venerdì, Aprile 16

Libia, nasce il governo di accordo nazionale

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Giornata storica per la Libia. A Skhirat, in Marocco, i delegati del Congresso di Tripoli e quelli della Camera di Tobruk hanno firmato l’accordo per la creazione di un governo di accordo nazionale, secondo quanto proposto dalle Nazioni Unite. Si tratta del primo passo verso la pacificazione del Paese, da quattro anni (dopo la morte di Gheddafi e l’inizio della guerra civile) profondamente diviso. E’ stato creato un comitato di Presidenza, di cui fanno parte 6 personalità che erano già state indicate dall’Onu (il premier Fayez Sarraj, i tre vicepremier Ahmed Maetig, Fathi Majbri e Musa Koni, e i due ministri Omar Aswad e Mohamed Ammar), a cui si sono aggiunti altri 3 uomini politici, due in rappresentanza del Fezzan, il sud della Libia, e uno della Cirenaica, la parte orientale. Adesso questo comitato di presidenza dovrà formare la lista dei ministri che costituiranno il governo, che entro 40 giorni dovrà insediarsi a Tripoli.

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che ha ricordato come l’accordo sia anche frutto del dialogo durante la conferenza di Roma sulla Libia di domenica scorsa, ha però aggiunto: «Oggi è stato fatto un primo passo, ma sappiamo che il cammino sarà pieno di ostacoli e il che nuovo governo non avrà vita facile. L’Italia, l’Unione Europea e gli altri Paesi coinvolti in questa lunga trattativa sono pronti a fornire il proprio contributo per la Libia». Già, perché l’accordo è stato raggiunto tra i moderati, ma ad avere le armi sono i gruppi più estremisti, molto forti sul campo. Per non parlare dell’aumento della presenza dell’ISIS, che ormai occupa una buona fetta del Paese, sfruttando lo stallo di questi mesi. E si pensa anche ad un intervento sul campo dei militari dell’Onu. E proprio oggi nuovi scontri nell’est della Libia: almeno due i morti ad Ajdabiya. «Oggi è una giornata storica per la Libia», ha affermato l’inviato speciale Onu, Martin Kobler. «Tutte le parti hanno fatto delle concessioni mettendo l’interesse del Paese davanti a tutto. La comunità internazionale continuerà il suo appoggio al futuro governo libico. L’Isis rappresenta una sfida per il futuro governo di intesa nazionale. C’è bisogno di un dialogo nazionale globale per trovare un modo per lottare contro i terroristi».

In Siria ancora brutte notizie. Ucciso dall’ISIS a Idlib il giornalista siriano Ahmoud Mohamed al-Mousa, che era solito fare reportage contro l’organizzazione jihadista, denunciando i suoi crimini. Al-Mousa faceva parte del collettivo di informazione chiamato Raqqa is Being Slaughtered Silently (RBSS), che dal 2014 ha visto morire almeno altri tre membri del suo staff giornalistico: lo scorso ottobre toccò a Ibrahim al-Qader Abd e al giornalista Fares Hamadi a Urfa, in Turchia sud-orientale, mentre nel maggio del 2014 fu la volta di Al-Moutaz Bellah Ibrahim. Tutti uccisi dai membri dello Stato Islamico. Ma non è tutto, perché sempre in Siria una fossa comune con almeno dieci cadaveri è stata rinvenuta nella regione di Dayr az Zor. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, il gruppo jihadista ha ammesso di fronte ai parenti delle vittime di aver ucciso le persone seppellite nella fossa. E l’ISIS, da sempre all’avanguardia nella comunicazione, ha messo a segno un altro colpo: avviata in Afghanistan una radio, che per ora è diffusa nella provincia orientale di Nangarhar. In onda la ‘Voce del Califfato’ che, fra versetti del Corano e notizie dei ‘trionfi’ sul campo del movimento, incoraggia i giovani ad abbracciare il messaggio del ‘Califfo’ Abu Bakr al Baghdadi.

Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, torna all’attacco della Turchia. Nella conferenza stampa di fine anno, il capo del Cremlino è tornato sulla vicenda del jet russo abbattuto ai confini con la Siria «Riteniamo che le azioni delle autorità turche riguardo il nostro aereo abbattuto non siano stati un atto di inimicizia: sono stato un atto ostile. Si fosse trattato di un incidente, come i turchi dicono, uno si sarebbe aspettato delle scuse: invece sono andati dalla Nato. Abbattendo il cacciabombardiere Su-24, forse la Turchia ha desiderato compiacere gli Usa o forse le autorità turche hanno deciso di mostrare a Usa e Ue che sono un partner affidabile. Forse il governo turco voleva accontentare gli americani, non lo sappiamo, forse era stato discusso un accordo? Ma ci ha messo in una situazione grave». Ma va anche oltre: «Non vedo alcuna possibilità di appianare le relazioni con la Turchia. Ora i turchi provino a entrare nello spazio aereo siriano… Se prima l’aviazione turca violava lo spazio aereo in Siria, provino a volare ora». Putin poi è tornato a sostenere che la Russia appoggia l’iniziativa degli Stati Uniti per la stesura di una risoluzione Onu sulla Siria, annunciando che Mosca è soddisfatta e che dopo aver studiato il progetto forse anche il governo e le autorità siriane saranno d’accordo.

Tornando in Europa, nel giorno dell’inizio del Vertice europeo (dove si ridiscuterà, tra le altre cose, degli accordi con la Gran Bretagna), l’Europarlamento, riunito in sessione plenaria, ha dato il suo sì alle nozze gay votando la relazione a firma Cristian Dan Preda sui diritti umani, la democrazia nel mondo nel 2014 e la politica dell’Ue nel merito. Nel documento, che parla anche di sviluppo, rifugiati, pena di morte e non solo, vi è proprio una parte dedicata al tema dei matrimoni gay e alla maternità surrogata. Ma se sulla questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso il testo è molto positivo, è invece arrivato il no alla surrogazione, ritenuta dalla commissione compromettente per la dignità umana della donna perché mercificherebbe il suo corpo e le sue funzioni riproduttive. Dunque si ritiene che la pratica debba essere proibita: «Il Parlamento europeo ritiene che l’Ue dovrebbe proseguire gli sforzi per migliorare il rispetto dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuate (Lgbti), in linea con gli orientamenti dell’Ue sul tema», si legge nel testo. «Si rammarica che 75 Paesi criminalizzino ancora l’omosessualità, e 8 di essi prevedano la pena di morte, e ritiene che le pratiche e gli atti di violenza contro le persone in base al loro orientamento sessuale non debbano rimanere impuniti; è preoccupato per le restrizioni alle libertà fondamentali dei difensori dei diritti umani delle persone Lgbti, e invita l’Ue ad aumentare il proprio sostegno nei loro confronti; constata che i diritti delle persone Lgbti sarebbero maggiormente tutelati se avessero accesso a istituti giuridici quali unione registrata o matrimonio».

Ma rimane ancora l’alta l’attenzione sulla questione migranti. Nel mar Egeo (in particolare sulle coste turche) trovati i corpi di sei bambini annegati in due diversi naufragi. Due bimbi iracheni di 2 e 6 anni sono stati trovati con i giubbotti salvagente ancora addosso da alcuni pescatori a Cesme, nella provincia di Smirne. Mentre i corpi di altri 4 bambini, di età compresa tra 2 e 6 anni, sono stati ritrovati poche ore dopo al largo di Bodrum. Il gommone, che cercava di raggiungere le coste greche, è affondato. Nelle stesse ore la guardia costiera turca ha soccorso oltre 200 migranti. E sulla questione è tornato a parlare il presidente francese Francois Hollande: «Ora dobbiamo mettere in atto quanto deciso, proteggere le frontiere, e manterremo la parola prendendo i profughi da ricollocare».

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