martedì, Settembre 21

L'India attende le riforme di Modi Dopo un anno di Governo il Premier deve ancora confermare la sua fama di 'riformatore'

0
1 2 3


Quali risultati in concreto?

Il popolo indiano si aspetta che Modi acceleri il processo di crescita economica, il quale sta già beneficiando della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica. Attualmente il Premier gode di un conenso piuttosto alto: se si trascurano i sondaggi di alcuni media, il quadro risulta piuttosto vario. Mentre il ‘Times of India dà Modi con un consenso del 75% dopo un anno in carica, ‘India today gli attribuisce solamente il 56%. Nel mezzo, ‘Live mint‘ dà a Modi il 74% di popolarità, IBN TV il 72% e ‘Anand Bazar Patrika Channel il 61%. Promosso a pieni voti, ma senza lode. Tuttavia, finora il Premier non è stato all’altezza della sua reputazione di coraggioso riformatore. Certo, la sua carica dura cinque anni e siamo solo al primo giro di boa, ma non si può dire che in questo primo anno in carica l’India abbia visto molte grandi riforme.

È proprio su questo punto che il ritardo nell’attuazione del programma di Governo si dimostra più vistoso. A parziale alibi del Premier c’è da notare che egli non comanda la maggioranza legislativa alla Camera; i partiti dell’opposizione si sono ben alleati sotto la leadership del partito Congressista, il quale è determinato a bloccare ogni suo progetto per quanto riguarda le riforme. In ogni caso il Governo ha incontrato difficoltà nel realizzare perfino quelle riforme amministrative fondamentali che non richiedono un supporto o un‘approvazione legislativa immediati. Non ci sono ancora state grandi riforme amministrative, quali il riordino del corpo di Polizia né, secondariamente, delle misure importanti nei confronti di educazione e sanità. Se veramente Modi vuole che il settore manifatturiero produca circa un terzo del PIL nazionale (al momento è meno del 18%), e se vuole che dia lavoro ai giovani e che aumenti il benessere nazionale, allora dovrebbe prima di tutto concentrarsi più sulla ricerca e l’educazione che sugli investitori stranieri. Investimenti dall’estero che, peraltro, sono stati molto inferiori alle attese. Anche l’agricoltura, che rappresenta il settore economico più importante in assoluto nel Paese (occupa il 70% della popolazione), è gravata da problemi molto pesanti, a partire dalla carenza di terra da coltivare, che, insieme ai debiti, è alla base del fenomeno dei suicidi degli agricoltori, anche in questo settore Modi non è ancora riuscito incidere, la politica agricola (nel contesto della quale la corruzione spadroneggia) è ancora quella degli ultimi 40 anni.

Scarsi risultati si sono avuti anche nella lotta alla povertà. Modi ha più volte enfatizzato quanto il suo Governo si sia impegnato nel sostegno degli indigenti tramite diverse strategie di welfare. Naturalmente, in una Nazione di poveri nessun Primo Ministro si sforza di deludere proprio i poveri. Ma, a suo tempo, Modi aveva promesso che avrebbe creato una contesto sociale dove i cittadini non sarebbero rimasti indigenti; al momento questo sistema non c’è. Modi ha parlato di dare potere alle classi meno agiate, al contrario della strategia Nehruviana che punta a solo a elergire sussidi piuttosto che attaccare la base stessa che rende indigenti.

 

Alle prese con i problemi di sempre

Indubbiamente qualsiasi riforma richiede tempo per produrre qualche effetto, ma in campo sociale l’India di oggi, più che un passo avanti, sembra farne due indietro. Innanzitutto il fenomeno delle baraccopoli appare tutt’altro che in declino; al contrario, la loro crescita va ancora di pari passo alla normale urbanizzazione, specialmente in metropoli come Mumbai, Nuova Delhi e Kolkata. Questa dinamica, definita ‘urbanizzazione rurale’ e che si sviluppa spontaneamente, senza seguire alcuna pianificazione urbanistica del Governo, è dovuto a molti fattori tra cui la povertà degli abitanti rurali, la debolezza della pianificazione ed edilizia urbana. Gli abitanti delle zone rurali sono in cerca di opportunità economiche nelle città, nella speranza di ottenere un lavoro e più in generale nell’illusione di condurre una vita migliore. Inoltre, la mancanza di terre e la crisi dell’agricoltura indiana ha recentemente svolto un ruolo fondamentale nel far crescere il numero di migranti dai villaggi alle città.

Sul piano dei diritti civili e dell’equità sociale non si sono visti molti progressi. L’India di oggi presenta, infatti, gli stessi problemi che ha sempre avuto: l’emarginazione delle donne e dei bambini, specialmente se appartengono alla casta del ‘Dalit’ (intoccabili).
Malgrado sempre più donne oggi abbiano la possibilità di studiare e di accedere ai più alti gradi d’istruzione, non è raro trovare nei villaggi dei bambini meglio nutriti e istruiti rispetto alle bambine, dato che la tradizione impone che l’uomo venga prima’: la disuguaglianza di genere è una piaga evidente. Sono numerosi i casi di violenze, psicologiche e non, ai danni di bambine e ragazzine, di neonate uccise perché femmine, o più in generale di discriminazione in ragione del sesso. Per non parlare degli stupri, fenomeno che nel Paese ha raggiunto le dimensioni di vera e propria piaga. Molto spesso la  violenza di genere viene ‘giustificata’ dalla progressiva occidentalizzazione di usi e costumi del popolo indiano: non sono rari gli episodi di repressione di immagini di donne giudicate troppo ‘sensuali’.

Per certi versi più drammatica è la situazione dei minori. Quelli emarginati dalla società perché ‘Dalit’, sono spesso sfruttati nei lavori più faticosi, pericolosi e debilitanti, rischiando non solo di subire violenze fisiche e psicologiche, ma anche di avere un’aspettativa di vita molto più bassa rispetto ai loro coetanei di altri Paesi. Eppure questa problematica sembra essere secondaria nell’agenda politica del Governo. Inoltre, secondo una ricerca in India ogni otto minuti sparisce un bambino, e il 40% di loro non viene mai più ritrovato. Nel 2011 si stima che i bambini scomparsi siano stati oltre 60 mila.
Punto d’incontro tra le discriminazioni di genere e le violenze sui minori è la triste pratica dell’abortoselettivo’, in base alla quale si preferiscono nascite maschili rispetto a quelle femminili. Formalmente vietati dal 1994, infanticidi e aborti selettivi non sono affatto diminuiti, col risultato che ogni anno si ha una ‘scomparsa’ di circa 3 milioni di bambine e di una diminuzione di 48 femmine per ogni 1000 maschi. Anche in questo caso la tradizione indiana, come sempre, ha avuto il sopravvento sulla legge.

Non va meglio alle minoranze religiose. Secondo il Rapporto 2015 sulla libertà religiosa in India presentato da una Commissione parlamentare americana, dalle elezioni dello scorso anno che hanno sancito la vittoria di Modi «sono aumentati gli attacchi compiuti da estremisti indù contro le minoranze religiose. Il documento cita, ad esempio, il caso del  ‘Ghar wapsi’ (‘ritorno a casa’), un piano nato nell’ambito della politica radicale hindutva, secondo la quale ‘ogni indiano deve essere indù’, per riconvertire quattromila famiglie cristiane e mille famiglie musulmane all’induismo. Queste pratiche mettono seriamente in discussione l’immagine di un Paese che si professa pluralista, democratica e secolare. «l’India non riesce a proteggere le comunità religiose di minoranza», afferma il documento; «permane un clima di impunità per coloro che le attaccano». La minoranza cristiana – il 2,5% della popolazione – è sotto tiro.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->