lunedì, Settembre 20

Libia, la guerra segreta tra Italia e Francia Cinque anni di tentativi francesi di sottrarre la Libia all'orbita italiana

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Arriviamo al 2015. Con gli attentati di Parigi del 13 novembre, ultimo di scia di atti ostili ad opera del sedicente Stato Islamico contro la Francia, il livello di scontro tra le due parti raggiunge il suo apice. Ai raid aerei su Raqqa segue anche un rinnovato interesse per la Libia, impegnata in una difficile mediazione tra i due governi concorrenti di Tripoli e Tobruk in vista di un Esecutivo d’unità nazionale. Quattro anni di guerra civile non hanno affatto scalfito la primazia dell’Italia, che da queste parti può ancora contare su antichi e consolidati legami. Un interscambio di 11 miliardi di euro unisce le due sponde del Mediterraneo, con l’Italia che si posiziona al primo posto come cliente e fornitore della Libia, e quest’ultima che occupa il 12esimo posto come fornitore e il 33esimo come cliente della Penisola.

Il tentativo francese di attrarre a sé l’ex colonia italiana è ufficialmente fallito. Ed è sullo sfondo di questo scenario che nei primi del 2016 spuntano fuori le email di Hilary Clinton. L’inchiesta del Congresso americano sui fatti di Bengasi del 2012, in cui rimase ucciso l’Ambasciatore americano Christopher Stevens, ha portato alla luce nuovi elementi sui retroscena dell’attacco Nato del 2011.
I documenti desecretati confermano che la Francia, attraverso il
servizio estero DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieure), era già in contatto con i futuri leader del Consiglio Nazionale Libico. A loro ha promesso guida, denaro e un pronto riconoscimento di legittimità, in cambio di privilegi per le aziende francesi, soprattutto nel settore petrolifero, ma non solo.

Nel memorandum inviato alla Clinton del 22 marzo 2011 – intitolato significativamente ‘How the French created the National Libyan Council, ou l’argent parle‘ –  si legge che l’offerta portata dal DSGE veniva direttamente dal Presidente Sarkozy. Le controparti libiche, Mustafa Abdul Jalil e il generale Abdul Fatah Younis, hanno accettato l’offerta e mantenuto i contatti con gli agenti del DSGE.

Nel rapporto del 5 maggio è riportato che fonti ad alto livello del Consiglio hanno rivelato che con i voli umanitari iniziati il 13 aprile per l’invio di medicine e generi di supporto, erano arrivati in Libia anche alti dirigenti di compagnie francesi (tra le quali Total) e altri ufficiali e personale (para-militare) del DSGE.

In un altro documento, del settembre 2011, è riportato che nel viaggio compiuto quel mese a Tripoli, il Presidente Sarkozy in persona ha chiesto ai libici una riserva del 35% del loro petrolio per la Total.

L’email più controversa è tuttavia quella del 2 aprile 2011, – inviata all’ex Segretario di Stato dal funzionario e suo stretto collaboratore, Sidney Blumenthal – dalla quale emerge con chiarezza che tra gli obiettivi di Sarkozy c’era proprio quello di scalfire l’influenza dell’Eni nell’area. Nella email  –inviata all’ex Segretario di Stato dal funzionario e suo stretto collaboratore, Sidney Blumenthal –  si elencano i motivi che avrebbero spinto Parigi ad attaccare la Libia, peraltro tutti già noti: guadagnare una quota maggiore della produzione di petrolio a danno dell’Italia; aumentare l’influenza francese sul Nordafrica; rafforzare la posizione di Sarkozy in patria; riaffermare la posizione militare francese in Africa.

Ma ci sarebbe una quinta spiegazione, finora azzardata solo dalla blogosfera della controinformazione, che nasce dal timore di Parigi di vedersi sgretolare sotto gli occhi la sua eredità africana, la Françafrique. Secondo Blumenthal, Gheddafi stava per dar vita ad una valuta panafricana in grado di soppiantare il franco africano (Cfa) come moneta di riferimento per 14 Paesi del Continente nero. L’idea dell’ex dittatore libico era garantire questa nuova valuta con le ingenti riserve d’oro e argento (stimate in 143 tonnellate) detenute dal suo Paese, che sarebbero state trasferite dai caveau della Banca centrale di Tripoli a Sabha, nel sudovest del Paese, città ritenuta più sicura.

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