giovedì, Ottobre 28

L'impatto del Mondiale sull'economia brasiliana Secondo gli esperti, il boom generato dalla manifestazione sarà solo temporaneo

0

Stadi mondiale Brasile

San Paolo – Con la morte di Fabio Hamilton da Cruz, deceduto in seguito alla caduta da una delle impalcature dell’Arena Corinthians di San Paolo, il conto delle vittime nel corso delle opere di ristrutturazione degli stadi che ospiteranno il Mondiale brasiliano è salito a otto. Una cifra che ha alimentato ulteriormente lo sdegno di quei brasiliani che, già durante la Confederations Cup dell’anno scorso, erano scesi in piazza per esprimere il proprio dissenso nei confronti della politica del Governo di Dilma Rousseff.

L’Itaquerão, lo Stadio dove si è verificato l’ultimo incidente, è uno dei casi più complessi. Degli 8 incidenti mortali avvenuti, ben tre hanno avuto luogo nello Stadio di proprietà del Corinthians, dove si terrà la gara d’apertura che vedrà il Brasile debuttare contro la Croazia. Il 3 aprile il Corpo dei Pompieri ha segnalato che la sicurezza della struttura è a rischio, e non esclude che alcuni settori che stanno subendo i lavori di ristrutturazione possano essere interdetti.

A due mesi dall’inizio della manifestazione, la sicurezza sul lavoro non è l’unico problema da risolvere per gli organizzatori. Il Partido dos Trabalhadores (PT), che ha fatto dei mega-eventi sportivi uno dei punti di forza della sua politica di prestigio sia tra i confini nazionali che all’estero, sta affrontando assieme alla FIFA una lunga serie di problemi che hanno già reso questa Coppa del Mondo una delle più discusse di sempre. Una decina di giorni fa Jérôme Valcke, Segretario Generale della FIFA, ha dichiarato senza giri di parole che le strutture non erano ancora pronte per l’inizio della manifestazione. Un ritardo dovuto non solo a costi inaspettati, che rappresentano un’immancabile costante nelle grandi opere di questo tipo, ma anche a difficoltà organizzative che, a gennaio, avevano fatto dichiarare a Joseph Blatter, Presidente della FIFA: «il Brasile è il Paese che ha avuto più tempo per organizzare, e quello che sta accumulando il ritardo maggiore».

Le polemiche maggiori sono sorte sulla base della distribuzione dei costi tra settore pubblico e privato. A Porto Alegre, lo Stadio Beira-Rio ha sperimentato una mancanza di finanziamenti, poi risolti tramite un’esenzione fiscale alle imprese costruttrici. Nel già citato Itaquerão, di proprietà del Corinthians, non si è ancora trovata un’intesa su chi si debba assumere gli oneri per delle installazioni temporanee. Senza contare che il lievitare dei costi, in un Paese dove il settore pubblico è spesso vittima di corruzione, causa evidenti preoccupazioni.

Un’ulteriore tegola è arrivata da uno studio pubblicato dall’agenzia di classificazione del rischio Moody’s. Secondo l’agenzia, i benefici economici derivati dal Mondiale non avranno un grande impatto sull’economia del Paese. Nello studio si sottolinea come per alcuni settori, come quello dell’alimentazione, quello alberghiero, dei diritti televisivi e della pubblicità, i guadagni saranno solo temporanei. Anche il numero di turisti che si aspetta arrivino nel periodo della manifestazione è stato ricalcolato al ribasso. Dei 600.000 visitatori che ci aspettava, solo la metà arriverà in Brasile, e solo a Rio de Janeiro e Fortaleza, mete che già possiedono un certo appeal per i turisti, ci sarà un esaurimento dei posti a disposizione per pernottare. Moody’s ha inoltre calcolato che la competizione genererà una crescita dello 0,4% del PIL, distribuito su un periodo di dieci anni. Una percentuale ben al di sotto delle aspettative. In pratica, dato che l’economia brasiliana è di grandi dimensioni e la durata della competizione, nonché degli investimenti ad essa dedicati è limitata, non ci saranno grandi stravolgimenti economici.

In realtà, il quadro relativo agli effettivi guadagni per il Paese è oggetto di dibattito tra gli economisti. Chi crede che un evento di questa portata sia benefico fa riferimento agli investimenti necessari e al potenziamento delle infrastrutture. Inoltre, secondo i sostenitori, le attrattive per chi vorrà commerciare con il Brasile aumenteranno in seguito all’afflusso di uomini d’affari in occasione della competizione, creando un ambiente in cui le imprese brasiliane acquisiranno know-how e incentivi a migliorarsi. Per i detrattori, invece, una volta terminato il mini-boom dovuto al turismo, gli investimenti effettuati sugli stadi si riveleranno un peso morto. L’esempio più frequente è lo Stadio di Manaus, una città situata al centro della foresta amazzonica, che si ritroverà con un campo da gioco imponente e avveniristico, ma senza la possibilità di utilizzarlo, dato che il club locale è piuttosto piccolo. Lo stesso discorso vale per Natal e Cuiaba.

Sono cifre ben lontane da quelle che il Governo di Inacio Lula da Silva, predecessore di Dilma alla Presidenza, si aspettava dall’organizzazione dell’evento, che era considerato un’occasione per accelerare la costruzione della infrastrutture necessarie allo sviluppo del Paese nel quadro del Piano per l’accelerazione della crescita (PAC) avviato nel 2007 e proseguito nel 2010 come PAC 2. I piani del governo sono ambiziosi, e prevedono un investimento massiccio soprattutto nel settore dei trasporti, con il potenziamento e ampliamento dei principali aeroporti e la costruzione di nuovi collegamenti per migliorare la viabilità nelle città. Ma i lavori procedono a rilento, e ben pochi dei progetti vedranno la luce prima del Mondiale. Un fatto già risaputo, ma che solo ora il Governo ammette. Il Ministero dei trasporti ha sostenuto, per bocca del Segretario Esecutivo Luiz Fernandes, che le opere previste, al di là della modernizzazione degli stadi, non sono obbligatorie per la FIFA. Il Governo avrebbe approfittato della congiuntura per anticipare i lavori e attrarre investimenti: «Le opere che verranno terminate in seguito, saranno un’eredità per il popolo brasiliano».

Questa enfasi sui trasporti non è casuale. Proprio l’anno scorso le proteste scoppiate per le strade delle principali città erano dovute all’aumento del costo dei biglietti di autobus e metropolitana. Un affronto terribile per i pendolari che dalle periferie di una immensa città di 11 milioni di abitanti com’è ad esempio San Paolo, usufruiscono già di servizi inadeguati e insufficienti. Il fatto che la Coppa del Mondo porti con sé la necessità di ammodernare le strutture da gioco, mentre le altre opere languiscono, è una relazione che, al di là degli effettivi esborsi dello Stato, ha fatto breccia nell’immaginario collettivo.

Una relazione che non sfugge anche agli esperti. Secondo Orlando Alves, dell’Observatorio das metropoles, il progetto imposto dal Governo di modernizzazione delle infrastrutture e dei trasporti cittadini è improntato a un elitismo che non apporta benefici per le fasce più povere, dato che si concentra sui centri-città, tagliando fuori le periferie. Il vero vincitore sembra essere la FIFA. In Sudafrica, per lo scorso Mondiale, l’Organizzazione ha guadagnato due miliardi e mezzo dai diritti televisivi e un altro miliardo dal marketing associato. Tutti proventi che non hanno beneficiato lo stato organizzatore. Insomma, questo tipo di eventi crea vincitori e vinti, ed è spesso ingenuo credere che i cittadini rientrino tra i primi.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->