venerdì, Ottobre 22

Libia, la guerra segreta tra Italia e Francia Cinque anni di tentativi francesi di sottrarre la Libia all'orbita italiana

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Non c’è «niente di vero» sulle presunte frizioni che esisterebbero tra Italia e Francia in merito alla politica da adottare in Libia, ha dichiarato giovedì scorso il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. In realtà le frizioni tra Parigi e Roma sono evidenti, legate agli interessi contrastanti sul piano anche economico, con le due parti in eterna competizione per strapparsi concessioni l’una all’altra tramite i rispettivi colossi energetici: Suez, Gas de France, Edf ed Edison sul fronte francese, Eni, Enel, Saipem su quello italiano, in un confronto-scontro costante tra i due eserciti del petrolio, a cui  la recente pubblicazione di 3.000 email riservate dell’ex Segretario di Stato Usa Hillary Clinton su ordine di un Tribunale americano aggiunge nuovi, controversi dettagli.

Secondo il generale Fabio Mini, ex capo dalla missione Kfor, intervistato dall’agenzia ‘Askanews‘, tra l’Eliseo e Palazzo Chigi «ci sono frizioni interessi contrastanti perché la Libia è stata da sempre vista come un campo di gioco dell’Italia». Detto questo, «il Ministro Gentiloni diplomaticamente fa il suo mestiere, ma bisogna guardare in faccia realtà, da come verranno risolte queste questioni dipenderà chi ha perso e chi ha vinto la partita». Significativo, in proposito, che le parole del Ministro siano giunte all’indomani delle rivelazioni su una serie di raid aerei nella zona di Sirte, di cui nessuno vuole attribuirsi la paternità – smentisce anche Michel Goya, esponente della Difesa francese, raffinato conoscitore dei meccanismi militari di Parigi, sentito da noi a poche ore dai fatti –, ma che svariati indizi riconducono proprio alla Francia.

La Libia, fin dagli anni Settanta, era considerata uno Stato canaglia‘ per il sostegno al terrorismo palestinese che all’epoca colpiva spesso in Europa. Particolare che, tuttavia, non impediva al Vecchio continente di continuare a fare buoni affari con Tripoli. La svolta avviene a partire dagli anni Duemila, quando la necessità di garantirsi alleati nella lotta contro il jihadismo, da parte degli occidentali, e quella di evitare che il proprio regime facesse la fine di quello di Saddam Hussein in Iraq, da parte di Muammar Gheddafi, traformano di colpo l”impresentabile’ Colonnello in un fedele amico dei potenti d’Europa, ospitato e riverito con regali e baciamano dal Presidente francese Nicolas Sarkozy e dal Premier italiano Silvio Berlusconi.

Il leader libico è un buon amico a Roma come a Parigi, ed è considerato un partner affidabile dispetto dei metodi, ben noti da tempo, con cui riduce al silenzio gli oppositori in patria. Armi e tecnologia al regime in cambio di petrolio erano il comune denominatore dei rapporti italo-francesi con Tripoli.
Secondo l’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) di Brescia – cioè la provincia dove si concentra la produzione del made in Italy che sparadal 2005 al 2012 l’Italia, battuta nell’UE solo dalla Francia, ha autorizzato 375,5 milioni di euro di esportazioni belliche in Libia, 177,5 milioni le consegne effettive; oggi, nel caos libico, non si sa più chi combatta con quelle armi. Il record di commesse è del 2009 con il Governo Berlusconi.

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