mercoledì, Settembre 22

Libia – Italia, prove tecniche di politica estera

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Si fanno sempre più insistenti le pressioni che l’Italia sta subendo per un suo maggior coinvolgimento in chiave anti Stato Islamico. Dal punto di vista politico, Roma, è già ampiamente schierata e forse più di qualunque altro paese ha preso una posizione netta sul futuro politico della Libia. Militarmente il Dicastero della Difesa è pronto ad offrire supporto al neonato Governo di Unità Nazionale qualora gli fosse richiesto. Eppure il malcontento per la gestione della crisi libica non si riesce a mettere a tacere, che sia solo un’abitudine a criticare l’operato del Governo oppure è davvero un caso di insoddisfazione politica? Cerchiamo di fare il punto della situazione con il Generale in congedo Vincenzo Camporini, attualmente vice direttore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

 

Generale, ci potrebbe aiutare a capire meglio quale politica sta perseguendo l’Italia in Libia e come si sente di giudicarla?

L’atteggiamento del nostro Paese verso la crisi libica è caratterizzato da molto realismo. Un linea politica pensata e ragionata che prevede in modo incondizionato l’appoggio per la costruzione di un Governo di Unità Nazionale capace di mettere pace tra le diverse fazioni in lotta. Il nostro intervento nel Paese deve avere un piano d’azione che con obiettivi chiari e ben pianificati, che godano della piena legittimità internazionale garantita da un Governo libico unitario.

Perché è così importante avere un Governo di Unità Nazionale, l’Italia non potrebbe intervenire unilateralmente salvaguardando la sua sicurezza nazionale?

L’Italia non può intervenire unilateralmente in primo luogo perché non sarebbe legittimata a farlo, in secondo luogo la motivazione della messa in pericolo della sicurezza nazionale è debole. A prescindere da quelle che sono le normative vigenti in materia di intervento militare, bisogna dare uno sguardo a quella che è la cultura libica nella sua interezza. La Libia ha una cultura estremamente varia, caratterizzata da microfazioni in lotta o in coalizione tra di loro, vogliono il potere o anche solo il loro momento di gloria. Approdare in Libia senza che vi sia un’accettazione generalizzata verso il contingente nazionale o multinazionale che sia rischia di avere gravissime ricadute sulla sicurezza dei nostri soldati.

Secondo Lei è possibile che si coalizzino contro le truppe straniere?

E’ uno scenario plausibile, organizzarsi verso un nemico comune per proteggere la propria nazione che si crede usurpata da terzi. La chiave di tutto, che l’Italia ha capito fin da subito, è sì stare vicino alla Libia supportarla e guidarla verso un futuro più pacifico ma al contempo bisogna lasciare che il Paese superi ed attraversi la crisi in modo relativamente autonomo. E’ una questione di credibilità dei Governi , nostro e loro, l’intervento non richiesto sarebbe una grave ingerenza negli affari libici.

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