venerdì, Luglio 30

Libia: il Governo può attendere

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Una delle situazioni più instabili nell’area mediorentale, nella quale sono concentrati gli interessi economici e politici di molti attori regionali e globali, è la situazione libica. Da ormai due anni i confini, che un tempo furono il regno di Gheddafi, sono in uno status di caos permanente, con due Governi, uno riconosciuto dalla Comunità Internazionale, l’altro autoproclamato, e diverse fazioni che si combattono tra di loro per il controllo del territorio, nonché la presenza sempre più scomoda delle milizie del Califfato Islamico.

Lo stato di caos permanente che perversa in Libia è tale che alcuni iniziano a paragonarla ad un altra Siria, alla quale senza ombra di dubbio è collegata, in quanto l’instabilità libica alimenta quella siriana e viceversa. Diversamente dalla Siria, però, la posizione geografica della Libia e le sue risorse energetiche, hanno spinto la Comunità Internazionale ad impegno concreto. L’impegno concreto delle Nazioni Unite si traduce nel tentativo, che dura ormai da mesi, di costituire un Governo di unità nazionale come contributo alla risoluzione di due importanti nodi per gli attori occidentali: la lotta al terrorismo e lo sfruttamento delle risorse energetiche.

La costituzione di questo Governo di emergenza sembra stia diventando più difficile del previsto, in quanto necessita di essere approvato dal Parlamento di Tobruk, successivamente spostarsi a Tripoli e deve tener conto per la sua composizione sia del Governo illegittimo di Tripoli, sia della rappresentanza delle varie tribù locali.

Due sono stati i tentativi di costituzione del Governo di emergenza, entrambi hanno fatto un buco nell’acqua.
Il primo era una proposta con una composizione di 32 Ministri bocciato il 19 gennaio, mentre  il secondo che doveva essere approvato martedì 23 febbraio è stato rinviato alla prossima settimana, causa la mancanza del numero legale nel Parlamento di Tobruk.
La seconda proposta formulata dal Premier incaricato, Fajez Serraj, è di un Governo composto da tredici Ministri e cinque Segretari, per un totale di diciotto soggetti, tra cui 3 donne. I diciotto membri della squadra di Governo proposti sono ripartiti territorialmente in cinque della Tripolitania, quattro della Cirenaica e altri quattro dalle regioni del sud.

La lista dei nominativi del Governo che verrà di nuovo sottoposto al voto la prossima settimana  è composta da Abdulmatlob Ahmed Bufarwa, proposto nel precedente Governo come Ministro dell’Economia, è il Ministro designato sia dell’Economia che dell’Industria, Joumaa Abdullah Aldrissi è stato proposto per la Giustizia, Fakher  Muftah Bufrana come Ministro delle Finanze, Baddad Ghanso Masuod è designato per la Governance Locale, Ali Galma Mohamed designato per il Ministero del Lavoro, per quello della Sanità è stato proposto Omar Bashir Al-Tahar, Milad Mohamed Maatog designato Ministro per i Trasporti, Al-Taher Al-Hadi Al-Juhaimy è stato designato come Ministro alla Pianificazione, e Mohamed Khalifa Al-Bazzabi come Ministro all’Istruzione. Ai ministeri di Stato per la Riconciliazione, Stato per le famiglie dei martiri, feriti e sfollati, e Ministero di Stato per gli Sfollati sono stati designati rispettivamente: Abdul-Jawad Faraj Al-Obeidi, Muhanad Said Younis e Yusuf Abu-Bakr Jalala. Mentre le tre donne designate sono Fadi Mansour Al-Shafie, Asma Mustafa Alost e Iman Mohamed Bin Younis, rispettivamente per i Ministeri degli Affari Sociali, agli Affari Femminili e alle Istituzioni. Al Ministero degli Interni la figura designata è Arif Al Khojah.

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