sabato, ottobre 20

Libia: Macron cerca lo scatto in avanti Con Arturo Varvelli (ISPI) parliamo delle prospettive del prossimo vertice di Parigi e del ruolo (assente) dell'Italia

0

Il prossimo martedì 29 maggio, a Parigi, si terrà il vertice voluto dal Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, per tentare di dare una svolta alla crisi libica. Scopo dichiarato del vertice, che si terrà sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, è quello di giungere ad una data condivisa per lo svolgimenti di elezioni in Libia: le elezioni in questione dovrebbero svolgersi, nelle intenzioni degli organizzatori, entro la fine del 2018, ma le questioni aperte sono molte e non è detto che si arrivi all’esito desiderato.

Il vertice di Parigi vedrà la partecipazione di tutti i principali attori libici ed internazionali, sia a livello regionale che a livello globale. Gli invitati libici saranno il Presidente del Governo riconosciuto dalla Comunità Internazionale, Fayez al-Sarraj, il Generale Khalifa Haftar, che controlla di fatto l’est del Paese, il Presidente della Camera dei Rappresentanti, Aguila Salah Issa e quello del Consiglio di Stato Khaled al-Mishri: tutti e quatto i partecipanti hanno dato una disponibilità di massima a trovare un accordo.

Oltre ai rappresentanti delle varie fazioni che si contendono la Libia, il vertice vedrà la partecipazione di molti altri Paesi: i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia), Germania ed Italia in quanto rappresentanti dell’Unione Europea (l’Italia, inoltre, ha da sempre un rapporto molto stretto con la Libia), i Paesi dell’Africa settentrionale più interessati alle vicende libiche per la loro vicinanza (Egitto, Ciad, Tunisia ed Algeria), i Paesi più importanti del mondo islamico (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Qatar e Turchia); infine, saranno presenti il Presidente del Congo, Denis Sassou-Nguesso, in quanto responsabile dell’Unione Africana sulla questione libica, e il Capo della Missione ONU per la Libia, Ghassan Salamé.

La Libia è in uno stato di guerra civile e disgregazione fin dal 2011 quando, sulla scia delle Primavere Arabe e dell’intervento di USA, GB e Francia, cadde il regime di Muhammar Gheddafi.

Da quel momento, il Paese è rimasto diviso ed è sotto il controllo di Governi autoproclamatisi e in lotta tra loro; inoltre, sul territorio libico è presente una forte azione di gruppi terroristici di matrice islamista e di gruppi criminali organizzati che gestiscono il traffico di armi, droga ed esseri umani. Alla luce di questa situazione frammentata, è evidente come il compito di portare ad un accordo tra le parti che guidi il Paese verso nuove elezioni sarà tutt’altro che semplice. Oltre alla situazione interna, infatti, ci sono le difficoltà internazionali, con alcuni Paesi, più di altri, che si sono schierati molto apertamente per uno degli aspiranti Presidenti libici (è il caso della Russia nei confronti di Haftar), con le diffidenze e le rivalità tra alcuni Paesi dell’area invitati al vertice (si pensi alla rivalità tra Ankara e Riad per il ruolo di guida della regione, ad esempio, o alla crisi del Qatar di alcuni mesi fa); per finire, c’è la situazione dell’Italia, storicamente molto impegnata in Libia, sia politicamente e diplomaticamente che economicamente: l’attuale crisi istituzionale, senza precedenti nella Storia della Repubblica, taglia automaticamente fuori il Paese dagli sviluppi del prossimo futuro libico.

Proprio per questo, c’è chi ha avanzato il sospetto che la mossa di Macron non sia arrivata casualmente nel momento della crisi italiana ma tenti di sfruttare le difficoltà di Roma per ritagliare un posto di maggiore protagonismo per Parigi. Anche da parte libica è arrivata qualche critica al vertice organizzato dal Presidente francese: la delegazione di Misurata, infatti, ha dichiarato che non intende partecipare all’incontro, lamentando il differente trattamento che sarebbe stato dato alle parti in gioco. Inoltre,  Abdel Rahman al-Shatir, membro dell’Alto Consiglio di Stato libico, ha definito ‘colonialiste’ le finalità di Macron.

 

Per tentare di fare chiarezza sulla questione, abbiamo parlato con Arturo Varvelli, Senior Reserch Fellow dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

Cosa c’è da aspettarsi dall’incontro di domani a Parigi?

Quello che ci possiamo aspettare è una nuova evidenza che la Francia vuole avere un ruolo di leadership nella gestione della crisi libica. Dal punto di vista delle reali conseguenze, sul piano pratico, nella gestione della crisi libica, è molto difficile dirlo: io non sono per nulla ottimista. La possibilità di ottenere qualche miglioramento mettendo allo stesso tavolo quattro rappresentanti importanti della politica libica è piuttosto incerta. Il vertice dovrebbe essere un punto di arrivo: il problema è che anche questo vertice, un po’ come quello del luglio del 2017, mi sembra più caratterizzato da un’ansia di presentare un tentativo di soluzione a guida francese che un reale tentativo di mettere insieme parti intere del Paese. C’è soprattutto una questione di metodo: i francesi, ancora una volta, si illudono di poter gestire una crisi in maniera unilaterale, con delle scorciatoie che mettano assieme vari esponenti di un Paese, anziché con un faticoso lavoro diplomatico a livello internazionale; manca tutto un lavoro precedente che deve mettere assieme varie componenti di questa crisi, che sono componenti interne ed internazionali, come gli Emirati Arabi, o Paesi limitrofi come Egitto, Tunisia ed Algeria e come anche l’Italia, che ha un ruolo centrale importante, e Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Mi pare che questo incontro sia arrivato piuttosto precocemente e, dall’altra parte, mi pare che metta in secondo piano il lavoro di Ghassan Salamé e che non lo aiuti per nulla ma, anzi, tenda ad imporre un’agenda che non è quella di Salamé, bensì quella della Francia. Questo complica ulteriormente il lavoro sul campo di Salamé, che è già estremamente complicato.

Tutto mi sembra mirante a stabilire una data per le elezioni: questa data comporterà tutta una serie di rischi e di problemi. Se guardiamo alle elezioni del 2012 e del 2014, le elezioni hanno comportato una fase di polarizzazione, soprattutto quando non vi è un accordo preventivo su questioni importanti come in che modo debbano avvenire le elezioni, su cosa si voti, sull’esistenza di una Costituzione: insomma, esiste tutta una serie di fattori per cui il voto non comporta necessariamente una nuova fase democratica, bensì concorre a nuovi rischi di destabilizzazione del Paese. Mi sembra che questa sia l’ultima risorsa che potrebbero giocare i francesi per cercare di ridurre a una sola le varie legittimità del Paese in questo momento.

Quali sono attualmente le posizioni dei vari attori libici?

È difficile dirlo: la posizione degli attori libici è sempre molto nebulosa. Nel recente passato, Haftar si era espresso favorevolmente alle elezioni in tempi rapidi, perché vantava un ruolo di leadership e vorrebbe che questo fosse confermato dal voto. A parte Haftar, mi pare che tutti gli altri non siano particolarmente favorevoli alle elezioni; d’altra parte, gli attori interni sono continuamente sottoposti a veti e minacce incrociate. Non stiamo parlando di un Paese che vive in uno stato di ‘Monopolio della Forza’: i reali detentori del Potere non sono i rappresentanti politici ma sono i rappresentanti militari, i miliziani. Anche questo fattore non viene preso in considerazione dalla recente azione diplomatica francese: parlare di politica e di elezioni, senza parallelamente risolvere le questioni sicurezza ed economia, mi sembra piuttosto surreale.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore