lunedì, Ottobre 25

Libia, si avvicina l'intervento militare? field_506ffbaa4a8d4

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Terrorismo e instabilità della Libia. Sono queste, al momento, le preoccupazioni dell’America sul fronte internazionale. Non proprio due problemi di poco conto, tant’è che per discuterne Barack Obama ha convocato per oggi il Consiglio per la sicurezza nazionale. Al centro del dibattito l’intensificazione della campagna per distruggere l’Isis, ma anche un intervento in Libia. Proprio su questo punto, gli Usa hanno tirato in ballo l’Italia, che per Washington ha esperienza in quella parte del mondo. «Noi attingeremmo alle loro risorse, le loro capacità, per portare avanti i nostri obiettivi in quella regione» ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest facendo dei riferimenti non espliciti a una possibile repentina soluzione militare. Da giorni, infatti, si rincorrono voci di corridoio secondo cui gli Usa a breve invieranno l’Esercito in cooperazione con Italia, Francia e Gran Bretagna. E anche se non c’è stata ancora nessuna comunicazione ufficiale, anche il portavoce del Pentagono Peter Cook ha parlato di opzioni militari che il Presidente Obama sta valutando attentamente. «Sappiamo che Isis sta avanzando in Libia e sta creando centri di addestramento e noi vogliamo essere pronti a tutto» ha detto Cook.  I problemi del Paese stanno, in  verità, allarmando l’intera comunità internazionale, pronta a giocare la partita su uno scacchiere che sta diventando sempre più interessante quanto bollente.

In Libia, infatti, si stanno intrecciando problemi e interessi comuni e l’Italia è al centro della trama. L’Italia sta spingendo per la formazione del Governo di unità nazionale, gli Stati Uniti  collaborano con Khalifa Haftar, il generale dell’Esercito di Tobruk che ha bloccato la fiducia qualche giorno fa. Intanto, martedì 2 febbraio si svolgerà a Roma la riunione della coalizione anti-Isis, cui proprio oggi si è aggiunta anche l’Olanda, e c’è da aspettarsi che in quell’occasione Obama farà pesare le sue decisioni. «Non possiamo immaginarci di far passare la primavera con una situazione libica ancora in stallo» ha detto il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, a il ‘Corriere della Sera‘. «Ma siamo tutti d’accordo che occorre evitare azioni non coordinate, che in passato non hanno prodotto buoni risultati». Mentre si discutere di guerra, mercoledì, però, potrebbe arrivare la rosa di nomi dei nuovi Ministri che Fayez al-Serrraj presenterà al Parlamento per l’approvazione. Solo dopo la fiducia, il Goerno di unità nazionale potrà chiedere ufficialmente alla Nato un intervento militare e potrà, nel frattempo, avviare la riorganizzazione di un territorio allo sbando da oltre quattro anni.

Il tanto atteso incontro Merkel-Renzi e avvenuto. Stamattina il Premier italiano ha incontrato la cancelliera  tedesca per discutere di alcune tematiche importanti. «Sono molto felice del fatto che grazie agli sforzi del popolo italiano e del governo e alla collaborazione con gli amici tedeschi per la prima volta sono qui non con un elenco di impegni e promesse ma con un elenco di riforme e risultati» ha detto Renzi. In conferenza, stampa subito dopo il bilaterale, il primo ministro ha detto che l’Italia non è più come prima il problema dell’Europa, ma che ha voglia di fare la propria parte, come la storia impone di fare. Parole che sono sembrate come una sorta di chiarimento per la Merkel dopo le polemiche delle scorse settimane con il presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker. «Italia e Germania sono unite nel chiedere un’Europa più forte, più Europa» ha detto ancora. «Abbiamo bisogno di un’Europa che torni a essere se stessa, che sia degna del suo passato. Non su tutto possiamo pensarla allo stesso modo» ha sottolineato «ma rispetto alle sfide che abbiamo davanti c’è la consapevolezza del fatto che due grandi Paesi europei ora esprimono parole forti per un’Europa che viaggi in modo diverso rispetto all’ultimo periodo». Durante il colloquio si è parlato di Schengen, ribadendo che è necessario mantenere vivo l’impegno di tutti, per garantire uno dei pilastri dell’Unione Europea, ma soprattutto di migranti. «Sui rifugiati siamo dalla stessa parte, ci vogliono regole chiare, rispettate e verificate giorno dopo giorno» ha ammonito Renzi. «L’Italia è pronta a fare la propria parte, conosciamo il dramma degli esseri umani comprati e venduti dagli scafisti e siamo pronti a fare ogni tipo di sforzo e anche a superare le incomprensioni registrate».

La Merkel ha voluto discutere  anche della questione Turchia, chiedendo un accordo urgente e il premier italiano ha ribattuto di essere pronto a fare la sua parte, a patto che anche le istituzioni europee diano alcune risposte chiare. «Sui 3 miliardi alla Turchia per i flussi migratori mi piacerebbe una risposta europea prima della conferenza di Londra» ha detto Renzi non risparmiando frecciatine al veleno contro Juncker. «La Commissione ha molti impegni ma ha sempre tempo per fare una conferenza stampa o una conversazione con i giornalisti». Sempre facendo riferimento alle polemiche recenti con il presidente della commissione, Renzi ha parlato anche della  flessibilità, con un botta e risposta serrato con la cancelliera. «C’è una discussione legittima tra di noi, abbiamo sulla politica economica non sempre la stessa posizione, ma ci diciamo le cose con il sorriso e gli ideali sono comuni» ha poi puntualizzato. «Il fatto è che una comunicazione da parte della Commissione europea sulla flessibilità viene interpretata in maniera diversa» ha detto Angela Merkel e ha ribattuto Renzi, dicendo di non voler chiedere di cambiare le regole, ma che queste siano applicate senza equivoci. «Sulla flessibilità c’è stato un accordo come partiti politici che ha portato all’elezione di Juncker. Io non ho cambiato idea e spero non lo abbia fatto Juncker. Ma deve essere chiaro che in due anni l’Italia ha messo mano a riforme attese da 20 anni». Dopo aver parlato anche di debito pubblico e lavoro, dunque, la cancelliera si è detta entusiasta della visita a Berlino del presidente del Consiglio.

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