lunedì, Settembre 20

Libia, la guerra segreta tra Italia e Francia Cinque anni di tentativi francesi di sottrarre la Libia all'orbita italiana

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Il valore del Cfa è fissato all’euro e il Tesoro francese ne garantisce la convertibilità. Almeno il 65% delle riserve nazionali di questi 14 Paesi si trovano presso il Tesoro transalpino che, in tal modo, funge da garante del cambio monetario. In sostanza, la Francia ha ancora a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie, egemonia che l’iniziativa gheddafiana avrebbe messo in pericolo, e con essa l’architrave degli affari francesi in Africa. Da qui, l’esigenza di buttare fuori dalla scena il Colonnello.

L’ipotesi, dapprima considerata paranoica e complottista e oggi rilanciata da vari organi di stampa italiani e stranieri, va tuttavia presa con le molle, non soltanto in ragione delle perplessità già manifestate da vari osservatori. Quasi un terzo di tutte le email ricevute da Hillary Clinton sulla situazione politica in Libia durante il suo mandato come Segretario di Stato porta la firma di Blumenthal. Sia Blumenthal che l’ex agente della CIA Tyler Drumheller, altro consulente della signora Clinton, hanno lavorato con una società libica chiamata Osprey, una startup operativa in Libia con lo scopo di partecipare al business della ricostruzione. Blumenthal non è mai stato alle dipendenze del  Dipartimento di Stato; risultava invece sul libro paga della Fondazione Clinton, dalla quale riceveva un assegno mensile di 10.000 dollari come consulente, pur continuando a perseguire i propri interessi commerciali in Libia. Nonostante l’evidente conflitto di interessi, la signora Clinton aveva molta considerazione delle informazioni inviate da Blumenthal, il quale nelle sue missive citava fonti anonime, sostenendo di essere molto vicino alla élite politiche di Tripoli.

Quale che sia l’attendibilità di queste ricostruzioni, rimane il fatto che la rivolta libica fu l’occasione per Sarkozy di rilanciare la politica francese nella regione e, insieme, di offrire una nuova percezione presso il mondo arabo: non più una Francia ex potenza coloniale compromessa con spietati dittatori, ma portavoce della richiesta di libertà da parte delle popolazioni del Mediterraneo.

Uno schema che oggi si sta ripetendo con il nuovo Presidente, Francois Hollande. Nelle ultime settimane, i servizi segreti e l’aviazione francesi stanno facendo di tutto per dare una spallata a quel barlume di stabilità che si sta faticosamente cercando di raggiungere in Libia. Semmai i governi di Tripoli e di Tobruk dovessero davvero realizzare quell’intesa auspicata dall’Italia, dal punto di vista geopolitico la Libia resterebbe collocata dov’è sempre stata: nell’orbita italiana, appunto. La Francia non riuscirebbe, dunque, a guadagnarsi quel tanto agognato posto al sole in Nord Africa, e soprattutto la sua compagnia petrolifera Total non riuscirebbe a sottrarre lo scettro all’italiana Eni.

Una storia di concorrenzialità tra vicini che il giudice Rosario Priore e il giornalista Giovanni Fasanella hanno ben riassunto nel volume ‘Intrigo Internazionale’, edito nel 2010 da Chiarelettere, dove le vicende oscure degli ultimi cinquant’anni di storia italiana vengono rilette alla luce dello scontro tra le aspirazioni mediterranee dell’Italia e quelle delle altre potenze occidentali (soprattutto Regno Unito e Francia). Una  guerra segreta fra ‘alleati’ sullo sfondo degli anni di Piombo, del golpe di Gheddafi in Libia, della decolonizzazione, di cui le operazioni militari contro Tripoli iniziate da Sarkozy e Cameron ieri e riprese da Hollande oggi rappresentano solo l’ultimo capitolo.

 

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