giovedì, Dicembre 2

Libia: il risultato passa per il petrolio

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Che la questione libica sia fondamentalmente legata al petrolio ne è la dimostrazione il caso di una petroliera partita dalla Cirenaica di Haftar in direzione di Malta, la quale durante il tragitto è stata intercettata dalla forze Onu e costretta a far ritorno in patria ma ad attraccare in un porto sotto il controllo del Governo di Unità Nazionale.

La strategia primaria è la medesima per le forze in campo in Libia, sia il Governo di Tobruk presieduta da Haftar, nonché il Governo di Unità Nazionale giudato da Serraj e sostenuto da una parte delle forze che compongono il Governo autoproclamato di Tripoli e dagli attori europei, fino ad arrivare alle unità jihadiste dello Stato Islamico e le milizie delle tribù locali, mirano al maggior controllo possibile delle risorse energetiche, queste ultime in maniera particolare con l’obiettivo di mantenere una Libia divisa e senza una ridefinizione di equilibri stabile. La riuscita di questa prospettiva potrebbe avvantaggiare lo Stato Islamico anche nella questione siriano – irachena.

Differentemente la volontà dei due blocchi sostenuti dagli attori europei e da quelli regionali è una ridefinizione di equilibri dove l’ipotesi che sembra privilegiata è una spartizione territoriale e conseguentemente degli introiti futuri derivanti dalle risorse energetiche. Ovviamente più il Governo di Unità Nazionale riuscirà a conquistare terreno a discapito delle forze destabilizzatrici e più gli attori europei avranno peso in una ridefinizione di equilibri futuri, viceversa più le forze guidate da Haftar avranno un avanzamento e più il peso politico delle forze regionali, Egitto e Arabia Saudita, sarà rilevante in futuro.  Il vantaggio acquisito per gli attori europei è che la sofferta creazione del Governo di Unità Nazionale può legittimare un intervento diretto il quale seppur legittimato sul piano formale, resta foriero di incognite su quello effettivo.

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