguenze che si muovo in senso inverso si originano da tutto questo: la crescita della domanda di lusso in India non si limita all’afflusso di nomi internazionali nel mercato domestico ma sono le marche indiane che avendo preso più consapevolezza di se stesse si avventurano fuori e, in molti casi, si affermano all’estero.

Questo concetto di lusso integrato ha anche portato a un nuovo concetto di abitazione.  Torri alte 200 e piu metri, con più di 80 piani hanno cominciato a sorgere, Contengono appartamenti design con piscina privata e trampolino, mini teatro, parcheggio custodito, servizio di ambulanza aerea, all’interno supermercato, salone di bellezza, servizio di parcheggio, servizio di maggiordomo dedicato, servizi di cura degli animali e il servizio cuoco-on-call. Gli appartamenti misurano dai 275 agli 800 metri quadrati, con caratteristiche come controllo della temperatura individuale per ogni stanza e di un sistema di automazione domestica che permetterà ai residenti di controllare i dispositivi di casa attraverso i telefoni cellulari. I giganti immobiliari indiani, che collaborano con gruppi di ospitalità e designer internazionali in città come Mumbai, Pune, Bangalore e Delhi, stanno facendo diventare questo un nuovo modo di vivere.

Prezzi dai 600.000  ai 6 milioni di euro fanno si che questi luoghi siano riservati alle classi indiane ad alto reddito, quelli che li devono sentirsi i nuovi dei simili a quelli che abitavano il monte Sumero, il grattacielo, e li a ricordar loro che questo è vero lo stagno Anodata, la piscina. Per loro si sono mossi i migliori architetti e artigiani disponibili al mondo, gli interni sono disegnati da Armani, Lamborghini e Swarovski e aziende leader a livello mondiale nel settore dell’ospitalità come Four Seasons, Grand Hyatt, JW Marriott e Vertu, hanno fatto di tutto perché queste residenze super-lusso offrano le migliori posizioni e tecnologia e servizi per i più esigenti. Le persone che a Mumbai vivono e dormono per le strade volgendo gli occhi al cielo possono veramente pensare: “Lassu gli dei, in quella montagna paradiso, noi quaggiu, poveri umani”. 

“Vivere perennemente in un sogno” è lo slogan publicitario di una di queste torri. Prendo in mano la parte finale della definizione della Treccani nella parte in cui dice: “non hanno una utilità corrispondente al loro prezzo, e sono volti a soddisfare l’ambizione e la vanità più che un reale bisogno…” e constato che:   

– nel 2010, la Banca Mondiale ha riferito che il 32,7% di tutte le persone in India è scesa  al di sotto della soglia di povertà internazionale, misurata da una cifra non superiore di 0.898694 euro al giorno, mentre il 68,7% vive con meno di 1.4791 euro al giorno.

– nel 2010 e a conferma della gravità della situazione, il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, ha stimato che il 29,8% degli indiani vive sotto la linea di povertà nazionale del Paese.

– che una relazione 2010 della Oxford Poverty and Human Development Initiative afferma che 8 Stati indiani hanno un 421 milioni persone povere.

– che un rapporto 2013 delle Nazioni Unite ha dichiarato che un terzo delle persone più povere al mondo vivono in India.

– che secondo gli ultimi dati dell’UNICEF uno su tre bambini malnutriti di tutto il mondo si trovano in India, mentre il 42% dei bambini della nazione sotto i cinque anni è sottopeso

Si spera che i leader indiani, i suoi politici, i sui businessman, i suoi opinion leader, insomma tutte le persone che contano nel Paese  dopo, o magari in contemporanea, alle celebrazioni per l’anno del lusso si dedichino finalmente a queste persone e a questioni serie. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->