domenica, Ottobre 17

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Merci pour ce moment

In un suo recente commento su ‘La Repubblica’, Michele Serra prende le difese di quei librai francesi che si sono rifiutati di esporre e di mettere in vendita ‘Merci pour ce moment’ di  Valérie Trierweiler. Lo fa con tutte le accortezze e con un certo distacco, consapevole dello stato rovinoso delle casse di bottega. Un vezzo, forse, quello di esporre cartelli sprezzanti, ricordando la nobiltà del mestiere e spizzicando qua e là dal pantheon letterario. ‘Noi che vantiamo Balzac e Maupassant, non ci abbassiamo al livello di un’ex coppietta di borghesi aciduli!’ Più o meno questo il messaggio che i commercianti transalpini hanno recapitato ai loro Lettori d’occasione. Giusto? Per Serra sì, ci può stare, pure se perdere un nuovo Lettore potrà essere fatale al destino librario, pure se la libertà di acquisto conterebbe più di qualsiasi veto. Certo, quest’improvviso risveglio selettivo colpisce un po’ il Lettore smaliziato. Di immondizia, tra gli scaffali, se n’era sfogliata di ben più olezzante prima che l’ex compagna di François Hollande desse alle stampe il suo diario dei rancori, circa il quale chi se ne importa… Ma almeno grazie a lei veniamo a sapere qualche segretuccio utile al giudizio politico. In fondo il protagonista è uno degli uomini più potenti d’Europa, impareggiabile collezionista di gaffes, ultimo portabandiera di un partito in via di estinzione, uno che, col suo motorino, è riuscito a superare l’auto blu di Piero Marrazzo quanto a senso dell’inopportunità.
E allora perché mai una banale vicenda di corna presidenziali varrebbe ancor meno delle sfumature di grigio, dei colpi di spazzola, di quella che voleva i pantaloni, degli annuari di Vespa Bruno, dei premi Strega e di tutta la discarica narrativa che tracima dalle tipografie alle librerie d’Europa? Che sia un problema di qualità non pare credibile … E nemmeno il frutto di un pregiudizio ideologico. Non occorre illudersi intellettuali per accettare che presso le grandi case editrici italiane, ad esempio, i numeri a sei zeri di alcuni Autori di massa (tra cui Michele Serra, che è un raffinato di massa, come un sorbetto tra la lasagna e l’arista) hanno consentito certi piccoli investimenti a perdere su altri scrittori misconosciuti e validissimi. Da qui l’impressione che l’autogol à la page dei librai possa nuocere proprio a tutti senza distinzione. «Quanto al sospetto di snobismo», chiosa Serra, «che quei librai decisamente meritano, è diventato trasversale a tutte o quasi le ‘scelte’. Snob è la cultura in quanto tale, che non per caso di scelte si nutre e di scelte è costruita, che include ed esclude senza farsi irreggimentare dalle mode». Salvo il fatto che lo snobismo prevedrebbe un’ostentazione di sé e un disprezzo dell’altro che non ce lo fanno plaudire convintamente. Inoltre l’incerta collocazione etimologica del termine ce lo rende attraverso le maglie dell’ambizione personale: lo snob sarebbe il quasi nobile, colui che non arriva a essere quel che non è mai stato, e in questo senso appare addirittura un po‘ goffo, altro che diverso ed eccentrico rispetto alle mode correnti! Anzi, nella scelta culturale che l’ottimo Serra attribuisce ai librai trapela un tentativo di compiacere le impenetrabili élites della cultura francese, che grazie a Dio ci hanno spesso annoiato prima ancora di approdare da noi. Quanto alla ‘scelta’ che giustamente Serra auspica quale metodo di partecipazione, la sua derivazione dal latino ‘eligo’ ci aiuta a comprendere proprio l’opposto, che cioè si sceglie sulla base di una capacità di privilegiare il meglio di un’offerta complessiva: e cioè, di una persona come di una libreria, dirci che i pregi ci risultano assai più importanti dei difetti. Pretendere che in essa svettino soltanto copertine di capolavori è invece un esercizio di stupidità, è fare di una casa popolare un luogo di culto. E la lettura non è preghiera.

Se poi il fatto si riducesse a una malcelata invidia nei confronti di una giornalista che in pochi giorni ha venduto duecentomila copie, allora alziamo le mani, perché sarebbe la solita storia e non c’è nulla di più triste dell’accanirsi contro le fortune altrui. E questo sì che è un vizio tipicamente intellettuale: «Perché lei sì e io no? Io che ho tanto studiato, letto, sperimentato…» Ecco il perché, è tanto semplice… Dovremmo invece ringraziare Trierweiler, Susanna Tamaro, Melissa e tutti coloro che, vendendo milioni di copie, ci hanno consentito di pubblicare la nostra piccola fatica o di comprare quella sperduta opera di un caro valente amico che, per miracolo, un bel giorno ha incontrato un Editore coraggioso sulla sua strada. Viva il successo altrui!                                            

 

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