giovedì, Settembre 23

L’incertezza della Scozia dopo Brexit

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La sentenza popolare che il 24 giugno scorso ha stabilito l’uscita definitiva del Regno Unito dall’Unione Europea ha suscitato reazioni diverse tra i cittadini britannici e non.
Decisamente preoccupanti sono i numerosi episodi a sfondo xenofobo nei confronti dei cittadini europei, tanto da allarmare seriamente il primo cittadino di Londra, Sadiq Khan, che ha suggerito ai propri concittadini di ‘stare all’erta’; forte è il senso di smarrimento di coloro che hanno fatto del Regno Unito la propria casa, il proprio Paese; inaccettabile è la condizione di tutti i giovani britannici che nell’Unione, invece, vogliono restare e crescere.

Lo shock per la Brexit è stato forte soprattutto in Scozia, Irlanda del Nord e a Gibilterra, dove la stragrande maggioranza della popolazione ha scelto per il Remain. L’esito del Referendum ha riaperto antiche questioni mai definitivamente chiuse, così, a poche ore dai risultati finali già si parlava di un secondo Referendum sull’Indipendenza della Scozia.

Il primo IndyRef della Scozia si era svolto soltanto un paio di anni fa, nel settembre 2014, ma nonostante l’enorme sforzo compiuto dalla campagna per il Sì, sostenuta dai Greens e dallo Scottish National Party, il 55% del popolo scozzese aveva scelto per il Better Together, il fronte sostenuto dai Labourists, dai Tories e dai Liberals.
Ora che far parte del Regno Unito significa automaticamente non far più parte dell’Unione europea, il popolo scozzese si interroga su quali misure adottare per non venire risucchiato dalle ‘drammatiche conseguenze’ paventate dal Primo Ministro britannico David Cameron durante i suoi discorsi contro la Brexit. La Regina d’Inghilterra Elisabetta II, in visita al Parlamento scozzese di Edimburgo, pochi giorni dopo il Referendum, ha invitato il popolo scozzese a «stare calmi e riflettere bene», ma le affermazioni del Primo ministro scozzese Nicola Sturgeon, che si impegna a fare «tutto il possibile» per mantenere la Scozia dentro l’Europa –posizione ampiamente espressa già lo scorso anno, quando ancora la data certa del referendum non era stata fissata-, suggeriscono ipotesi che minacciano la stabilità interna del Regno Unito.

 

Siamo in un periodo totalmente incerto. La politica qui sta vivendo una crisi profonda, giorno dopo giorno. Parlando con uno dei miei studenti italiani, lui trova questa situazione appassionante, intendendo dire che qui in UK stiamo sperimentando un periodo di caos molto simile alla tipica incertezza della politica italiana. Era ovviamente un commento ironico, ma non totalmente sbagliato”, è il primo commento sulla situazione in Scozia da parte dell’esperto di politica scozzese Peter Lynch, Senior Lecturer dell’Università di Stirling.

Cosa ne pensa riguardo a un possibile nuovo Referendum sull’indipendenza della Scozia?

Yes, Indyref2 is back on the agenda, sebbene non sia stato un argomento sollevato direttamente dal Governo scozzese. Si sta, in realtà, considerando l’istituzione di uno status speciale per la Scozia all’interno dell’Unione, come per l’Irlanda del Nord e per Gibilterra. Anche Londra fa parte di questo mix. Così il Governo scozzese ha creato un comitato consultivo di primaria importanza per tutelare il lavoro qui, includendo esperti legali, ex funzionari dell’Unione e alcuni importanti negoziatori commerciali. Se tutto questo può davvero funzionare è un’altra questione, ma è al centro dell’agenda nazionale.

In occasione della recente sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo a Bruxelles l’Eurodeputato Alyn Smith ha ricevuto una standing ovation da centinaia di Membri del Parlamento dopo aver chiesto loro di «non abbandonare la Scozia». Secondo lei, come può l’Unione aiutare la Scozia?

Credo che adesso tutto dipenda dal dialogo, dalle discussioni e dal supporto, e quindi in realtà nulla di eccessivamente drammatico, per il momento. Lo Scottish National Party e il Governo scozzese sono partiti con il piede giusto e il breve intervento di Alyn Smith ha avuto un enorme impatto popolare. Il breve video è stato visualizzato online per più di un milione di volte e questo ha provocato un collegamento emotivo con le persone non informate sull’EU Referendum. Ogni giorno cittadini europei mi raccontano di quanto sono spaventati, sentendosi rifiutati dal Regno Unito etc. Ma persino gli scozzesi hanno avuto un nodo alla gola quando alla notizia dei risultati. Così il discorso di Alyn Smith ha raggiunto un audience altissima e ha posizionato ancora di più la Scozia all’interno del dibattito e dell’agenda pubblica. Attualmente l’impatto ha fatto parte del processo di decisione dell’agenda, la Scozia ha bisogno di essere ascoltata e adesso i politici e le istituzioni hanno il compito di aprire nuovi canali di discussione.

Il 62,2% del popolo scozzese ha votato per il Remain, crede che ora la Scozia sia effettivamente pronta per ottenere la sua indipendenza dal Regno Unito? Quali sarebbero i Pro e i Contro?

Al momento non ci sono risposte. L’indipendenza ora sembra avere un maggiore peso sui sondaggi rispetto alla permanenza in UK, ma non sono sicuro che la gente abbia razionalmente valutato i pro e i contro. Sono tempi troppo acerbi. Dipende dalla percezione che gli scozzesi hanno della sicurezza economica e di identità nei confronti del Regno Unito, e l’Unione europea nel 2014 ha avuto un ruolo centrale rispetto a queste tematiche. Per quanto riguarda l’identità, beh, qualsiasi idea di un’identità britannica inclusiva, di condivisione delle risorse e di accoglienza non è molto credibile ora. Quando poi ci aggiungi le considerazioni sulle politiche di destra del Governo britannico, ti rendi conto che il Regno Unito è diventato meno attraente per la Scozia rispetto al 2014.

 

Perchè gli Scozzesi dovrebbero preferire l’Unione al Regno Unito?

È impossibile rispondere, ma le valutazioni dal punto di vista materiale sono importanti, così come quelle relative all’identità nazionale e politica. Quale situazione costituzionale potrebbe effettivamente far sentire le persone economicamente sicure e come la Costituzione può adattarsi all’identità nazionale e/o alla posizione politica?

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