sabato, Ottobre 16

Libia: l'Esercito che voleva vincere da solo

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Tutti i genitori sanno che, ad un certo punto della loro vita, dovranno staccare il cordone che li lega ai loro figli, questi dovranno camminare da soli verso la vita che li aspetta.
I genitori, tuttavia, non abbandonando a se stessi la prole, ma continueranno ad assisterli e a supportarli in ogni momento.

Quello che si sta disegnando in Libia in queste ultime settimane era già stato previsto da diversi analisti, in più occasioni.
Tutte le milizie presenti sul terreno, da Tripoli a Tobruk, passando per Sirte e Bengasi, si sono unite in una sola voce che urla a pieni polmoni il rifiuto ad un’ingerenza sul suolo nazionale rappresentata da una possibile operazione militare.
L’avanzata dello Stato Islamico nel Paese non è così seria come in Siria o in Iraq, molti, quasi tutti non sentono l’impellente necessità di arginare questo fenomeno aberrante.
Gran parte delle Cancellerie europee si ostinano a voler programmare una missione che rischia di essere il più grande fallimento dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Analizzando i fatti attraverso il percorso storico degli ultimi quindici anni, il Medioriente è stato un grande esempio di come non si dovrebbero condurre le operazioni militari senza il supporto delle popolazioni locali.
In Libia, già nel 2011, si è voluto rimettere alla prova quello che si pensava essere uno dei tanti clichè della guerra moderna. Senza autorizzazioni internazionali e con l’avvallo delle potenze mediterranee si è bombardato indiscriminatamente il Paese senza curarsi di quello che sarebbe successo dopo.
La transizione politica è stata letteralmente lasciata al caso, la Libia era un problema superato perché la democrazia aveva fatto il suo corso, o almeno così sembrava.
Le centinaia di milizie presenti sul territorio non si sono accordate e si è vista l’ennesima esclusione selettiva  di tutti coloro che aveva avuto anche solo legami indiretti con il regime di Muammar Gheddafi.
Ecco il primo errore.

In Afghanistan si è già avuto modo di sperimentare che l’esclusione di una parte importante della politica del Paese non serve al benessere del Paese stesso.
L’Europa se ne è resa conto quando i talebani si sono visti escludere dal processo di formazione del Governo a Kabul, dopo che la frangia più moderata si era battuta per arrestare lo strapotere qaedista.
Così iniziarono gli attentanti, iniziarono le polemiche e soprattutto si insinuò nella popolazione moderata un senso di insoddisfazione che sarà l’esca dello Stato Islamico.
In Libia si è ridisegnato lo stesso identico scenario e in futuro si vedrà sicuramente lo stesso malcontento che ancora aleggia in Afghanistan. A differenza della Libia, il Paese degli aquiloni, ha una presenza internazionale promossa dal Governo centrale di Kabul con obbiettivi umanitari raggiunti in modo eccellente, e diverse zone del Paese sono nuovamente libere di condurre una vita normale.

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