venerdì, Settembre 17

Libri: viaggio in un'altra dimensione field_506ffbaa4a8d4

0

Qualche giorno fa, il quotidiano ‘La Repubblica’ ha riportato i risultati di uno studio condotto dall’Università di Brisbane (Australia), in collaborazione con un ricercatore dell’Università della California e pubblicato dalla Physical Review X: sotto il profilo teorico, ci dicono questi togati studiosi, i mondi paralleli potrebbero esistere, cosicché ci troveremmo ad avere altri noi stessi, con vicende analoghe e, sempre sotto il profilo ipotetico, potremmo persino interagire con loro.

Insomma, la fantascienza non sarebbe così lontana dalla scienza e il cinema, che già ha fatto una fuga in avanti con queste vicende – ad esempio, narrate con ‘Sliding Doors’ e ‘Giulia e Giulia’ –, potrebbe solo aver rivelato in anticipo una sconcertante potenziale quotidianità. Addirittura destabilizzante, se si incominciasse a viaggiare non solo nello spazio, ma anche nei mondi di altre dimensioni. Solo al pensiero che agiscano ‘enne’ altre me stesse, rabbrividisco; anche se, generosamente e un po’ sconsolata, auguro a queste Annamarie parallele migliore fortuna…

Il tour che ho fatto nel corso del passato ‘week end lungo’ alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria ‘Più libri, più liberi’, svoltasi fra il 4 e l’8 dicembre a Roma, al Palazzo dei Congressi, mi ha, infatti, dato la sensazione di essere piombata in un mondo parallelo. In quello dei miei sogni: se Hansel e Gretel considerarono la casetta di cioccolato una tentazione irresistibile, chiudendo un occhio sulla repellenza della strega, io non so resistere a tutto ciò che è libro stampato – pensate che a sei anni ero talmente onnivora che imparai a memoria anche una grammatica francese del mio bisnonno – e, dunque, l’inanellarsi di stand in cui ho vagato mi ha prodotto una simil-sindrome di Stendhal.

L’esplorazione dei lunghi corridoi, divisi in cubicoli odorosi di cultura, mi ha dato un’emozione quasi inconcepibile in chi considera i libri un male necessario, utile solo a prendersi un titolo di studi per sbarcare il lunario; oppure in chi legge i libri per pavoneggiarsi di averlo fatto, sproloquiando per darsi arie da intellettuale (divertentissimo farli cadere in trappola, pescando i punti critici che dimostrano la superficialità della loro pretesa preparazione: in quel caso, lo ammetto, do dei punti persino alla sunnominata strega di Hansel e Gretel).

Il facile successo di certi personaggi del sottobosco, come quelli che sono sul palcoscenico dell’indagine ‘Mondo di Mezzo’ (pare il titolo di un Fantasy popolato da troll), è la cartina di tornasole non solo della propensione criminogena che ha annichilito ogni valore nella nostra società, ma anche della malaugurata vittoria dell’ignoranza su ogni cosa. Non t’immagineresti mai ‘er Cecato’ a leggere Proust – tanto, lui è per… il tempo guadagnato – né Buzzi immerso in Neruda (magari pensa che sia il soprannome di un killer!). E non furono gli Alemanni gli autori del Sacco di Roma? Quasi cinque secoli dopo, eccoci punto e a capo.

Eppure… eppure il numeroso pubblico che quasi si spintonava fra gli stand faceva pensare davvero di essere piombati in un mondo fuori dal mondo, dove è l’intelletto a imperare e c’è persino… posto per la poesia! C’erano volumi su volumi – migliaia di volumi – per tutti i gusti e le esigenze, con tanto spazio anche per i lettori in erba: raramente, però, ci si resta fulminati dalla lettura, come Saulo sulla via di Damasco, ad un’età matura. E’ un esercizio paziente e costante che bisogna acquisire dall’infanzia, con l’esempio. Certo, c’è un elemento di predisposizione, che può fiorire anche in realtà familiari aride o poco acculturate (ci sono miriadi di casi in tal senso), ma avere validi modelli, magari anche fra gli insegnanti, è di grande aiuto.

Io gli esempi li avevo in casa, da generazioni; a scuola, per le elementari, soltanto grazie alla maestra di quarta elementare, la signora Antonietta Dell’Arme Torquato; quella precedente, poverina, era una devota del motto: ‘Meglio un asino vivo che un dottore morto’ e fece il diavolo a quattro quando scoprì che già in prima elementare andavo di pomeriggio ai corsi d’inglese.
La vera svolta fu alle scuole medie, dove fui incoraggiata, e non considerata un’aspirante emarginata alla Leopardi, dall’insegnante di Lettere Maria Vittoria Belloni Celentano, prematuramente scomparsa, contagiosa entusiasta della cultura.

Divago… però non più di tanto: come me, anche molti di voi avranno di questi meravigliosi ricordi di una formazione intellettuale fra l’infanzia e l’adolescenza, che torna in mente allorché ci si ritrova immersi nella beatitudine di un oceano di libri. Ad arricchire il safari fra le postazioni delle tantissime case editrici, c’erano, poi, gl’incontri nelle sale di convegno (dai suggestivi nomi di pietre preziose), o al Caffè letterario, o in spazi dedicati, sempre gremitissimi, che presentavano un gran ventaglio di argomenti, dalla geopolitica al fumetto, dalla narrativa alla poesia, dallo sport all’ebook.

Personalmente, ho un po’ saltabeccato fra le sale e il Caffè letterario, anche in omaggio ai molti amici che hanno presentato le loro opere o che erano relatori. A cominciare dal primo giorno, il 4 dicembre, quando ho partecipato, nel pomeriggio, alle presentazioni di due libri della Marco Saya Edizioni, ‘Diario Ordinario’ di Ginevra Lilli e ‘Settembre sarebbe un bel mese’ di Maria Paola Canozzi. Il giorno dopo sono stata alle prese de’ ‘Il giardino delle mangrovie e Medea dismagata’ di Renato Gabriele, della Genesi Editrice.

Sabato 6 dicembre sin dal mattino in trincea: l’amica Neria De Giovanni di Nema Press ha presentato il testo teatrale di Serena Maffia (a sua volta editrice con Lepisma), con interventi vari, fra cui quello del poeta Davide Rondoni e letture di Poeti di nome come Maria Grazia Calandrone, Daniele Mencarelli, Dante Maffia. La mia full immersion con la poesia mi ha consentito di incontrare nei corridoi tanti amici che hanno la poesia nelle vene: Cinzia Marulli, Anita Napolitano, Donatella Giancaspero, Giorgio Linguaglossa.

Non paga di ciò, eccomi nel pomeriggio a ‘L’inossidabile Strega’ con Lidia Ravera, assessore alla Cultura della Regione Lazio e Francesco Piccolo. Dopodiché mi sposto alla presentazione de’ ‘Il Divo Augusto, Principe dell’Urbe e dell’Impero’ di Roberto Toppetta (Schena editore) e, subito dopo, a quella del godibile libro di Giuseppina Torregrossa ‘A Santiago con Celeste’ (Edizioni Nottetempo) – che però ho già letto e troverò il modo per coinvolgervi in quest’avventura ironicamente intellettuale, oltre che faticosa sotto il profilo dello sforzo dell’autrice di diventare pellegrina in condizioni di non allenamento -.

L’impegno domenicale ha riguardato un libro di scottante attualità, scritto dall’Ambasciatore Domenico Vecchioni, per i tipi di Greco & Greco editore: ‘La saga dei 3 Kim – La prima dinastia comunista della storia’.
L’opera approfondisce una realtà del tutto misteriosa e chiusa al mondo com’è quella della Corea del Nord e ci proietta in un Paese dove il Presidente è eterno, anche se è già morto da quel dì, e figlio e nipote hanno ereditato il ruolo di despota buio (altro che illuminati!…) Infine, ho ‘timbrato il cartellino’ anche l’ultimo giorno, l’8 dicembre: di mattina è stato presentato un divertente libro a scatole cinesi, le cui vicende rimbalzano fra l’Italia e l’Australia.
E’ ‘Un insolito Natale in Australia’ di Marie Therese Taylor (anche in ebook), che rappresenta un viaggio attraverso il Nuovissimo Continente di un gruppo di amiche (rafforzato da alcuni elementi ‘autoctoni’) alla scoperta di un mondo per loro sconosciuto e, al tempo stesso, alla riscoperta di sé stesse.

Assai suggestiva è la riunione serale intorno al fuoco dell’accampamento, a scambiarsi storie. Un modo intrigante di replicare antichi riti, validi per l’umanità. Non solo per gli aborigeni: infatti, chi non ricorda i ‘filò’ nelle stalle, tipici della nostra civiltà contadina? Richiama alla mente il film ‘L’albero degli zoccoli’ di Ermanno Olmi o il libro di Antonio Pennacchi ‘Canale Mussolini’, vincitore del Premio Strega 2010.

Ed ora mi allaccio le cinture di sicurezza (senza neanche dirlo a Ozpetek…) e ritorno alla cruda realtà, dove i libri sono considerati soltanto una specie di fastidioso memento della propria crassa ignoranza. E’ perciò che li si evita come la peste!

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->