mercoledì, Settembre 22

L’immigrazione al centro del dibattito elettorale UK

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Quasi 200 milioni di persone, circa il 3% della popolazione mondiale, vivono al di fuori del paese in cui sono nati, secondo le stime delle Nazioni Unite. Oltre 100 milioni di migranti vivono nelle regioni più sviluppate del mondo, tra cui nove milioni in Nord Europa, 22 milioni in Europa Occidentale e 38 milioni negli Stati Uniti. In proporzione, il 9% dei residenti in Nord Europa, il 12% in Europa occidentale, e il 13% negli Stati Uniti sono immigrati. Se dovessimo includere i loro figli nati in queste destinazioni ( la cosiddetta seconda generazione), le cifre sarebbero circa il doppio. Il numero globale dei migranti è più che raddoppiato tra il 1970 e il 2002, e il numero continua a crescere. I flussi migratori internazionali continuano ad espandersi, in modo da portare sia i benefici che ulteriori complessità per i governi. Pertanto la migrazione in Gran Bretagna dall’Europa orientale è diventata una delle questioni più controverse delle elezioni politiche del 2015 nel Paese.

La migrazione internazionale è in aumento costante dal 1992 per le famiglie di stranieri residenti nel Regno Unito. Si utilizzano per stimarla i dati delle indagini sulle forze di lavoro e la variazione nel tempo della percentuale di famiglie con a capo persone nate al di fuori del Regno Regno. Da tali dati si può desumere che il 65% della crescita delle famiglie del Regno Unito 1996-2014 è stata la diretta conseguenza delle migrazioni internazionali verso il Regno Unito che hanno avuto anche un impatto significativo sulla domanda di alloggi. Tra il 2010 e il 2014, le famiglie con a capo le persone nate nel Regno Unito è aumentato di 32.000 all’anno in media; famiglie con capofamiglia nato al di fuori del Regno Unito sono salite a 115.000 persone totali, quindi  78% dell’intera popolazione britannica. Secondo tali dati attuali l’immigrazione continuerà ad essere un fattore importante nella domanda di abitazioni nel Regno Unito.

La migrazione internazionale è ora il motore principale della crescita della popolazione nel Regno Unito. Questo è un fatto relativamente nuovo. Nella maggior parte degli anni, fino alla fine del 1980 il saldo migratorio è stato negativo. Ma 1991-2001 migrazione internazionale netta è salita direttamente al 44% della crescita della popolazione del Regno Unito e dal 2001-2013 il 56%. Questa cifra non tiene conto dei figli di immigrati nati nel Regno Unito, che sono una componente importante di crescita della popolazione. La crescita della popolazione deriva dalla migrazione netta e dall’eccesso delle nascite (cioè la ‘crescita naturale’ della popolazione). Il contributo annuo di crescita della popolazione in Inghilterra e nel Galles ha subito un innalzamento del saldo migratorio, dovuto alle nascite e ai decessi di persone nate nel Regno Unito unite alle nascite e alle morti degli immigrati nati al di fuori del Regno Unito, dal 1969 al 2012. Il saldo migratorio è stato il fattore principale della crescita della popolazione dal 1997 e ha contribuito all’aumento naturale della popolazione nata nel Regno Unito Britannico, anche se Inghilterra e Galles hanno avuto maggior numero di nascite di stranieri che altri stati britannici.

In una cam­pa­gna incen­trata ormai sulla capa­cità o meno di Ed Mili­band di fare il primo mini­stro — è di que­sti giorni l’attacco per­so­nale durissimo di Came­ron al lea­der labu­ri­sta, reo di con­se­gnare il destino dell’Unione ai seces­sio­ni­sti dell’SNP. I due lea­der con­ti­nuano a fin­gere di pun­tare a una mag­gio­ranza asso­luta per­ché sanno benis­simo che qualun­que alleanza saranno costretti a for­mare, nell’assai pro­ba­bile even­tua­lità che nes­suno rag­giunga tale maggioranza, finirà per scon­ten­tare il pro­prio elet­to­rato.

Il focus della cam­pa­gna elet­to­rale sono l’economia, la sanità pub­blica (Nhs) e, natu­ral­mente, l’immigrazione, dal 2014 la questione più saliente nei dibat­titi par­la­men­tari e non. Ma per­dura un’incertezza gene­rale: su chi dall’8 mag­gio gover­nerà il paese, ma soprat­tutto cosa que­sto par­tito (o coa­li­zione) faranno sull’immigrazione, l’unico tema in grado di dar vita ad un par­tito e di esaurirne il pro­gramma, come l’Ukip dimo­stra chia­ra­mente.
Nes­suno infatti, a parte i verdi, si è dav­vero sfor­zato di guar­dare la luna dell’«ine­so­ra­bile» glo­ba­liz­za­zione, anzi­ché il dito dell’immigrazione che la indica. In par­ti­co­lare, si ignora se gli attuali, irrea­li­stici obiet­tivi dell’uscente coa­li­zione saranno con­fer­mati, modi­fi­cati o abban­do­nati. Non si sa in che modo, qualora saranno man­te­nuti, la mute­vole situa­zione eco­no­mica con­di­zio­nerà il nuovo governo nel soddisfare simili obiet­tivi, soprat­tutto se l’attuale cre­scita dell’economia nazio­nale con­ti­nuerà a spin­gere le cifre sia dell’immigrazione euro­pea che di quella extraeu­ro­pea. Si bran­cola nel buio, infine, circa la pos­si­bi­lità che il fami­ge­rato refe­ren­dum sulla par­te­ci­pa­zione all’UE che Farage e gli ultrà euroscet­tici con­ser­va­tori hanno strap­pato a Came­ron e non si sa se terrà dav­vero, per non parlare dell’esito e delle sue con­se­guenze sulla pos­si­bi­lità stessa di tra­sfe­rirsi in Uk da parte di cittadini stranieri.

Vediamo le poli­ti­che Tory in pro­po­sito. I con­ser­va­tori ave­vano inse­rito nell’agenda della coa­li­zione con i Lib-Dem un obiet­tivo del tutto irrea­li­stico di ridu­zione delle per­cen­tuali sull’immigrazione, strombaz­zato da una cam­pa­gna elet­to­rale costruita inte­ra­mente sulla demo­niz­za­zione del pre­sunto las­sismo Labour, una respon­sa­bi­lità tal­mente intro­iet­tata da Ed Mili­band da indurlo ad ammet­tere gravi respon­sa­bi­lità del suo par­tito in mate­ria. Incau­ta­mente, Came­ron aveva pro­messo quello che nes­sun paese euro­peo a capi­ta­li­smo maturo può pro­met­tere: la ridu­zione del tasso di migra­zione netta, cioè la diffe­renza, da divi­dersi per mille, fra chi entra e chi esce da un paese stra­niero in un deter­mi­nato periodo di tempo.

La ridu­zione di tale valore a «poche decine di migliaia» è stato l’amo lan­ciato dai Tories: una buffonata che può fare però leva sulla reto­rica popu­li­sta e che garan­ti­sce sem­pre una presa sicura. Soprat­tutto su un’opinione pub­blica che si sente sem­pre più sof­fo­cata dall’abbraccio delle ex vit­time del socia­li­smo reale, la cui libe­ra­zione dal giogo totalitario si è tra­dotta negli ultimi 25 anni in uno slan­cio uguale e con­tra­rio verso le gioie dei con­sumi occi­den­tali. Le cifre che allar­mano Came­ron, Mili­band e che hanno in buona parte pro­dotto Farage, sono infatti soprattutto quelle rela­tive alla migra­zione dall’Europa orien­tale — in con­stante ascesa— contrariamente a quelle della migra­zione da paesi extraeu­ro­pei, che si sono man­te­nute stabili.

Com’era ovvio, simile ridu­zione è stata tutt’altro che rag­giunta. La tri­plice matrice dell’immigrazione — lavoro, ragioni fami­liari e stu­dio — è stata sì fatta oggetto di una serie di misure di con­te­ni­mento, ma solo per quanto riguarda quella di pro­ve­nienza extraeu­ro­pea. In quanto mem­bro dell’UE, la Gran Bre­ta­gna non può fare nulla per con­te­nere la libera cir­co­la­zione di uomini e di merci: Ukip e destra con­ser­va­trice sen­te di dover sal­vare il paese da tale minaccia. E se tali misure hanno di poco inciso sul tasso migra­to­rio netto extra-UE, il pro­blema vero sono pro­prio i flussi dall’Est Europa, in par­ti­co­lare da Polonia, Paesi Bal­tici, Roma­nia e, più recen­te­mente, Bul­ga­ria. Nei quali anche l’Italia è assai ben rap­pre­sen­tata. La migra­zione netta in Uk alla fine del 2014 si stima attorno alle 298.000 per­sone, con­tro le 244.000 alla pub­bli­ca­zione del pro­gramma dei con­ser­va­tori, nel 2010. Sem­pre nel 2010, 196.000 di que­ste erano cit­ta­dini pro­ve­nienti da fuori dell’Ue. Tale valore è sceso dra­sti­ca­mente nel 2012/13 per poi rim­bal­zare alla fine del 2014 a 190.000 per­sone. Il declino ini­ziale era dovuto in gran parte al calo degli stu­denti, ai quali i visti non ven­gono più con­cessi libe­ra­mente, men­tre la risa­lita lo era all’aumento degli arrivi per motivi fami­liari o pro­fes­sio­nali. Tuttavia l’aumento sostan­ziale viene dalla migra­zione europea interna, più che rad­dop­piata tra il giu­gno 2010 e il set­tem­bre del 2014, pas­sando da 72000 a 162000 ingressi, soprat­tutto gra­zie al rela­tivo suc­cesso dell’economia nazio­nale se para­go­nata a quelle di altri stati mem­bri dell’Unione.

La ridu­zione dei fondi social­mente desti­nati a com­pen­sare tale incre­mento demo­gra­fico è stata vittima dell’ondata di tagli inflitti dalla coa­li­zione uscente. Que­sto ha signi­fi­cato meno soldi stan­ziati a fronte di una rin­no­vata pres­sione su ser­vizi quali scuola e sanità nelle aree più popo­late da immi­grati e il conseguente aumento d’insofferenza nei loro con­fronti, soprat­tutto nelle città costiere dell’Inghilterra, terra tradizional­mente fertile per l’Ukip. E ha cor­ro­bo­rato la comoda cer­tezza che l’arrivo di mano­do­pera non qua­li­fi­cata dai mem­bri recenti della Ue stia abbas­sando i salari e ridu­cendo le pos­si­bi­lità d’impiego ai cit­ta­dini bri­tan­nici. Poco importa che al con­tri­buto dell’immigrazione si debba almeno lo 0,5% della sten­tata ripresa economica.

Per que­sto, mon­dare il paese dall’utile piaga dell’immigrazione è ormai una prio­rità dal cen­tro sinistra alla destra. Visto il man­cato rag­giun­gi­mento dei pro­pri obiet­tivi in que­sto governo uscente, i Tories hanno vio­len­te­mente ridi­men­sio­nato i pro­pri tar­get di ridu­zione della migra­zione netta; lo Ukip, cui ormai manca solo d’addebitare agli immi­grati anche il declino della nazio­nale di cric­ket, pro­pone un sistema a punti mutuato dall’accogliente Austra­lia: vuole bloc­care per cin­que anni l’afflusso di lavo­ra­tori non qua­li­fi­cati, imporre un tetto di 50.000 ingressi di lavo­ra­tori qua­li­fi­cati l’anno e un’attesa di 5 anni ai nuovi arri­vati prima che pos­sano richie­dere i sus­sidi sociali, norma quest’ultima pre­sente, anche se in modo più lieve, sia nel pro­gramma labu­ri­sta che in quello conserva­tore.
Resta il fatto che senza il problema dell’immigrazione non si dà scopo all’attuale deriva neo­li­be­ri­sta tar­gata Tory Lib-Dem. Fatto non sem­pre facile da giu­sti­fi­care alla popolazione britannica locale, che si sente in dovere d arginare tale problema con restrizioni pesanti all’immigrazione verso il Regno Unito.

(tratto dalla sezione video del sito di ‘The New York Times‘)

 

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