lunedì, Aprile 19

L'importanza del petrolio per lo Stato islamico field_506ffbaa4a8d4

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Il Medioriente non è solo una regione strategicamente importante per gli attori statuali a meri scopi politici. Una delle caratteristiche fondamentali, cha contribuito a innalzare il livello di importanza è la grande quantità di risorse energetiche presenti. Il controllo delle risorse energetiche nella regione è stato un valido strumento per la definizione e mantenimento degli equilibri in favore degli attori occidentali, Stati Uniti in primis.

Da qualche anno a questa parte tuttavia, il panorama mediorentale sembra non garantire più un riflesso di stabilità per gli attori mondiali che utilizzano le caratteristiche regionali per il mantenimento degli equilibri globali. Questa destabilizzazione è iniziata con l’avvento della Primavera Araba, che ha cercato di cambiare i paradigmi interni a vari Governi nazionali, alterando le dinamiche dell’area. Questo fenomeno politico di rivolta contro lo status quo ha generato un attore che non sembra rispecchi i principi e le aspettative insite nel fenomeno rivoluzionario, ma sicuramente è si sta rivelando molto più determinante nella ridefinizione degli equilibri dell’area. Questo attore, nato dalle frange sunnite che combattevano e combattono contro il regime di Assad in Siria, viene chiamato con molti nomi, ma il più diffuso è Califfato Islamico. Questo termine sta turbando le notti di molte cancellerie occidentali e non, al momento incapaci, di pianificare un azione credibile e efficace per arginare il fenomeno. La rilevanza del fenomeno del Califfato Islamico è data dalla sua strutturazione e dagli obiettivi che ne persegue.

Uno degli obiettivi che sembra ormai diventato strategico per il Califfato Islamico è l’occupazione e/o sfruttamento delle risorse energetiche nei territori conquistati. La bandiera nera si espande a macchia d’olio principalmente a cavallo fra una vasta regione a nord di Baghdad, fino al confine con la Turchia, passando per il territorio siriano coinvolgendo anche Aleppo. All’interno di questo territorio è presente una miriade di quantità di risorse energetiche, petrolio principalmente, che il Califfato sembra utilizzare primariamente per l’autofinanziamento.

Attraverso fonti non ufficiali si stima che il petrolio estratto nei territori del Califfato possa essere dai 30 ai 50 mila al giorno per un guadagno giornaliero che va da 1,5 a circa 3 milioni di dollari. Una cifra rilevante se consideriamo che il Califfato non ha ancora tecnologia sufficientemente elevata per sfruttare tutto il potenziale dei pozzi e che non raffina il petrolio, ma lo vende grezzo ai compratori locali. Il percorso del petrolio si snoda poi in mille rivoli attraverso i vari mercati e grossisti locali, una parte viene venduta alle varie milizie che combattono contro il regime sciita, mentre un’altra parte passa dalla Turchia arriva fino in Occidente proprio a quei Paesi che dovrebbero essere i maggiori avversari del Califfato, ma che in realtà sono la sua più importante fonte di finanziamento.

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