sabato, novembre 17

Libia: il Sudan chiude le frontiere? La decisione per bloccare l’afflusso di armi e di ribelli sudanesi registrato dalle province libiche del sud

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Giallo sulla frontiera tra Libia e Sudan. Giovedì 7 settembre il secondo Vice Presidente sudanese Hassabu Mohamed ha informato I media nazionali che il governo aveva preso la decisione di chiudere le frontiere con la Libia nel tentativo di bloccare l’afflusso di armi, di ribelli sudanesi e terroristi del ISIS registrato dalle province libiche del sud. Il provvedimento non riguarda solo le frontiere con la Libia ma anche quelle con il Ciad e il Sud Sudan. «Abbiamo chiuso le frontiere con Libia, Ciad e Sud Sudan per bloccare i traffici di armi registrati e infiltrazioni di gruppi armati», ha affermato il secondo Vice Presidente.

A seguito della inaspettata notizia, il governo ha informato che dalle tre frontiere negli ultimi 6 mesi è stato registrato il passaggio di 60.000 veicoli sospettati di trasportare armi destinate alle guerriglie sudanesi che combattono il governo del dittatore Omar El Bashir. Per quanto riguarda la Libia il governo di Khartoum sostiene che vari reparti di terroristi del ISIS stanno oltrepassando il confine sudanese dopo aver subìto ingenti perdite durante le offensive militari del Generale Haftar e delle tribù del Fezzan, Tebu e Tuareg.

Khartoum ha accusato il governo sud sudanese di favorire la logistica del traffico di armi in supporto delle milizie ribelli che combattono il governo sudanese negli Stati di Nuba Mountains, Blue Nile e Sud Kordofan. Il governo di Juba ha negato le accuse rivoltegli.

Venerdì 8 settembre il Ministro degli Esteri Sudanese Ibrahim Ghandour ha pubblicato una smentita ufficiale sulla chiusura delle frontiere con i tre Stati confinanti, affermando che sono solo stati intensificati i controlli di polizia ed esercito. Secondo fonti sudanesi la chiusura delle frontiere è realmente avvenuta su ordine del Presidente Bashir. Dopo 24 ore da questo ordine è giunto dalla Presidenza un contrordine per non incrinare i rapporti assai delicati con Tripoli, Bengazi, Tobruk, Juba e N’Djamena.

Per quanto riguarda la Libia il governo di Khartoum è corteggiato dal Generale Haftar e dal leader islamico del governo di Tripoli Serraj. Entrambi i signori della guerra stanno tentando di assicurarsi l’alleanza dello strategico Paese africano. Una alleanza che è in grado di cambiare i rapporti di forza militari in Libia e nel contesto diplomatico regionale ed internazionale. La breve chiusura delle frontiere con la Libia ha favorito la fazione pro Haftar all’interno del governo di Khartoum. Secondo questa fazione, l’escalation del traffico di armi e lo sconfinamento di reparti terroristici del ISIS sarebbero la prova che Serraj non è in grado di garantire la sicurezza dei confini in quanto non controlla in pieno le tribù del Fezzan.

Serraj non riesce a soddisfare la richiesta  di Khartoum di creare una forza militare congiunta per il controllo dei confini ufficialmente per impedire il traffico di esseri umani da Gedaref e Kassala (città sudanesi) al Fezzan. In realtà per impedire i regolari attacchi dell’opposizione armata sudanese lanciati dalle loro basi nel sud della Libia. Questa incapacità rende inutile l’alleanza con il governo di Tripoli e rischia di vanificare gli sforzi dello stesso Serraj che lo scorso 27 agosto si era recato a Khartoum per contrastare l’offensiva diplomatica di Mosca e Cairo tesa a creare una alleanza con il governo di Tobruk e con il Generale Haftar.

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