lunedì, Ottobre 18

Libia, pronto piano USA anti-ISIS

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Si fa sempre più tesa la situazione in Libia. Il Parlamento di Tobruk non riesce a votare, come già successo ieri, la fiducia al nuovo governo del premier Fayez al Sarrajp per mancanza di numero legale e, come se non bastasse, arrivano le prime notizie di un possibile piano di attacco degli USA contro l’ISIS. A rivelarlo il quotidiano ‘New York Times’, secondo cui il Pentagono ha presentato già alla Casa Bianca diverse opzioni, tra cui bombardamenti aerei sulla Libia per distruggere i jihadisti dello Stato Islamico. Alle operazioni parteciperebbero Francia, Italia e Gran Bretagna. A finire nel mirino dei raid, secondo il quotidiano, campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e altri siti per un totale quasi di 40 obiettivi.

In Italia invece c’è attesa per il rientro delle salme dei due tecnici italiani della Bonatti uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano. Il sindaco di Sabrata, Hussein Al-Zawadi, parla delle ultime procedure: «Come di norma in questi casi, i corpi dovrebbero essere stati sottoposti a un’autopsia e dovrebbe esserci una perizia che li accompagna e che deve essere trasmessa al Procuratore generale per allegarla ai documenti dell’inchiesta». Mentre l’avvocato della famiglia Failla, Francesco Caroleo Grimaldi, afferma: «Non abbiamo alcuna conferma che le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano rientrino oggi. Non sappiamo neanche se si trovino ancora a Sabrata o se siano state trasferite a Tripoli. Ci auguriamo che quanto annunciato dal ministro Gentiloni, su un rientro in giornata, venga confermato perché questo ritardo sta assumendo aspetti inquietanti». Mentre a ‘Repubblica’ parla uno degli altri due tecnici liberati, Gino Pollicardo: «Non dite che siamo stati liberati. Ci siamo liberati. Perché venerdì sera, quando aspettavamo di essere trasferiti da Melita a Mitiga, non sono stati in grado neppure di coordinare l’elicottero, nessuno sapeva dove fosse finito: due persone che hanno subìto quello che abbiamo subito noi, non possono attendere quattro ore. Altro che liberati, siamo stati abbandonati. A Roma ci hanno detto che in questi mesi hanno lavorato al nostro caso. Non dico che non ci fossero i contatti, ma mi sembra impossibile che in otto mesi non abbiano avuto il tempo di prenderli davvero. Il nucleo della polizia che combatte l’Is sapeva di 4 italiani rapiti nella zona di Sabrata. Avrebbero dovuto fare di più: siamo partiti in quattro e siamo tornati in due. Penso a Failla e Piano. Ho la rabbia dentro per una storia che doveva finire diversamente».

«Non so quanto ci vorrà a trovare gli assassini di Giulio Regeni, ma alla famiglia di quel ragazzo posso dire che li troveremo. Anche se in questo momento non abbiamo una sola evidenza che ci aiuti a risolvere quello che appare un omicidio senza movente». E’ quanto dice in una intervista esclusiva a ‘Repubblica’ il procuratore aggiunto di Giza, Hossam Nassar«Abbiamo due certezze. Anzi tre. Il referto autoptico dei nostri medici certifica che Giulio è morto non più tardi delle 24 ore precedenti il ritrovamento del suo corpo, la mattina del 3 febbraio. Quindi è morto in un lasso compreso il 2 e il 3. Gli stessi medici ci dicono che le violenze che ha subito sono state inflitte tutte in un’unica soluzione tra le 10 e le 14 ore precedenti alla sua morte».

Passando in Siria, è imminente la ripresa dei colloqui di pace. A confermarlo l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura per bocca della sua portavoce Jessy Chahine, che parla di avvio definitivo per lunedì 14 marzo: «La ripresa dei colloqui resta quella di domani, 9 marzo, nel pomeriggio, ma per ragioni logistiche alcuni partecipanti arriveranno il 12, altri il 13 o il 14». Sul momentaneo cessate il fuoco interviene l’alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, che al Parlamento Europeo dice: «Sostanzialmente tiene, anche se vediamo diverse violazioni in molte parti della Siria e”la situazione sul terreno in tutta la settimana è significativamente migliorata. Per la prima volta in cinque anni non ci sono interventi armati maggiori in tante parte della Siria. Le violazioni in questa settimana sono di intensità e grandezza di scala decisamente diversa da quella di tutte le altre settimane di guerra».

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