venerdì, Aprile 16

Libia: una guerra di business da non perdere Almeno a Natale dovremmo essere tutti meno ipocriti e ammettere: la Guerra è un’occasione per tutti, tutti siamo contro, ma, alla fine, se guardiamo il nostro portafoglio è un bene. sul proseguo di business libici sia petroliferi che di ricostruzione post-guerra l’Italia trema

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Siamo certi che il titolo di apertura di questo ultimo articolo pre-natalizio sia una provocazione e un richiamo di impatto per i Lettori, ma è anche un modo per essere oggettivi e delineare alcune dinamiche economiche e di opportunità che la Libia sta offrendo ed offrirà con questa spiacevole e delicata situazione ma che alla fine giova per tanti.

E’ forte e difficile da parte mia trattare un argomento così delicato pensando, durante la scrittura di questo pezzo, che fra qualche giorno tutti o gran parte delle persone nel Mondo intero, aprirà con i propri cari i regali di Natale e si rilasserà, nel modo che ormai tutti conosciamo, nelle Festività Natalizie.

Ho detto quasi perché non tutti hanno i propri cari, non tutti amano il Natale e, specialmente dove la guerra in questi mesi è la quotidianità, oltre a quello che può essere un fattore strettamente religioso o laico del significato del Natale, per forza di cose non sarà una Festa.

La Guerra, questa parola odiata, che fa paura e tristezza, che è lontana dalla vita di qualcuno, ma che è, su un altro fronte, una cosa bellissima, fonte di guadagno, di ricostruzione e di business immediato.

Mentre scrivo continuo a pensare e ripensare di scusarmi, con voi Lettori per questo cinismo che non mi appartiene, ma che dalle pagine de ‘L’Indro’, come siete abituati da anni, ho il dovere di comunicare e far capire. Non abbiamo mai nascosto niente e penso che la crudeltà delle parole, questa volta, ci aiuta anche ad analizzare quello che sta succedendo in Libia.

La Guerra è un’occasione per tutti, tutti siamo contro, ma, alla fine, se guardiamo il nostro portafoglio è un bene. Un bene, e dovremmo essere tutti meno ipocriti ed ammettere questo. E’ fonte di guadagno, di introiti, di aiuti umanitari che, per forza di cose, vengono acquistati da qualche azienda, di medicine, di armi, di carburante, penso che sicuramente fermare il pensiero sul ragionamento, vi porterebbe, più di me, ad individuare migliaia di prodotti che alla fine si traducono con un’unica parola OPPORTUNITA’.

Fanno riflettere le parole del Vicepresidente del Consiglio Presidenziale Libico, Ahmed Maitig, quando, qualche giorno fa, durante la visita lampo del nostro Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, in Libia, toccando le città di Tripoli, Bengasi e Tobruk, alla contrarietà da parte della Farnesina di far entrare la Turchia e gli stessi soldati di Erdogan nell’affaire Libia, la risposta data da Maitig è stata «Siamo assediati, ci servono le armi turche per difenderci» Per essere più precisi il Consiglio Presidenziale è quello riferito al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (Gna) riconosciuto dalla Comunità Internazionale e rappresentato dal Premier Fayez al-Sarraj, avversario del Generale Khalifa Haftar.

Certo un do ut des Libia-Turchia che si focalizza su un accordo strategico e tattico come quello che fu il programma, per chi ricorda nel 1995, Oil-for-Food delle Nazioni Unite con l’allora Segretario Generale Kofi Annan, che permetteva all’Iraq di vendere petrolio in cambio di cibo e medicine ed altre necessità di carattere umanitario. Ma questa volta parliamo di armi in cambio di qualcosa.

Sicuramente di quei ‘qualcosa’ ce ne sono tanti per interpretare l’interesse della Turchia, ma l’occasione più ghiotta di questa guerra è sempre quel qualcosa che si chiama PETROLIO.

Eccolo, sempre lui, grandemente onnipresente e, questa volta perché la Turchia e la Grecia sono in forte rotta di collisione per i mega giacimenti di petrolio e gas nelle acque di Cipro, miniere di idrocarburi collocate in acque internazionali con confini e limiti territoriali del Mediterraneo Orientale (ricerche assegnate ad ENI e TOTAL con un contratto di PSA – Product Sharing Agreement del Blocco 7 Offshore) dove Libia ed Egitto sono in parte ago della bilancia, nonché baricentro e fulcro strategico per lo sfruttamento petrolifero e per accordi commerciali precedentemente stipulati.

Ma perché la Turchia, in decisione congiunta di Italia, Francia e Germania, come stabilito qualche giorno fa nel Vertice trilaterale di Bruxelles con il Presidente Giuseppe Conte, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ed il Presidente Emmanuel Macron, non deve entrare in Libia?

Perché in questo modo con l’accordo e la pretesa del premier turco sarebbe scontato il pieno coinvolgimento della Turchia nel game petrolifero libico, alla pari, se non con maggiore coinvolgimento di altri.

Ecco l’Italia che corre e che dopo l’assenza di questi ultimi anni cerca di rimanere, se pur minimamente o di inserirsi nuovamente nello scacchiere libico, ma la Libia ci risponde cheringrazia, ma per ora nessuna ingerenza in questo tipo di accordi’, un modo educato e diplomatico, un biglietto da visita che abbiamo per mesi tanto denunciato e che sarebbe arrivato presto. La paura dell’Italia oggi è proprio quella che, in mancanza di aiuti alla Libia dall’Europa, altri Paesicome Turchia, Russia ed Egitto possano inserirsi, in maniera determinante, sul proseguo di business libici sia petroliferi che di ricostruzione post-guerra.

Una sete di petrolio, ma anche e principalmente di rinascita, di indotto economico, di esportazione e di incremento di PIL per un Paese, la Guerra.

Dall’altra parte troviamo il generale Haftar che con l’aiuto di milizie del Ciad, Sudan e altri arriva a totalizzare un esercito di circa 22 mila personetra milizie ausiliarie e uomini dell’esercito nazionale libico, nonché ex-milizie pro-Gheddafi, unità tribali arabe e soldati mercenari russi.

E quindi: Turchia, Egitto, Emirati, Arabia Saudita, Russia, Ciad, Sudan, Qatar, un elenco VIP di Paesi che alla fine dovranno avere un tornaconto immediato e profittevole da questo ‘grande aiuto’. La Guerra è politica, è Strategia, è Tattica Commerciale.

Ankara rivendica parte della Zona Economica Esclusiva della Grecia, e Tripoli parte di quella zona greca e di quella egiziana. L’Italia ne sarebbe danneggiata perché ENI, coinvolta nelle ricerche petrolifere Offshore della zona, potrebbe essere costretta a rinunciare alle esplorazioni dei pozzi in mare in agreement con Cipro.

Non ultimo, la Banca Centrale della Libia amministra e gestisce tutte le entrate energetiche ufficiali, le quali vengono divise e distribuite alle due fazioni di comando del Paese libico, per chi ha dimestichezza con i termini aziendali e di Corporate Governance, un formidabile Utile Aziendale Ridistribuito, che verrà a sua volta reinvestito nelle azioni di Guerra da parte delle due fazioni rivali, un’Azienda a tutti gli effetti.A questo punto «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra», visto che si dovranno ricostruire anche tante infrastrutture dell’Oil & Gas.
E’ proprio il caso di dire: Viva la GUERRA ed anche la pace.

Buon Natale a tutti!

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Sull'autore

Michele Marsiglia è presidente della FederPetroli Italia. Da più di 20 anni si occupa di progetti strategici nell’Oil & Gas internazionale. Oltre agli studi Economici Aziendali, durante la Crisi Asiatica del 1997 perfeziona la propria esperienza alla Borsa di New York (New York Stock Exchange) sulle analisi dei principali Mercati Finanziari internazionali con particolare riferimento agli strumenti derivati Futures, scambiati sulla piazza merci di Chicago. Inizia la sua carriera negli Approvvigionamenti Strategici in Outsourcing, approdando dopo alcuni anni all’Agip Petroli (oggi ENI Group) per poi gestire alcuni processi di sviluppo per importanti Raffinerie e Società Petrolifere. Da anni la sua figura è chiamata a rappresentare aziende dell’indotto industriale per Agreement strategici e di Relazioni. Fondamentale il suo coinvolgimento in Libia e in parte del Medio Oriente con particolare riferimento ai nuovi giacimenti di petrolio e gas Offshore e Onshore. Fu l’unico membro con FederPetroli Italia a relazionare in Audizione alla Camera dei Deputati con l’allora A.D. di ENI Paolo Scaroni sulla delicata situazione della nascente crisi libica nel 2011 e la verifica degli Asset Strategici nel paese nordafricano. Ha dato vita nel 2009 a “Operazione Trasparenza” iniziativa per spiegare nel nostro paese che cosa vuol dire Petrolio e Gas. E’ Consulente di Direzione ed Advisor Board per i Rapporti Istituzionali di importanti aziende petrolifere e del Non-Oil. Docente in diversi corsi di specializzazione (post diploma e post-laurea) con collaborazioni in diverse Università. Membro di Comitati Scientifici negli Organismi di studio geopolitico, da anni affronta le tematiche del Medio Oriente e del Continente Africano focalizzando l’interconnessione delle dinamiche economiche, politiche e del dialogo interreligioso nonché esperto delle nuove tecniche di ricerca petrolifera attraverso il Fracking, sviluppate principalmente negli U.S.A. È chiamato come relatore a conferenze e seminari in ambito internazionale, oltre ad essere presente con propri articoli e pareri tecnici sulla principale stampa nazionale e straniera. Complessivamente è autore di numerose pubblicazioni (papers, articoli), il suo nome appare spesso in articoli pubblicati sui principali media internazionali e nazionali, è spesso ospite in trasmissioni televisive e radiofoniche. Definito da tanti un’abile lobbista, in realtà ha sempre dichiarato: ‘’….prendo caffè in giro per il Mondo e stringo mani…...tutto qui’’.

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