mercoledì, Settembre 22

Libia, lo Stato creato dagli Italiani field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


La Libia di oggi, gettata nel caos della guerra civile e nell’anarchia militare in seguito alla caduta del regime di Muammar Gheddafi, è composta da realtà altamente frammentate, in cui centinaia di tribù e famiglie si contendono il controllo di aree più o meno vaste, dove le fazioni creano o sciolgono alleanze pressoché quotidianamente e dove l’unità nazionale sembra ormai un lontano miraggio.

L’altissima frammentazione culturale, etnica e addirittura linguistica della Libia ne fanno un Paese veramente fragile, sul quale il dominio deve essere esercitato con risolutezza e con autorità. Uno Stato tanto frammentato non può definirsi Nazione, se al suo interno non si trovano delle affinità tra le varie etnie interne. Una di queste, nel caso libico, potrebbe essere la religione islamica sunnita, la quale, tuttavia, conta numerosissime sfaccettature di pensiero e di morale al suo interno.

Un obiettivo comune potrebbe essere una motivazione interessante per diversi popoli a coalizzarsi e mantenere in piedi il Paese: tale meta potrebbe essere anche soltanto la pace stessa, così lontana dalla Libia, distrutta da anni di guerra, oppure un nuovo inizio all’insegna dello sviluppo economico.

Anche se la pace, la sicurezza e lo sviluppo costituiscono nobilissimi intenti, non si può non mettere sul piatto della bilancia gli interessi delle fazioni in campo, nonché la loro fortissima discordia: senza una guida carismatica, la Libia è un territorio fittizio, disegnato con lunghe linee rette al centro del Nord Africa, come tale in fin dei conti è sempre stato nell’ultimo secolo.
La Libia, costituita dalle tre regioni della Cirenaica, della Tripolitania e del Fezzan, nelle quali si contano quattro etnie principali (Berberi, Arabi, Tuareg e Tebu), divise in tribù e in famiglie, non è altro che un’area disegnata sulla mappa dalle potenze europee, le quali nel XIX secolo si spartirono il continente africano.

Proprio in quel periodo, la Libia, ancora neanche conosciuta con questo nome, molto vago rispetto ai nomi di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan, era già controllata da una grande potenza dell’epoca: l’Impero della Sublime Porta, la potenza ottomana.

Gli Ottomani, come tutti i principali attori governativi che avevano controllato e avrebbero controllato nel futuro l’area, detenevano un reale possesso solo della fascia costiera libica, ovvero delle province di Tripolitania e Cirenaica, ed erano incuranti di controllare le regioni interne, troppo difficili da mantenere (essendo zone desertiche del Sahara) e prive di qualsiasi interesse. Tutte le risorse libiche si concentravano nel pressi della costa.

I primi a cominciare a parlare di Libia furono gli italiani, i cui diplomatici e militari non a caso sono gli attuali protagonisti della mediazione tra la Comunità Internazionale e governi locali -anche se l’Italia, con la decisione dei giorni scorsi, sembra aver rinunciato definitivamente ad assumere la leadership della coalizione militare che avrebbe dovuto stabilizzare le sacche di resistenza, garantire la sicurezza dell’Esecutivo di unità nazionale guidato da Fayez al-Sarraj ed evitare l’avanzata e la conseguente radicalizzazione dello Stato Islamico.

.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->