sabato, ottobre 20

Libia: la joint task force pro-migranti che danneggia gli interessi italiani Il piano prevede una serie di iniziative umanitarie in stretta sinergia con operazioni militari. In prima linea Francia e Germania

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In reazione alle rivelazioni della ‘CNN’ sul traffico di esseri umani e schiavitù, crimini giá ampiamente denunciati da ‘L’Indro’ lo scorso aprile, Nazioni Unite, Unione Africana e Unione Europea creeranno una joint task force per salvare gli immigrati africani intrappolati in Libia. Lo hanno deciso Antonio Guterres, Segretario Generale ONU, Moussa Faki Mahamat, Presidente della Commissione Unione Africana, e Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea durante il summit AU EU svoltosi ad Abudjuan, Costa d’Avorio.

Il piano prevede una serie di iniziative umanitarie in stretta sinergia con operazioni militari. Si proteggeranno gli immigrati e rifugiati presenti in Libia che diverranno beneficiari di assistenza umanitaria. Contemporaneamente, si attueranno operazioni militari congiunte per smantellare i network criminali di trafficanti di esseri umani e garantire una stabilità alla Libia, sconvolta da una interminabile guerra civile, da quando le potenze occidentali decisero di creare una artificiale Primavera Araba e abbattere il regime del Colonello Mohammar Gheddafi, nel 2011, aprendo le porte al caos nazionale e al dilagare del terrorismo salafita di origine saudita in tutto il Nord Africa e Africa Occidentale.

Nel piano di assistenza ai rifugiati intrappolati nell’inferno libico saranno coinvolte ONG occidentali, Agenzie Umanitarie ONU e l’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione (I.O.M. in inglese). Assoluto riserbo su quali Paesi invieranno contingenti militari per distruggere il network dei trafficanti di esseri umani e stabilizzare il Paese. Rumori di corridoio parlano di soldati francesi, corpi speciali americani e soldati inviati dal Cairo e da Khartoum. Tutte queste Nazioni sono alleate al Generale Khalifa Belqasim Haftar, che comanda il Consiglio nazionale di transizione libico, e dichiarato nemico dell’Italia.

La joint task force è, di fatto, una creazione della Francia, sostenuta dalla Germania. Prendendo come pretesto la sicurezza degli immigrati ridotti in schiavitú, Parigi e Berlino intendono assicurarsi il controllo della Libia e dei suoi immensi giacimenti di petrolio e gas naturale a scapito dell’Italia, che ai tempi di Gheddafi aveva una posizione di monopolio sugli idrocarburi libici. Il secondo obiettivo è quello di salvaguardare la ‘fortezza Europa’, diminuendo i flussi migratori. Gli immigrati che saranno ‘salvati’ dai loro aguzzini libici verranno rimpatriati nei Paesi d’origine.

Sono previsti rimpatri volontari dove, molto probabilmente, gli immigrati riceveranno qualche migliaio di euro per rifarsi una vita. Secondo gli osservatori africani, parlare di rimpatrio volontario è un eufemismo, in quanto è chiara l’intenzione dei Paesi europei di non accogliere gli immigrati africani intrappolati in Libia. Dinanzi a questo netto rifiuto gli immigrati non avranno altra scelta che accettare i rimpatri assistiti. Il IOM ha dichiarato di essere in grado di rimpatriare 10.000 immigrati nei prossimi mesi. Secondo notizie fornite dal sito di informazione africano ‘Slate Afrique’, 3.800 immigrati saranno rimpatriati dalla Libia nelle prossime settimane. Notizia confermata dal Presidente della Commissione UA, Moussa Faki Mahamat, precisando che si tratta di immigrati ritrovati in un campo di detenzione vicino a Tripoli, quindi di più facile accesso rispetto agli altri campi di detenzione conosciuti.

Particolare attenzione verrà rivolta ai rifugiati. Per loro si cercheranno Paesi disponibili ad accoglierli. Questi Paesi difficilmente sanno europei. Contatti non ufficiali sono in atto con alcuni Paesi africani disponibili ad accogliere i rifugiati presenti in Libia dietro cospicuo compenso finanziario per ogni rifugiati accolto. Questi contatti rischiano di trasformare I rifugiati in un ottimo affare.

Si ha l’impressione che vi sia scarso interesse sul destino dei rifugiati dirottati in altri Paesi africani. La loro integrazione nel tessuto sociale e produttivo dei Paesi ospitanti sembra passare in secondo piano rispetto all’esigenza di diminuire la pressione migratoria sull’Europa. Uno tra i primi Paesi africani a rendersi disponibile ad accogliere immigrati e rifugiati dalla Libia è il Rwanda, secondo le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri, Louise Mushikawabo. Dichiarazioni che potrebbero nascondere interessi finanziari e politici che non hanno nulla a che fare con l’ostentata solidarietà panafricana.

La joint task force, rimpatriando gli immigrati africani presenti in Africa, vanifica indirettamente gli sforzi del Ministero degli Affari Esteri italiano e della Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS. Il vice-Ministro degli Affari Esteri Mario Giro ha proposto un pacchetto di aiuti di emergenza a favore della popolazione dei centri migranti e rifugiati in Libia gestita dall’ufficio AICS a Tunisi. Un pacchetto di 2 milioni di euro che verranno implementati da un ulteriore stanziamento di 300 mila euro come fondo di assistenza tecnica, gestione e coordinamento per la sede ACIS in Tunisia. Questo pacchetto umanitario è, in realtà, una proposta alternativa rispetto a quella iniziale avanzata da Giro che prevedeva il coinvolgimento delle ONG italiane in attività nei centri di detenzione libici. Proposta definita indecente e bocciata dalle ONG, soprattutto dopo che le ONG sono state indicate dalla maggioranza dei politici italiani -di Governo e opposizione- come conniventi nel traffico di esseri umani.

A causa dell’iniziativa francese, questo intervento umanitario italiano in Libia non è più attuabile, e i 2 milioni di euro dovranno essere dirottati verso i piani di rimpatrio. Alcuni osservatori africani nutrono il dubbio che la proposta di rimpatrio avanzata da Parigi sia stata anche pensata per impedire una qualsiasi presenza italiana in Libia e per evitare un rafforzamento politico di Roma che andrebbe a favore degli interessi petroliferi di ENI, nemico numero uno del Governo e delle multinazionali petrolifere francesi che si stanno facendo largo in Libia.

Ma le operazioni di rimpatrio non sono così facili come da più parti si lascia intendere. A spiegarcelo è ‘African Slate’ in un articolo del 1° dicembre. «Si stima che vi siano dai 400 ai 700.000 immigrati africani intrappolati in Libia. Il Governo di Tripoli assicura che vi sono 42 campi di detenzione ma sappiamo che ve ne sono molti di più. In questi campi ufficiali vi sarebbero circa 15.000 immigrati, ma la maggioranza di questa massa di disperati soggetti ad ogni tipo di violenza e sopruso sono detenuti in campi segret,i controllati dalle milizie vicine al Governo di Accordo Nazionale GNA e al Primo Ministro Fayez al-Sarraj. Questi detenuti sono fonte di guadagno per queste milizie e per il GNA che chiedono riscatti alle famiglie o li vendono come schiavi. Gli immigrati sono divenuti un lucroso commercio per Tripoli e le sue milizie, gestito da un network malavitoso che va al di la degli scafisti, semplici collaboratori». Stiamo parlando delle stesse milizie con le quali l’Italia fece accordi?

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