giovedì, Settembre 23

Licio Gelli sepolto insieme ai Misteri d’Italia

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Il Venerabile Maestro della Loggia massonica P2, Licio Gelli, è morto all’età di 96 anni nella sua celeberrima Villa Wanda sulle colline di Arezzo. Con lui se ne vanno anche le Verità non rivelate dei più inquietanti Misteri italiani (caso Moro, omicidio Pecorelli, bomba alla stazione di Bologna, crack del Banco Ambrosiano e persino la trattativa Stato-Mafia). Il ricordo e il tentativo di ‘normalizzarlo’ del berlusconiano Giorgio Silli, suo assiduo frequentatore negli ultimi anni. Ironico, invece, il commento del Segretario de La Destra  Francesco Storace che twitta: «La procura di Arezzo ha deciso: la salma di Licio Gelli sarà insabbiata».

In attesa di votare le mozioni di sfiducia delle opposizioni (probabilmente la prossima settimana) contro il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e l’intero Governo di Matteo Renzi, il caso banche continua a riempire i taccuini politici. Sembra già storia vecchia la fanfaronata televisiva messa in scena dal Premier ieri sera a ‘Porta a Porta‘, con la rassicurazione che l’accusa di conflitto di interessi mossa contro la sua ‘bambola’ Maria Elena si rivelerà un boomerang per i detrattori. Stamattina, infatti, ci ha pensato lo scrittore Roberto Saviano, con un editoriale su ‘La Repubblica’, ad attaccare frontalmente Renzi colpevole di aver adombrato alla Leopolda una ‘vendetta’ contro i magistrati che stanno indagando il padre Tiziano per una presunta bancarotta. Un Saviano evidentemente recidivo, le cui parole al curaro avevano già fatto vacillare la figlia di Pier Luigi Boschi. Presidente del Consiglio con il dente avvelenato anche contro il suo predecessore a Palazzo Chigi Enrico Letta che aveva parlato di «due pesi e due misure» adottati per i casi di Maurizio Lupi (ricordate il vicenda del Rolex?) e della Boschi.

Parlamento riconvocato in seduta comune questa sera, dopo la prevedibile 31esima fumata nera per l’elezione dei giudici della Consulta. Per tutta la giornata si susseguono voci, poi confermate, di un possibile accordo tra Pd, centristi e MS5 sui nomi di Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Franco Modugno. Fuori dai giochi, allo stato dei fatti, i berlusconiani (a cui forse è costato caro lo scontro verbale Renzi-Brunetta di stamattina), che rispondono al tradimento del nuovo patto del Nazareno annunciando l’abbandono dell’aula durante il voto. Anche la Presidente della Camera Laura Boldrini, oltre a chiedere di legiferare al più presto su unioni civili, fine vita e reddito di dignità, implora il Pd di «aprire alle opposizioni». L’onnipresente Renzi definisce oxfordianamente «una figura di m….» il black out istituzionale causato da «blocchi, veti e controveti». I Dem, intanto, perdono un altro pezzo perché la deputata siciliana Gullo Maria Tindara passa misteriosamente nelle file di Forza Italia.

Con quasi un secolo di vita sulle spalle, Licio Gelli è morto portandosi probabilmente nella tomba tutti gli indicibili segreti che ha saputo custodire. «L’avevo conosciuto ultranovantenne, perché ebbi una storia con una delle sue nipoti», ricorda oggi il responsabile nazionale Immigrazione di Forza Italia, Giorgio Silli. «Sentendolo parlare si rimaneva a bocca aperta», ricorda Silli, «era una persona che sicuramente ci sapeva molto fare con le pubbliche relazioni, che ci teneva ai suoi rapporti personali». Ma, continua il berlusconiano divenuto amico del Venerabile, «quando si andava su terreni un po’ accidentati diceva di non ricordare, ma ogni tanto parlava suo fantomatico archivio». Decisamente meno morbido nei confronti di Gelli si dimostra Paolo Bolognesi, deputato Pd e Presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Bologna, che chiede la perquisizione della villa del Venerabile e si dice convinto che con la morte del capo della P2 si sia persa un’occasione per far luce sui veri mandanti della bomba del 2 agosto 1980. Anche il Sindaco della città felsinea Virginio Merola sposa la tesi di Bolognesi, nella convinzione che Gelli avrebbe dovuto essere costretto a parlare da molto tempo. «Con la scomparsa di Licio Gelli se ne vanno tanti segreti della Prima Repubblica» concorda, infine, Giuseppe Fioroni (Pd), Presidente della Commissione d’inchiesta sulla strage di via Fani.

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