martedì, Settembre 21

L'India attende le riforme di Modi Dopo un anno di Governo il Premier deve ancora confermare la sua fama di 'riformatore'

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Acqua e igniene, le nuove emergenze

All’emergenza sociale va aggiunta quella ambientale, che a queste latitudini si traduce innanzitutto in emergenza idrica e sanitaria. Come molti altri Paesi del mondo in via di sviluppo, l’India soffre di carenze idriche: si stima che 103,8 milioni di persone soffrano la mancanza di acqua potabile, soprattutto nella zona meridionale. E’ previsto, infatti, che l’India diventi un Paese a scarsa disponibilità idrica entro il 2025 a causa del forte divario tra domanda e offerta.

La scarsità d’acqua è aggravata dal livello critico di inquinamento dei fiumi, che stanno morendo giorno dopo giorno senza alcun segno di miglioramento della situazione. Secondo il rapporto di Pollution Central Control Board (CPCB) del 2015, la metà dei fiumi indiani è inquinata; i fiumi in queste condizioni negli ultimi cinque anni sono passati da 121 a 275. Pesano sia l’inquinamento domestico (i rifiuti e liquami umani) che l’inquinamento industriale e agricolo: si stima che il 70% delle acque reflue è creato da 35 città metropolitane e che sono trattate solo il 52% di queste. Inoltre, incidono le fogne ostruite e le stazioni di pompaggio non funzionanti che portano i fiumi a traboccare di liquami. La recente decisione di riprendere in mano i progetti di river-linking, ovvero il congiungimento di corsi d’acqua diversi per migliorare il sistema di irrigazione e generare energia, potrebbe portare qualche beneficio, ma necessita tempo e risorse per essere attuata.

C’è poi il problema igienico. In India, il 70% degli indiani vive in villaggi e 500 milioni di persone defecano all’aperto, il 65% delle famiglie che vivono in zone rurali e il 13% delle famiglie che vivono in città. Questa problema continua a essere rilevante in India, anche rispetto ad altri Paesi più poveri che non registrano le medesime percentuali, come il Bangladesh per il 57% o in altri Paesi in via di sviluppo della regione come Vietnam (75%) e Cina (65%), mentre in India solo il 36% della popolazione ha accesso ai servizi igienico-sanitari (secondo il Censimento Banca Mondiale 2012). Sembra addirittura che nel Paese il numero di cellulari sia più elevato del numero di persone che accedono ai servizi igienici. Per sanare questo imbarazzante paradosso, nello scorso ottobre il Governo ha annunciato la costruzione di 12,5 milioni di gabinetti con un budget di circa 2mila miliardi, ciò significa che sarà costruito un gabinetto al secondo per 100 giorni. Tuttavia, secondo alcuni sondaggi, nelle aree rurali dell’India settentrionale molte latrine non sono utilizzate e anche le famiglie che già possiedono un gabinetto non intendono utilizzarlo, preferendo invece defecare all’aperto. Questa situazione fa sorgere il dubbio se l’aumento del numero di gabinetti sia sufficiente a migliorare la situazione igienica nei villaggi indiani.

Anche in questo caso, come in altri aspetti della società indiana, i fattori culturali e tradizionali prevalgono inesorabilmente su qualsiasi ipotesi cambiamento. E questo è il principale ostacolo con cui Narendra Modi, il Premier che parla alla gente, dovrà fare i conti nei restanti quattro anni del suo mandato.

 

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