giovedì, Luglio 29

Liga vs Lega, si decide sullo strappo

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Incontro interlocutorio fra Salvini e Tosi, i due a pranzo hanno cercato di capire se ci sono le condizioni per sanare la frattura generata dal sindaco di Verona, probabilmente ancora deciso a sfidare Zaia alle regionali in Veneto. In serata il consiglio della Liga Veneta scioglierà le riserve, ma i segnali di ieri, con l’istituzione da parte del presidente Luca Baggio di un nuovo gruppo consiliare e le dichiarazioni dello stesso Baggio di una deriva a destra della Lega, non lasciano presagire una ricomposizione. Rischi di spaccatura anche nella maggioranza, Area Popolare, Ncd e Udc storcono il naso di fronte alla scelta democratica di allungare i tempi della prescrizione per i reati di corruzione, in seno alla riforma della giustizia. Intanto aperture del M5S su Rai e reddito di cittadinanza, movimento disposto al dialogo con il Pd. Mentre Renzi considera ancora Berlusconi e Fi gli interlocutori privilegiati, data la chiusura pentastellata dimostrata finora.

È un Flavio Tosi «arrabbiato ma lucido» quello che esce dal colloquio con il segretario del Carroccio Matteo Salvini. «Può succedere di tutto, stasera ragiono con il Consiglio della Liga Veneta e vediamo», commenta a caldo il sindaco di Verona, subito dopo il confronto «per capire se ci può essere margine per ricucire una frattura profondissima. Il problema nasce dal provvedimento di lunedì dove è stata commissariata la Liga. Lo riteniamo immotivato». Al termine del Consiglio Tosi risentirà Salvini per comunicare le proprie intenzioni, se permarrà nella Lega o meno. Salvini dal canto suo non fa previsioni, «non gioco al lotto», ironizza, ma si dichiara «contento, oggi è una bella giornata, non abbiamo litigato». Un Salvini che ostenta sicurezza, derivante dai sondaggi che danno Luca Zaia vincente a prescindere dalla coalizione. In questo contesto comunque «Tosi può essere una risorsa per la Lega, se rimarrà».

I fatti di ieri rendono alquanto difficile questa ipotesi, in serata Tosi ha inviato una lettera a tre consiglieri regionali chiedendo di lasciare il gruppo della Lega in regione per costituire “Veneto Unito”. In più il presidente della Liga Veneta Luca Baggio ha fondato un nuovo gruppo consiliare – con l’ex leghista Toscani e l’ex Pdl, ora gruppo misto, Piccolo – e ha criticato la «deriva a destra» della Lega, voluta da Salvini, opinione condivisa dallo stesso Toscani. Le previsioni parlano di un’alleanza ormai sicura della Lega con Forza Italia per le regionali, con Tosi che correrebbe con una lista propria e l’appoggio di Ncd e il movimento di Corrado Passera “Italia Unica”. Ma nessuna decisione è ancora ufficiale.

Scricchiola anche la compattezza della maggioranza, pomo della discordia l’allungamento dei tempi della prescrizione per i reati di corruzione secondo quanto previsto dalle modifiche al testo della riforma, comunque approvato dalla Commissione Giustizia della Camera. Area Popolare vota contro anche Ncd, Udc e Forza Italia, si astiene il MoVimento Cinque Stelle, che al contrario vuole «leggi più severe, non frutto di accordo tra indagati e condannati». Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ostenta però tranquillità, «siamo appena all’inizio dell’esame del disegno di legge, discuteremo, la cosa che va traguardata è la specificità dei termini di prescrizione che va individuata per questi reati». Prevista per metà marzo la votazione a Montecitorio. Anche Angelino Alfano si affretta a gettare acqua sul fuoco, «siamo vicinissimi all’accordo, troveremo la quadra», spiega il leader del Ncd, allontanando le ipotesi di una spaccatura, «è davvero fuori luogo. È normale che siano posizioni diverse, siamo in avvio di un percorso parlamentare, troveremo l’accordo in tempi rapidissimi».

Tempi che invece non sono stati rapidissimi per la presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, «è una riforma che i cittadini aspettavano da dieci anni. Dal primo annuncio di Renzi sono passati 254 giorni». I lavori vanno sì avanti, su ecoreati, falso in bilancio, riforma del processo penale, ma «con il bicameralismo perfetto i tempi si allungano», aggiunge la Ferranti. E il presidente del Senato Pietro Grasso mette il carico, «ormai più che di ddl Grasso dovremmo parlare di ddl Penelope, questo tira e molla va avanti da troppo. Il 15 marzo la mia proposta compie due anni». Grasso critica le misure rispetto al falso in bilancio, «siamo passati da niente soglie a soglie percentuali, poi soglie con cifre, di nuovo niente soglie, pene che si alzano e si abbassano, intercettazioni sì, poi no, poi forse. Parlerò quando ci sarà un testo definitivo».

Rischiano di allungarsi anche i tempi per l’approvazione della riforma della scuola, che mira all’assunzione di 150 mila fra precari e idonei. «Se entro metà aprile il Parlamento non approverà, il governo farà un decreto legge», anticipa il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. «Abbiamo due carte, quella che preferiamo è quella del Parlamento: in tempi rapidi approva il ddl e ci consente la riforma. La seconda è quella che siamo pronti a giocare se il Parlamento dovesse perdere tempo e non avesse la maturità di comprendere che la riforma va fatta entro quella scadenza, ed è la carta del decreto legge», avverte Faraone. Sul numero ufficiale di assunzioni Faraone rinvia a martedì prossimo, «l’ordine di grandezza è 150 mila, potrebbero essere di più con il concorso 2016».

Uso del decreto che non dovrebbe esserci per la riforma della Rai, secondo quanto asserisce il premier Matteo Renzi, che approfitta per ribadire che il servizio di ripetizione del segnale Rai Way deve rimanere per il 51% pubblico, con buona pace di Mediaset. Sul terreno della tv statale il M5S si dichiara pronto a cooperare con il Pd e tutte le forze politiche in campo, afferma Luigi di Maio. «Ci sono i presupposti per cacciare la politica dall’azienda. Mi riferisco non solo ai partiti ma anche al governo». Apertura pentastellata che si estende anche al reddito di cittadinanza, «ma non su altri temi». Entusiasta della possibilità di dialogo il segretario della Commissione Vigilanza, il democratico Michele Anzaldi. «Per me si realizza un sogno. Ho visto segnali di cambiamento di clima già quando Grillo è andato dal Capo dello Stato e gli ha lasciato un documento in cui sono indicati punti su cui è possibile un lavoro comune».

Renzi che al contrario non considera Grillo come interlocutore, «si marginalizza da solo», dichiara il Primo Ministro in un’intervista all’Espresso. «Per il momento Berlusconi è il capo del principale partito di opposizione ma sono rimasto scottato dal suo atteggiamento sull’elezione di Mattarella». Per quanto riguarda la legge elettorale, gli ostacoli alla riforma sono all’interno dello stesso Pd, come Bersani. «Nel Pd c’è chi ha combattuto una vita per il doppio turno senza ottenerlo, noi ci siamo riusciti. Il premio alla lista vuol dire vocazione maggioritaria. Le preferenze ci sono, per di più di genere. Se mi avessero detto che facevamo una legge elettorale così non ci avrei creduto neppure io. Perciò questo continuo rilancio non lo capisco più.» Quindi sulla crescita, «per il 2015 l’Ue ci assegna un +0,6%, la Banca d’Italia +1, Confindustria cifre molto più positive. Noi abbiamo previsto un +0,5%, tutto quello che viene in aggiunta è un tesoretto che utilizzeremo. Ci sono pezzi d’Italia già ripartiti, i segnali positivi non bastano ma se cancelliamo la paura possiamo farcela».

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