Libia – Italia, prove tecniche di politica estera

E se il governo di unità nazionale non si riuscisse a creare? Se la paura del terrorismo e la voglia di un futuro migliore non fossero uno spinta abbastanza forte da non riuscire a trovare un accordo?

A malincuore ma non si potrebbe fare nulla, la Libia in quel caso sarebbe a tutti gli effetti uno Stato Fallito in balia delle fazioni che tenteranno di prendere il potere. Una situazione tremenda e a dir poco infelice, ma se si vuole ottemperare alle norme di diritto internazionale l’unica strada è quella di lasciare il Paese e supportarlo fin dove possibile.

La politica estera italiana nel Paese è abbastanza chiara e segue una sua linea guida, cosa possiamo dire invece della componente militare?

La componente militare deve seguire il ragionamento politico del Governo. Non possiamo in alcun modo essere coinvolti militarmente in un Paese che non appoggia la nostra presenza in loco. Il caos che si è creato intorno ad un possibile invio di truppe internazionali, la cui guida sarebbe spettata all’Italia , è dovuto al fatto che di queste truppe ancora non si sà nulla. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia premono perché ci sia un progetto unitario di intervento ma l’Italia continua a seguire la sua linea politica definendosi pronta a tutti gli scenari possibili. Come abbiamo detto in precedenza, manca un Governo Libico capace di permetterci l’entrata nel Paese senza violare nessuna norma internazionale. Quando esisterà questo Governo, all’ora e solo all’ora, potrà definirsi il tipo di missione che andremo a fare. Non possiamo parlare di una possibilità in particolare perché sul tavolo ci sono ancora tutte, ma torno a dire che senza autorizzazione sarebbe prematuro qualsiasi azzardo.

L’Italia però è pronta ad assumersi la grossa responsabilità del comando della missione. Lei ha una lunga esperienza nelle Forze Armate sia da comandante di uomini che da coordinatore strategico degli assetti nazionali. In questo momento storico di ristrettezze economiche e di deficit evidenti, l’Italia potrebbe prendere il comando e saperlo gestire?

I dubbi sono molti. Come accennava lei, i gravi tagli a cui la Difesa è stata sottoposta hanno arrecato danni ingenti soprattutto al parco mezzi e alla conseguente efficienza dei suddetti. Dunque potremmo avere qualche problema a gestire l’enorme richiesta di mezzi e la loro reale disponibilità. Bisogna ricordare che l’Italia e in particolar modo l’Esercito è attualmente impegnato in quasi tutti gli scenari internazionali, dal Kosovo all’Iraq passando per la Somalia; Libano ed Afghanistan. Sul suolo nazionale è in corso l’operazione strade sicure che oltre ad avere riscosso un notevole successo in termini di opinione pubblica ha anche sortito un buon effetto di deterrenza. Inoltre bisogna considerare che a breve, in Iraq, l’impegno nazionale si incrementerà. Gli uomini delle nostre forze armate sono solo quelli che abbiamo e tra gli scenari internazionali, strade sicure e i continui tagli la situazione non è proprio rosea. Avremmo le capacità per prendere la leadership nonostante ci siano state carenze anche nella parte addestrative, ma bisognerà comprendere bene quali sono gli obiettivi e le richieste della Libia.

 

Da quanto si evince dalla discussione con il Generale Camporini  le forze internazionali stanno bruciando le tappe programmando un intervento militare senza fare i conti con la volontà libica. Quello che si presentava come un caso di politica estera mal gestito dal solito Governo italiano senza spina dorsale in realtà è un buon piano d’attacco per essere incisivi sullo scenario internazionale ma al contempo rispettosi della sovranità di uno Stato (anche se fallito come la Libia). L’Italia può fare davvero la differenza per questo martoriato Paese che è la Libia a patto che la si lasci lavorare.