sabato, Settembre 25

L’inaspettata ascesa di Bernie Sanders

0
1 2


La corsa alle elezioni politiche statunitensi è ormai entrata nella sua fase calda, riservando fin dall’inizio qualche sorpresa. Gran parte degli esperti in materia  che fino a pochi mesi fa prefiguravano uno scenario dominato dal duello tra Jeb Bush ed Hillary Clinton – esponenti di due delle più potenti dinastie politiche che la storia statunitense abbia mai annoverato – ora ha cominciato ad esprimere qualche dubbio, a causa della inaspettata popolarità ottenuta da candidati collocati agli estremi dello spettro politico statunitense, vale a dire i repubblicani Donald Trump e il democratico Bernie Sanders.

Il primo è un personaggio molto conosciuto anche al di fuori degli Stati Uniti (cosa decisamente inusuale), che ha costruito la propria immagine pubblica di uomo di successo dai modi spiccioli e lo stile schietto e diretto cavalcando i forti malumori che serpeggiano in seno alla società statunitense. Nonostante i sondaggi lo dessero per vincitore alle primaria in Iowa, Trump è stato sconfitto dal candidato ultra-conservatore Ted Cruz.

Il secondo è invece un personaggio complesso e molto meno decifrabile. Nato a New York da genitori ebrei nel 1941, Bernie Sanders divenne ben presto un militante del Partito Socialista d’America, un grande sostenitore della lotta per i diritti civili portata avanti da Martin Luther King e uno strenuo oppositore della guerra del Vietnam, prima di lanciarsi in una breve ma intensa esperienza come militante del Liberty Union (partito socialista attivo nel Vermont) mentre lavorava come falegname e regista. Fu all’inizio degli anni ’80 che ebbe inizio il suo lungo e irregolare percorso nelle istituzioni, che lo avrebbe visto divenire sindaco di Burlington (la maggiore città del Vermont) per ben quattro mandati biennali, e successivamente occupare le cariche di rappresentante del Congresso e infine di Senatore.

Nel corso della sua ultra-trentennale carriera politica, costellata di notevoli successi e cocenti débâcle, Sanders si è sempre candidato tra le fila degli indipendenti come avversario tanto dei repubblicani quanto dei democratici. Da congressista e senatore, Sanders ha quindi deciso di affiliarsi al gruppo parlamentare del Partito Democratico, pur mantenendo le stesse posizioni socialdemocratiche filo-‘liberal’ espresse agli esordi della carriera. Negli anni ’90 co-fondò il Progressive Caucus, un sottogruppo parlamentare della galassia democratica che riunisce i deputati più orientati a sinistra da cui sono arrivate le critiche più dure alla ‘guerra al terrorismo’ dichiarata da George W. Bush, allo strapotere di Wall Street e alle politiche economiche favorevoli agli strati più abbienti della società seguite dall’Amministrazione Obama.

La profonda crisi di fiducia nelle istituzioni maturata con la sostanziale delusione delle enormi aspettative che avevano accompagnato l’elezione di Barack Obama nel 2008 ha favorito la timida ma sensibile crescita di consensi attorno alle posizioni politiche, tradizionalmente assai marginali nella politica Usa, cui Sanders ha sempre dichiarato di rifarsi. È probabilmente questa la ragione per cui venga considerato da gran parte dell’elettorato democratico come un personaggio estraneo all’establishment di Washington e pertanto dotato dei crismi necessari a varare un radicale cambio di registro nella politica statunitense. Lo dimostra il fatto che, con un collettore di finanziamenti di gran lunga ridotto rispetto a quello allestito da Hillary Clinton, Sanders sia riuscito a raccogliere fondi da un numero di donatori mai visto in precedenza, addirittura maggiore rispetto a quello ottenuto da Obama nel 2008. Jeff Weaver, responsabile della campagna elettorale di Sanders, ha affermato a questo proposito che «I lavoratori americani che hanno contribuito con pochi dollari ogni mese, non solo hanno sfidato ma hanno battuto la più grande macchina di raccolta fondi mai riunita», alludendo chiaramente al genere di donazioni ricevute dal suo datore di lavoro, che secondo i dati ufficiali sono tutte al di sotto dei 200 dollari. La solidità finanziaria del capitalizzata dal senatore del Vermont rispecchia la forza della sua candidatura e l’entusiasmo suscitato in una parte ragguardevole dell’elettorato che si riversa in massa ad ascoltare i suoi comizi, sempre stracolmi di spettatori. Segno che il navigato senatore del Vermont ha dietro di sé un intero movimento, che gli ha permesso di ottenere un sostanziale pareggio con Hillary Clinton alle primarie dell’Iowa.

C’è qualcosa di paradossale nel fatto che un personaggio anziano ed inserito da oltre 30 anni nelle istituzioni sia riuscito a mobilitare masse tanto imponenti composte per lo più da giovani nella fase acuta di una crisi di fiducia nel sistema che non trova precedenti dal secondo dopoguerra in poi. Sanders è riuscito in tutto ciò e organizzando una campagna elettorale focalizzata sui temi a cui è tradizionalmente più legata la sinistra americana. Il senatore del Vermont propone di introdurre leggi a protezione dell’ambiente, nonché di eliminare le agevolazioni fiscali e i sussidi di vario genere per i debiti degli studenti che intendono entrare nelle costosissime università private, sostenendo le spese necessarie a rafforzare le università pubbliche con il denaro derivante dalla tassazione delle speculazioni finanziare. Provenendo da uno Stato rurale e molto penetrato dalla potente National Rifle Association (la cosiddetta ‘lobby dei fucili’), Sanders ha votato diverse volte contro l’introduzione di controlli addizionali sulla vendita di armi tra cui la famosa e discussa legge Brady degli anni ’70. Un particolare che non è sfuggito ad Hillary Clinton, che l’ha accusato di aver «votato con la lobby delle armi molte volte». «Ha votato perché si potessero portare armi sui treni e dentro i parchi nazionali; ha votato per dare immunità legale alle industrie che producono le armi», ha poi aggiunto l’ex first lady. Sanders ha cercato di volgere questa non semplice situazione a proprio vantaggio sostenendo di aver modificato il proprio punto di vista nel corso degli anni e che questa caratteristica, unitamente alla sua provenienza geografica, rappresenta una garanzia tanto per coloro che intendono introdurre limitazioni quanto per i milioni di americani affezionati al secondo emendamento (quello che consente di possedere armi) e rende il senatore del Vermont il candidato maggiormente accreditato a risolvere la questione con un compromesso soddisfacente per entrambi gli schieramenti. Quello dei diritti civili è del resto un punto fermo di Sanders, espressosi contro la pena di morte e a favore della liberalizzazione delle droghe leggere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->