mercoledì, Settembre 22

L’illuminante esempio indiano

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mahsiewkeong

Bangkok – La sconfitta di un candidato dell’opposizione malaysiana nel Teluk Intan nel corso delle elezioni tenutesi nel corso del passato fine settimana è giunta come un vero e proprio shock per l’alleanza Pakatan Rakyat PR, non ultimo per il fatto che la scarsa affluenza ha fatto intendere che gli elettori giovani non hanno partecipato alla seconda tornata del ballottaggio. La loro assenza è stata un fattore chiave che ha contribuito alla sconfitta del Partito di Azione Democratica DAP nella sessione parlamentare di Perak che ha conseguito solo 7.300 voti nelle elezioni generali del 2013.

Lo scorso Sabato, solo il 66.7 per cento dei 60,300 votanti ha partecipato al ballottaggio, contro l’80,6 per cento dell’anno scorso. Il candidato del Partito d’Azione Democratica, Dyana Sofya Mohd Daud, ha perso con uno scarto di 238 voti nei confronti del candidato Mah Siew Keong del partito Barisan Nasional. Secondo gli studi dei flussi elettorali in Malaysia, molte persone risultano dall’esterno essere un gruppo uniforme al proprio interno ma così non è, almeno, non sempre è così. Ad esempio, se ci si sofferma sulla quota giovanile dell’elettorato malaysiano, si riscontra diversità tra i giovani che vivono nel contesto urbano i quali spesso si posizionano a favore dell’opposizione mentre la loro controparte giovanile agricola ha una natura più complessa e variegata. Oltretutto, fanno notare gli stessi studiosi, anche la omogeneità nell’elettorato giovanile nella sua interezza non è poi così granitico e compatto soprattutto se lo si pone in comparazione con la compattezza dell’elettorato anziano dove il voto si fa più compatto al proprio interno.

In ogni caso, anche in Malaysia s’è aperto un ampio ventaglio di riflessione sugli esiti dell’ultima tornata elettorale in India, come peraltro sta accadendo un po’ in tutto il quadrante asiatico. Com’è facile intuire, nel Continente asiatico non ci si può mai sentire esenti da quel che accade nei due “colossi” continentali e mondiali ovvero Cina e India, per evidenti e molteplici motivi. Oggi, però, sugli scudi vi è l’India, Sub Continente dove l’elezione di Narendra Modi – un personaggio politico che nessuno si sarebbe immaginato venisse fuori con così tale prepotenza sulla scena politica indiana solo un anno fa – ha ridisegnato gli assetti politici e sociali in tutta l’area asiatica e non solo nel suo contesto originario, cioé l’India. Dopo la sua elezione, insomma, sembra che nulla sarà più lo stesso in tutta l’Asia. Malaysia compresa. Il 63enne esponente politico indiano oggi è lui stesso il timone di una Nazione popolata da 1.2 miliardi di persone. Tutto quello che farà da oggi in poi influenzerà non solo quel che accade nella sua grande e vasta Nazione ma in tutto lo scacchiere asiatico nella sua interezza.

L’Alleanza Democratica Nazionale guidata dal partito Bharatiya Janata Party BJP Narendra Modi ha conquistato 336 seggi sui 543 disponibili alla Camera Bassa del Parlamento indiano, il Lok Sabha. Il Bharatiya Janata Party stesso ha ottenuto poi un premio di maggioranza di 282 seggi, tutto ciò accade per la prima volta dal 1984 ed è anche da annotare la grande conquista della guida del Ministero del Gujarat in un’unica tornata elettorale. Il che ha creato più di qualche costernazione in svariati quartieri. I Secolaristi e svariate entità religiose minori nutrono ancor oggi grande sospetto circa il ruolo di Narendra Modi perché ricordano ancor oggi cosa accadde nelle sanguinose rivolte anti-islamiche del 2002. Già le vie di soluzione trovate in quei frangenti da Narendra Modi sono elementi di riflessione oggi e creano grande interesse un po’ per tutti i politici asiatici. E le linee guida intraprese nei frangenti attuali si considerano già capisaldi utili per l’agire politico. Punto primo: innanzitutto, vi è da considerare quello che alcuni osservatori hanno coniato con lo slogan parafrasato da un noto film: “E’ l’economia, bellezza”. Narendra Modi, infatti, ha liberato il linguaggio della politica dalla barocca e fastosa retorica dei nazionalisti hindu. Piuttosto che continuare a toccare i tasti della tipica lagnanza campanilistica, il suo messaggio politico è stato tutto incentrato sulla necessità di creare lavoro, sul combattere la corruzione e sull’implementare le infrastrutture. Ha usato anche un linguaggio terra-terra, comprensibile ai più, come quando ha coniato lo slogan per il quale l’India ha bisogno di costruire “gabinetti non templi”.

Gli elettori – soprattutto i 10 milioni di indiani che entrano a far parte della forza lavoro ogni anno – gli hanno creduto dandogli il successo nel Gujarat, dove il consenso è cresciuto dal 10 per cento dal 2004 al 2012.

Secondo aspetto importante tra i punti che risultano vincenti nell’agire politico di Narendra Modi e che oggi possono essere di grande insegnamento per i politici asiatici: lavorare duro. Si tenga conto del fatto che Narendra Modi in tutta la campagna elettorale non ha mai sgarrato sulla sua fitta tabella di marcia, al punto d’aver visitato almeno 5.800 località diverse. Ha anche utilizzato la Tecnologia 3D, con la sua immagine in olografia ha raggiunto altre 1.350 località dove tutti coloro che sono convenuti hanno potuto ascoltare la sua voce, vedere la sua immagine, ascoltare i contenuti del suo progetto politico.

Terzo punto vincente: la disciplina. Nella precedente configurazione politica del Congresso non si capiva bene chi comandasse, Manmohan Singh, Sonia Gandhi o Rhaul? Oggi nessuno potrà dubitare che l’uomo solo al comando sarà Narendra Modi nel suo Governo. Ha spinto fin dall’inizio, infatti, nel sottolineare che nel suo Gabinetto di Governo sarà aspetto preponderante e vincolante solo il merito e non certo i legami politici o di parentela.

Come hanno fatto notare alcuni studiosi del settore, la struttura di governance tra il precedente Premier ed il suo partito aveva creato diverse disfunzioni istituzionali al più alto livello. Il Gabinetto ministeriale ed il Governo centrale hanno lavorato indipendentemente l’uno dall’altro, senza una strategia comune ed una visione d’insieme unitaria e coesa.  Modi –secondo gli osservatori politici – riuscirà a governare quanto più possibile si terrà lontano da distrazioni xenofobe all’interno della leadership della coalizione di governo. Ovviamente nessuno fa finta di non vedere tutte le sue credenziali hindu nazionaliste ma è altrettanto vero che Modi ha condotto sempre una campagna libera da pesi di natura localistica o comunale. Allo stesso tempo, però, nei suoi discorsi e nel corso dell’intera campagna politica ha sempre tenuto a spostare interesse verso gli aspetti di natura superiore ponendo al massimo livello gli interessi nazionali, nel frattempo i suoi rivali politici – anche al cospetto di tale visione – son risultati indebolirsi sempre di più man mano che passava il tempo.

Rahul Gandhi è sembrato fare più discorsi da leader del proprio partito piuttosto che essere un candidato alla Premiership nazionale. Anche il “Partito dell’Uomo Comune” (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal ha svariate volte fallito nel suo cammino, nonostante avesse un notevole battage mediatico a suo favore.

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