mercoledì, Giugno 23

Libia, strage in una caserma Manifestazioni a Parigi per il primo anniversario della strage di Charlie Hebdo e un 'potenziale terrorista'

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Nel giorno in cui si ricorda il primo anniversario della strage di Charlie Hebdo a Parigi, in cui persero la vita 17 persone, l’attentato libico riporta la paura di una di una fazione terroristica in costante crescita. La notizia dei 60 morti di Zliten passa sicuramente in secondo piano rispetto al ‘probabile’ tentato atto terroristico avvenuto quest’oggi a Parigi, dove da mesi gli occhi dell’occidente, e non solo, sono rivolti. Un uomo «armato di coltello da macellaio e con una pochette da cui si intravedevano fili elettrici» è stato ucciso dalla polizia davanti al commissariato La goutte d’or, vicino Montmartre. Finora nessuna immagine avrebbe immortalato né il coltello né l’ipotetico attentatore del giovane marocchino di 20 anni. Un emulatore o un affiliato al sunnismo estremo? La risposta arriverà nelle prossime ore, gli ispettori stanno infatti cercando informazioni attraverso un cellulare che è stato ritrovato nella tasca della vittima. Finora dei testimoni sono andati contro alla versione ufficiale della Gendarmerie: «non ha avuto in alcun modo un atteggiamento aggressivo», riferisce in lacrime Charlotte, una testimone della sparatoria. «Ero a pochi metri di distanza. Ho visto perfettamente quell’individuo avvicinarsi agli agenti schierati all’ingresso. Quelli gli hanno chiesto di indietreggiarelui ha fatto due passi indietro, poi ha ricominciato a camminare verso di loro. Aveva le mani alzate e nessun coltello. Ma la polizia ha aperto il fuoco uccidendolo con tre colpi» Si potrebbe trattare di un incidente causato dalla paura diffusa con la quale persino le forze dell’ordine francesi cercano di affrontare il problema del terrorismo in Francia.

Il sensazionalismo dei rimbalzi di notizia non aiuta il più delle volte a capire dove possa trovarsi la verità. Neanche quando si tratti di Kim Jong-Un. Secondo fonti Ansa alcuni esperti di nucleare avrebbero da ridire sulla veridicità dell’esperimento annunciato da una speaker della TV nord coreana in cui si sarebbe svolto con successo il quarto test nucleare ad idrogeno. Al di là dell’eventuale farsa l’Onu convocato d’urgenza il Consiglio di sicurezza per discutere della faccenda. Barack Obama, ha chiamato il presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye, e il premier giapponese, Shinzo Abe, riaffermando «l’irremovibile impegno» degli Usa per la sicurezza dei due Paesi e sottolineando la necessità di «una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord». A quanto pare non solo gli Stati Uniti hanno mal reagito alla dichiarazione nord coreana, immediate le distanze di Cina, Corea del Sud -che ha visto l’annuncio come un atto di guerra- e Giappone.

Evoluzioni anche tra i leader storici del sunnismo, l’Arabia Saudita e dello shiismo, l’Iran. In seguito a l’accusa a Riad è di avere bombardato l’ambasciata iraniana nello Yemen, Il Qatar ha richiamato il suo ambasciatore in Iran, che ha inoltre a sua volta vietato l’importazione nel Paese di merci dalla penisola arabica e sospeso i pellegrinaggi minori alla Mecca. I Saud, sostenuti da Kuwait, Bahrein, Sudan e in misura minore Emirati Arabi Uniti hanno deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Teheran. Stavolta la situazione pare essersi incrinata con risvolti peggiori che in passato. L’uccisione dell’imam sciita Nimr al Nimr in Arabia ha ulteriormente reso tutto più delicato. Nimr era un sostenitore dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo e del cittadino che in questo caso non sono tutelate da entrambi gli stati coinvolti, ossia da due stati teocratici.

Infine, in Egitto un gruppo di 16 uomini armati ha aperto il fuoco contro un autobus di turisti israeliani vicino alle piramidi. In ogni caso non ci sono stati feriti. L’identità degli attentatori è ancora da verifica.

 

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