domenica, Giugno 20

Libia: quando la sicurezza è negoziabile

0

Si trattiene il respiro ogni volta che sentiamo di qualche morto sul ciglio della strada, pensiamo ai nostri cari, d’istinto abbracciamo i nostri figli. I figli di Fausto Piano e Salvatore Failla sono immersi in un lungo abbraccio dal luglio dello scorso anno, quando i loro genitori sono stati rapiti al confine con la Tunisia da un gruppo di milizie libiche.
La follia diplomatica ha inizio, richieste di denaro, forse un’incursione con le teste di cuoio nazionali in qualche covo conosciuto dai servizi segreti. L’ENI che tace. Poi tutto si spegne lentamente, tranne un lumino di speranza nelle case di quei quattro italiani che a casa non hanno fatto ritorno.
Le famiglie trattengono il fiato fino a ieri, quando alla porta bussano gli operatori della Farnesina.
Tutto svanisce in un attimo, basta un solo secondo per capire e lasciarsi andare ad un dolore che è aggravato dall’orrore. Le domande continueranno a rincorrersi nella mente di queste donne, mogli vittime del terrorismo in contumacia, continueranno a rimbombare nelle teste dei figli di Fausto e Salvatore.

Tralasciando per un momento il dolore assordante che dovrebbe coinvolgere tutti noi italiani dovremmo farci davvero delle domande su cosa vogliamo per il futuro.
Già, proprio il futuro, perché quello che è successo ai quattro operatori della ditta Bonatti potrebbe succede in ognuna delle nostre famiglie.

Quei quattro operai specializzati non erano soldati, non rientravano a forza in una retorica di nazionalismo e stereotipi violenti. No, erano cittadini italiani che lavoravano all’estero e come tali andavano tutelati.
Ma quando penso alla tutela dei cittadini che operano in zone ad alto rischio mi viene da sorridere, penso alle manifestazioni di piazza con le bandiere colorate, come se la pace potesse spuntare come i fiori in primavera.
La pace va guadagnata, va costruita e soprattutto va cercata.
In Italia, un Paese per cui la sicurezza è un bene negoziabile, non potevo che aspettarmi una ridicola disquisizione sul perché nessuno sapesse che i sequestrati erano in mano allo Stato Islamico, ma niente su come possiamo prevenire altre sparizioni.
Gli stessi indignati che volevano Greta e Vanessa bruciate al rogo per la loro ingenuità ora dovrebbero chiedere la testa di qualche dirigente ENI che ha mandato allo sbaraglio quattro italiani in una zona ad alto rischio.
Invece no, rimaniamo a pensare che sono stati vittime di un terrorismo ormai troppo forte per essere fermato. Sbagliato!
Il terrorismo è vigliacco, il terrorista sfrutta le nostre debolezze e le nostre mancanze per poterne trarre guadagno e mai si sarebbe potuto fare un esempio più lampante di quello già visto lo scorso luglio.

Da italiana vorrei che la morte di Fausto e Salvatore non fosse solo una mera commemorazione di dolore, vorrei che fosse una riflessione.
Una vera riflessione sul concetto di sicurezza, sul concetto di protezione. Quei soldi spesi in contractors o in addestramenti sommari agli operatori di ditte con appalti in zone rischiose non sono soldi buttati come molti pensano. Sono soldi che permettono a mariti, padri e figli di tornare a casa respirando.
In Italia, dove mancano tutto, persino un po’ di buon senso, la sicurezza è un bene del tutto negoziabile salvo poi salire alla ribalta quando qualcuno muore.
Un Paese civile non può ne deve funzionare in questo modo, servono ed urgono tutele perché nessun’altra famiglia debba piangere i suoi cari dopo aver aperto la porta.
Le solite interminabili pagine di giornali, i titoloni, le condoglianze e la sfilata delle autorità. Tutto splendido, tutto molto italiano pervaso di quel tricolore riesumato solo nei momenti di lutto.
Tutto molto bello, ma tutto molto evitabile!!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->