lunedì, Maggio 17

Libia: strage infinita field_506ffb1d3dbe2

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In Libia si consuma l’ennesima tragedia, con i corpi senza vita di circa duecento migranti che sono stati individuati oggi al largo delle coste libiche dopo il naufragio di ieri di due barconi con quasi cinquecento persone a bordo. A riferirlo è il ‘The Guardian‘, che spiega anche come la Guardia costiera libica abbia individuato i cadaveri a circa un chilometro da Zuwara, città portuale della Libia occidentale, tra i principali punti di partenza dei barconi diretti in Italia. Secondo la testimonianza di un attivista di Medici senza frontiere che partecipa alle operazioni di recupero, quaranta dei corpi ritrovati erano rimasti incastrati in una delle imbarcazioni, un piccolo peschereccio. Altri centosessanta galleggiavano sul mare e non tutti sono stati portati verso la riva a causa della scarsezza di mezzi della Guardia costiera locale.

La strage, solo l’ultima in ordine cronologico, ha però portato questa volta anche i residenti di Zuwara a manifestare contro gli scafisti e il traffico di esseri umani. Secondo fonti locali libiche, i manifestanti sarebbero scesi in strada gridando slogan che affermavano «come tutto ciò non fosse umano». Nei cartelli esposti dai manifestanti i trafficanti di esseri umani vengono definiti ‘vampiri‘ e si chiede alle autorità di combattere questo fenomeno e di «fermare l’uccisione dei bambini». Altri striscioni e cartelli mostravano invece le crude immagini dei cadaveri dei migranti riversi sulle spiagge della città. Forti anche le reazioni delle organizzazioni internazionali: «se dall’Europa non arriva uno scatto di coraggio e di lungimiranza, aprendo canali legali di transito per chi vuole raggiungere l’Europa e chiedere asilo, le stragi di profughi continueranno senza fine, sia nel Mediterraneo che lungo la rotta Balcanica», ha dichiarato Alessandro Bechini, Direttore dei Programmi in Italia di Oxfam.

Nel Paese nordafricano, nel frattempo, si cerca di negoziare e di arrivare ad un accordo tra le varie milizie e clan in un clima di totale anarchia. Ieri, le milizie di Misurata hanno rilasciato 15 membri del clan dei Tawergha, che fanno capo al vecchio regime di Muhammar Gheddafi, nell’ultimo passo di un riavvicinamento tra le due comunità. A riferirlo il quotidiano locale ‘Libya Herald‘, secondo cui la liberazione dei prigionieri arrestati nel 2011 arriva dopo l’ultimo incontro tenuto a Tripoli tra gli esponenti di Misurata e dei Tawergha. Timide prove di dialogo si hanno anche tra il Governo di Tobruk (legittimato dalla comunità internazionale) e il Governo di Tripoli (non riconosciuto internazionalmente) con quest’ultimo che ha eletto ieri Abdulrauf Beitelmal, considerato un ‘moderato’, a Sindaco del consiglio locale del Centro di Tripoli dopo il siluramento di Mahdi al-Arati da parte dell’Esecutivo di Tobruk. «E’ difficile, ma continuo a essere fiducioso che entro il 10 settembre saremo in grado di avere un’intesa finale su un Governo di unità in Libia» ha dichiarato l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, in un’intervista a France 2 di oggi.

In Siria è intanto incubo senza fine, con quello che resta del Paese levantino ormai dilaniato da una sanguinosissima guerra tra regime e ribelli. Oggi, una coalizione di forze islamiste, tra le quali figura anche il Fronte al-Nusra (il braccio di al-Qaeda in Siria), ha lanciato un’offensiva per strappare al regime la base aerea di Abu al-Duhur, ultima base aerea governativa nella provincia di Idlib, nel nord della Siria. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani negli scontri sarebbero morti almeno sedici soldati dell’esercito regolare e 18 ribelli. Tutto questo, mentre la Turchia si appresta ad unirsi «molto presto» ai raid della coalizione internazionale in Siria.
A dichiararlo è il capitano Jeff Davis, della Marina militare statunitense, che parlando con i giornalisti ha affermato: «non posso dirvi il giorno o l’ora, ma accadrà molto presto». Davis ha quindi confermato che l’accordo tecnico tra vertici militari di Turchia e Usa è stato messo a punto e siglato all’inizio della settimana, come già annunciato dai media turchi.

Anche l’Iraq è stretto da una spirale di violenza senza fine che, nelle ultime settimane, ha nuovamente investito la stessa capitale. Oggi, una forte esplosione ha infatti colpito il parcheggio di una sede della polizia irachena a Baghdad, uccidendo sei agenti e ferendone altri 10. Secondo la tv satellitare ‘al-Arabiya‘, che cita fonti ufficiali, i poliziotti morti e feriti dall’esplosione erano intenti a disinnescare un’autobomba trovata nel parcheggio, situato in un quartiere meridionale della capitale irachena. Ieri, lo Stato Islamico aveva rivendicato l’attacco sferrato da un attentatore suicida nella provincia di Anbar, nell’Iraq occidentale, in cui sono rimasti uccisi due generali dell’Esercito iracheno. In un comunicato diffuso sul web e avvallato dal Consiglio locale di Anbar, l’Is conferma la paternità dell’azione, condotta da quattro kamikaze e due cecchini.

Ma nel Paese sono tanti anche i problemi politici, soprattutto in riferimento alla corruzione dilagante e la disaffezione degli iracheni per il governo sciita di Baghdad. Per tentare di arginare il sempre più diffuso malcontento della popolazione irachena, stretta tra violenza quotidiana e mancanza dei più elementari servizi di base, il premier iracheno Haider al-Abadi ha introdotto nelle settimane scorse delle proposte (ancora sulla carta) di riforma per limitare la corruzione e la suddivisione confessionale delle più alte cariche statali, con la promessa di tagliare gli sprechi governativi e aumentare i servizi e la qualità della vita degli iracheni. Discorso che però non sembra aver convinto i religiosi.

Il Governo iracheno deve dimostrare una «sincera volontà nel combattere la corruzione e che le riforme introdotte di recente non sono solo palliativi per placare le proteste della popolazione». A sottolinearlo è il grand ayatollah Ali al-Sistani, la massima autorità sciita in Iraq, in un sermone letto da un suo portavoce durante la preghiera del venerdì a Karbala, nel sud dell’Iraq. Nel suo discorso, al-Sistani ha inoltre lanciato un avvertimento anche ai dimostranti che nelle ultime settimane sono scesi in piazza a Baghdad e in altre città del sud dell’Iraq per chiedere un cambio di passo nell’azione del Governo di Haider al-Abadi, con il religioso che li ha messi in guardia dai gruppi che cercano di «dirottare il loro movimento verso altri interessi».

Da Baghdad a Parigi è nel frattempo altissima la minaccia del terrorismo internazionale, con gli 007 francesi che lanciano l’allarme: «si teme un attacco in stile 11 settembre in Francia o l’abbattimento di un aereo di linea con un missile». A riportarlo è il ‘Dayly Telegraph‘, secondo cui le compagnie aeree sono state avvertite sul pericolo di un possibile attentato a un veivolo utilizzando un missile anti carro. «Questa e altre armi come i kalashnikov, sono sempre più a disposizione dei gruppi criminali nel Paese e sono finite in circolazione dopo le guerre nei Balcani e in Libia», affermano ancora i servizi francesi.

E sono proprio i Balcani ora ad essere considerati il nuovo ‘ventre molle’ dell’Europa a causa dell’enorme flusso di migranti che transitano da quella regione. La dura realtà dell’emergenza migranti ha portato infatti tra i paesi dell’Ue e quelli dei Balcani occidentali una nuova consapevolezza e Paesi storicamente in prima linea, come Italia e Grecia, da oggi sono un po’ meno soli:  «ognuno deve assumersi la sua parte di responsabilità sull’immigrazione». E’ quanto emerge dal Vertice sui Balcani occidentali che si è svolto ieri a Vienna, e dove i leader di Germania, Francia, Italia e di tutti i paesi dell’area si sono dati appuntamento per fare il punto su una crisi che in queste ultime settimane ha raggiunto il suo picco anche lungo le rotte balcaniche.

La durissima realtà, ha sottolineato nel vertice di ieri il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, «ha fatto sì che sia emersa finalmente una maggiore consapevolezza comune nell’Ue e la necessità che ognuno si assuma la sua responsabilità sull’immigrazione».

 

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