sabato, Settembre 25

Libia, nessun accordo. Ma Berlino pensa di intervenire field_506ffbaa4a8d4

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Sarebbe dovuto arrivare entro oggi l’annuncio del governo di unità nazionale in Libia, ma il rinvio di 48 ore ha rimesso di nuovo tutto in discussione. Sembra infinita, senza via d’uscita la trattativa tra i membri per la nomina dei nuovi ministri, tant’è che l’inviato speciale Onu Martin Kobler è dovuto intervenire ancora una volta. Stamattina, infatti, ha incontrato il capo del parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla Comunità internazionale, e i deputati della stessa assemblea che boicottano l’Accordo Politico Libico ostacolando il raggiungimento di una tappa necessaria per ristabilire l’ordine nel  Paese. Secondo il Lybia Herald, i colloqui con Ageela Salah e i dissidenti sono avvenuti in separata sede, dettaglio che illustra una delle tante difficoltà nel processo per la formazione di un esecutivo unificato. Il problema, infatti, è che per integrare la Dichiarazione costituzionale con l’accordo per il governo presentato all’Onu serve la maggioranza dei due terzi dei deputati di Tobruk. E nell’ora e mezza, trascorsa a discutere ieri a Shirhat con i deputati contrari all’accordo, secondo fonti del quotidiano libico, Kobler non ha nascosto che il loro assenso è necessario, pena una nuova impasse. Dopo l’incontro, Kobler ha poi espresso un duro monito in un tweet scrivendo che «la scena politica libica è divisa, mentre l’Isis è unito e persegue i suoi distruttivi obiettivi». In un comunicato più ampio, la Missione Onu di supporto in Libia, dunque, ha esortato Sarraj a rispettare la nuova deadline indicata, sottolineando che a questo punto servono leadership, coraggio e determinazione per porre gli interessi nazionali al di sopra di ogni considerazione. Un riferimento evidente alle liti per l’assegnazione dei ministeri sui cui circola voce. Il comunicato cita anche i recenti attacchi dell’Isis a Sidra, Raa Lanuf e Bengasi, che ci ricordano con forza la necessità di creare un fronte unito per contenere ed eliminare il crescente pericolo jihadista. Solo ieri, un gruppo di Jihadisti legati al califfato, ha lanciato un attacco nei pressi di Surman, cittadina a una sessantina di chilometri a Ovest della capitale. Secondo fonti locali citate dal sito ‘Alwasat’, l’obiettivo è prendere sotto controllo quella zona per istituire un suo quartier generale nella parte Ovest del Paese.

La minaccia dell’Isis, dunque, si fa sempre più vicina all’Europa, già colpita al cuore e terrorizzata dalla presenza di tanti uomini disposti a morire per il leader Abu Bakr al Baghdadi. Una paura che sta alimentando la decisione di molti Paesi di schierare truppe in Libia. La Germania, per esempio, non ha escluso la possibilità di condurre 200 militari del Bundeswehr per aiutare l’esercito libico ad addestrarsi nel combattimento di un nemico spietato come l’Isis. «Berlino non potrà esimersi dalla responsabilità di contribuire per la sua parte» ha detto la ministra della Difesa tedesca, Ursula von der Leyen.

Stavano ancora festeggiando per l’accordo sul nucleare, siglato il 16 gennaio, e per la revoca delle sanzioni quando Iran e Usa si sono incredibilmente ritrovati nemici. Poche settimana prima dell’intesa, Teheran aveva sperimentato nuovi missili balistici senza avvisare Washington e il presidente Obama non ha, così, potuto fare a meno di punire il Paese islamico con nuove sanzioni. Ma dall’Iran non ci stanno a farsi bacchettare nuovamente e infatti il presidente Hassan Rouhani ha definito illegittima la decisione americana, poiché il programma balistico dell’Iran  non è progettato per avere la capacità di trasportare testate nucleari. In un lungo comunicato, Teheran ha detto che questa “punizione” rappresenta, in realtà, un tentativo di dare privilegi ai centri di potere di quanti, all’interno e all’esterno, pongono richieste eccessive. E così, in torno di sfida, l’Iran ha L’Iran ha annunciato che svelerà presto nuovi missili progettati e realizzati dall’industria bellica nazionale. «Ogni tentativo di imporre nuove sanzioni con pretesti irrilevanti è indicativo della persistente politica ostile degli Usa e della loro acredine verso la Nazione iraniana ed è uno sforzo inutile per minare la capacità di difesa dell’Iran», ha detto il ministro iraniano della Difesa, il generale Hossein Dehqan. «Per questo, le sanzioni contro alcune persone e aziende non avranno alcun impatto sullo sviluppo dell’industria e dimostreremo veramente (la loro inefficacia, ndr), svelando nuovi missili» ha aggiunto. Le nuove sanzioni di Washington impediranno a 11 individui ed entità iraniani legati al programma missilistico di utilizzare il sistema bancario Usa. Anche il ministero degli Esteri di Teheran ha annunciato che l’Iran continuerà con il potenziamento delle capacità missilistiche dopo le nuove sanzioni, bollate come “propaganda”.

La sua firma era chiara fin dal primo momento, ma oggi è arrivata in maniera ufficiale la rivendicazione di Al Qaeda per gli attentati in Burkina Faso. L’organizzazione terroristica ha deciso di firmare la brutale aggressione alla capitale Ouagadogou in maniera ferocemente beffarda: ha diffuso le foto dei attentatori postandole su un account Twitter denominato “Fondazione al Andulus per la produzione media”. Nel tweet si afferma che l’albergo attaccato era uno dei più pericolosi covi dello spionaggio mondiale nell’Ovest del continente africano. Sulla pagina sono comparsi anche i nomi dei ragazzi: Ahmed al Buqli al Ansari, al Battar al Ansari e Ahmad al Folani al Ansari. Il cognome è lo stesso, ma non si sa se siano imparentati. Intanto, il bilancio provvisorio degli attentati a Ouagadougou è di 29 morti. Tra questi, anche il figlio di nove anni del proprietario del Cappuccino Caffè, uno dei siti presi di mira dai terroristi.

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