lunedì, Novembre 29

Libia, liberati i due ostaggi italiani

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Il commissario Ue all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ha presentato la roadmap per il ritorno alla normalità nello spazio di libera circolazione delle persone di Schengen. L’obiettivo dichiarato è tornare alla normalità entro la fine dell’anno ed eliminare tutti i controlli interni entro dicembre, per riportare a un regolare funzionamento dell’area Schengen entro fine del 2016. Sulla questione migrazione è intervenuta ancora anche Angela Merkel, in riunione con il presidente francese Francois Hollande, secondo cui le decisioni unilaterali non portano da nessuna parte e non arginano il flusso. «Se adesso sembra che arrivino meno migranti in Germania dipende soltanto dalla chiusura di alcune frontiere. I migranti sono in Grecia e dobbiamo aiutarla. Insieme troveremo un percorso» ha detto. Intanto, la Macedonia ha detto di aspettarsi  dalla Ue un maggiore sostegno per l’emergenza migranti, che ha affrontato finora in larga parte con propri mezzi e risorse. Lo ha detto il ministro degli esteri Nikola Poposki. «Fino ad oggi non abbiamo ricevuto dall’Unione europea i mezzi necessari a far fronte a una situazione eccezionale quale è la crisi dei migranti» ha detto Poposki in una intervista all’ANSA. Secondo Poposki, il problema dei migranti si potrà risolvere solo stabilendo un effettivo controllo alle frontiere esterne dello spazio Schengen. Una cosa non facile poiché la Grecia ha anche confini in mare e tante isole.

E proprio dalla Grecia, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha invitato oggi i migranti economici a non raggiungere l’Europa, condannando al contempo le decisioni unilaterali assunte da alcuni Stati membri per gestire la crisi. «Voglio lanciare un appello ai potenziali migranti economici illegali: non venite in Europa. Non credete ai trafficanti. Non rischiate la vostra vita e i vostri soldi. Non otterrete nulla» ha detto Tusk al termine dell’incontro con il premier greco Alexis Tsipras. Quindi il presidente del Consiglio europeo si è rivolto agli Stati membri, invitandoli ad evitare divisioni, perché non aiutano ad arrivare a una soluzione alla crisi dei migranti che vede la Grecia come il Paese di fatto più colpito. Tusk è consapevole che la situazione lungo la rotta balcanica è veramente drammatica, e che è necessario agire con determinazione per migliorarla. Per questo, da qui andrà subito in Turchia. «Il nostro piano congiunto con la Ankara è e rimarrà una priorità e dobbiamo fare di tutto perché funzioni». Tusk ha incontrato oggi il premier turco Ahmet Davutoglu e domani a Istanbul vedrà il presidente Recep Tayyip Erdogan, in vista del vertice europeo di lunedì prossimo che vedrà la partecipazione della Turchia. Il piano d’azione Ue-Turchia, firmato lo scorso novembre, prevede che Ankara si adoperi per frenare le partenze dei migranti verso l’Europa, in cambio di aiuti finanziari e concessioni politiche. In vista del vertice di lunedì, comunque, Tusk è ottimista e per la prima volta sta emergendo un consenso in seno all’Unione Europea sulla gestione della crisi migratoria.

«Non c’è alcun imputato per la morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, scomparso il 25 gennaio scorso e ritrovato morto un mese fa sull’autostrada Cairo-Alessandria» . Lo rende noto una fonte della procura di Giza ad Aki-Adnkronos International. «Al momento non vi è alcun imputato per la morte di Regeni», spiega la fonte, aggiungendo che le indagini sono ancora in corso. Per Giacomo Stucchi, esponente della Lega e presidente del Copasir, le autorità egiziane non stanno fornendo una collaborazione vera. Hanno cercato di giustificare quanto è accaduto con una serie di ricostruzioni fantasiose e irrispettose nei confronti della memoria del ragazzo. «Mi chiedo se effettivamente ci sia la volontà da parte del presidente Al Sisi: sappiamo qual è la situazione dell’Egitto e come Al Sisi sia arrivato al potere. Sappiamo anche, però, che l’Italia è stato il primo Paese a fare un’apertura di credito diplomatica ed istituzionale verso l’Egitto. Quindi»  prosegue Stucchi «dobbiamo richiedere, con forza, di mettere a disposizione dei nostri rappresentanti di Polizia e Carabinieri, mandati dalla Procura per acquisire tutte le informazioni utili, tutti i materiali di cui loro dispongono e la possibilità di interrogare tutti coloro che erano in contatto con Giulio Regeni per capire effettivamente che cosa è successo». Il Copasir  ha chiesto nuovamente di audire il direttore dell’Agenzia dei servizi esteri, il generale Manenti, per chiarire alcuni punti. Intanto, domani al Cairo, presso la chiesa cattolica di rito romano di San Giuseppe, si svolgerà una messa in ricordo di Regeni. Come spiega una fonte della chiesa di San Giuseppe, la celebrazione è stata organizzata dal ministero del Turismo egiziano e vi parteciperanno il ministro Hisham Zaazou e i responsabili dell’Ente per la promozione del Turismo. Sono stati invitati diplomatici europei, tra cui l’ambasciatore e il console italiani.

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