martedì, Maggio 11

Libia: i migranti nel cimitero del Mediterraneo e l’assenza dell’Europa È interesse nostro che Turchia, Libia ed altri Paesi vengano considerate ‘dittature’ così noi ‘democratici’ ne usciamo mondati di peccati morali e di complicità in morti e violenze. L’ipocrisia occidentale

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

“Sul piano dell’immigrazione noi esprimiamo soddisfazione (!) per quello che la Libia fa nei salvataggi e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia…”. Queste le inequivocabili parole pronunciate dal Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi, primo leader europeo ad  incontrare a Tripoli il 6 aprile scorso lo pseudo nuovo (per quanto?) leader libico Abdul Hamid Dabaiba. Il sotto testo è: vogliamo conservare le raffinerie di petrolio in Libia, dobbiamo fare affari, noi siamo qui.

Affermazioni serie quanto gravi, dopo che i governi negli anni si sono incartati in una progressiva residualità del proprio ruolo gestito in ultimo da figuri come giggino estero e dal fumoso pochette, che allestirono quel finto e fuffesco teatrino pseudo vertice di Palermo con il generale Haftar ed Al Serraj, i due nemici in guerra. Copiando il già fatto molto prima dal nazionalista Macron a Parigi. Cerchiamo di rinegoziare con la Libia una nostra presenza facendo a sportellate con francesi, inglesi, senza Europa alle spalle, sulla scorta di un Memorandum co-firmato ed automaticamente rinnovato nel quale abbiamo definito ruoli procedure ed aiuti (ai carcerieri libici da noi addestrati).

Quelle parole sono non dal sen fuggite ma calibrate sugli effetti politici e la ripresa di un ruolo nel Mediterraneo ed in Libia dopo l’amichevole genuflessione di Berlusconi che baciò le mani di Gheddafi! Comunque parole veritiere, perché noi aiutiamo da tempo la Libia dove sopravvivono circa 4 mila esseri umani nei campi di detenzione e tortura, condannati dall’Onu con l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Draghi parla come responsabile politico ed il dossier Libia gli viene confezionato tra Palazzo Chigi Ministeri Interni ed Esteri (benché Giggino…) sulla base dei precedenti e del clima politico in quell’area. Quello più rilevante è il Memorandum Italia-Libia con cui Minniti, ex Ministro dell’interno sganciava molto denaro e mezzi militari, ché bisogna mantenere le commesse alle nostre belle aziende che producono armi, vendute con spirito democratico nei peggiori teatri di guerra del mondo, magari con l’etichetta “quest’arma uccide anche te. Quando la usi pensa ai diritti umani… quelli nostri” e buon lavoro! Il Minniti egolatrico il quale per chi non lo sapesse ancora, dopo la tentata scalata alla segreteria del Pd lavora con Leonardo (quando si dice gli affari..) ex Finmeccanica quale, udite uditePresidente della sua (dell’azienda) neo Fondazione, mega azienda che produce e vende armi, elicotteri, cingolati. Sull’ex compagno ‘Lothar’ ci torno.

Insomma, benché novellino ma non sprovveduto, è impensabile che Draghi non sapesse degli accordi di delega dei governi passati ai governanti libici, con nostro addestramento, per il controllo dei confini esterni alla Libia, ovvero blocco navale per i partenti e detenzione a terra dei migranti, in un posto dichiarato ‘poco sicuro’, con eufemismo, dall’Onu. La rappresentazione è simile a tante altre vicende sospese tra considerazioni reali ed afflati solidali di noi comuni mortali che ci rattristiamo per i Regeni o Zaki in Egitto di un autoritario sanguinario insignito di recente dal francese della Legion d’onore! O la Libia in guerra permanente dopo la morte di Gheddafi ed il caos politico militare istituzionale che dal 2011 permane in quell’area strategica, grazie anche alla guerra unilaterale scatenata dal pessimo Sarkozy, ex Presidente francese apprezzato perché congiunto di Carlà, la Bruni.

Dunque valgono le tortuose ed ambigue regole di diplomazia e politica con cui si negozia, contratta, media, con tutte le ambiguità connesse a ruoli politici di governo in uno scacchiere internazionale in cui è necessario, utile, urgente, (inevitabile?) collaborare. Come con il dittatore turco, nelle pesate parole di Draghi. Altrimenti saremmo in un conflitto permanente, già in una trasposta ‘terza guerra mondiale’ frammentata di cui ha parlato tempo fa non qualche capo di governo ma il profondo Papa Francesco. Poi, certo, in cuor nostro vorremmo dare una lezione ai vari Erdogan e non solo per la mancanza di sedia alla Von der Leyen, con l’omuncolo europeo ancor più volgare nel non cederle il posto, dove tutti scoprono adesso che individuo lercio sia l’ottomano, come se non lo sapessero ancora!

Sulla Libia tutti i governi degli ultimi anni si sono comportati allo stesso ambiguo modo, eccetto Enrico Letta cui va il merito di essere stato l’unico a tentare di salvare i migranti nel Mediterraneo con l’operazione di pattugliamento e salvataggio di ‘Mare Nostrum’ con la Marina militare italiana, poi rapidamente smantellata in favore di Frontex, Agenzia per la sicurezza delle frontiere esterne all’Unione europea, operazione finalizzata a rispedire i migranti in difficoltà nelle terre libiche, ovvero rimandandoli ai carcerieri libici esternalizzando il lavoro sporco lì nel Mediterraneo.

Con l’inutile Europa dei mercati ancora oggi incapace di cambiare le regole, come quelle del Trattato di Dublino sull’accoglienza dei brutti sporchi e cattivi non solo nel paese di approdo, ovvio l’Italia ma redistribuendoli nel continente. E parliamo dei rifugiati che devono essere accolti per il diritto internazionale. Mentre tutti gli altri governi, Renzi, Gentiloni, Conte 1 di destra, Conte 2 di sinistra hanno riprodotto lo stesso schema, raccolta e rispedirli laggiù dove non li vediamo nemmeno... fatti loro. Con il solito bugiardo ‘pugnalatore saudita seriale’ a distinguersi, perché il 24 novembre del 2015 durante il sequestro con torture di Giulio Regeni disse “se avessimo saputo prima, forse (forse!) avremmo (intanto pure l’italiano, saremmo potuti… il rignanese!) potuto intervenire”. Un bugiardo seriale che reinventa sempre la realtà per tornaconto personale e che non ammette mai di sbagliare. Ma non ditelo ai suoi fanatici adepti, Meb in testa, la Boschi.

Come invece fa una vera leader come la Merkel che va al Bundestag a dire di essersi sbagliata sulle chiusure totali a Pasqua. La classe non è acqua. Subito smentito, il rignanese, dalla Farnesina “Le istituzioni governative italiane furono informate sin dalle ore successive alla scomparsa di Giulio, il 25 gennaio 2016”, dunque l’Ambasciata al Cairo sapeva, così come il governo a Roma. D’altronde il rignanese era stato il primo capo di governo occidentale (come Draghi oggi in Libia) a fare visita a Sisi nel 2014 e a definirlo nel 2016 “un grande leader”. E dagli, ma allora è un vizio il suo! Fare il piacione, tratto collaterale del servo sciocco. La doppiezza ed il machiavellismo essendo il sentire di chi è al potere, denunciando repressioni in favore di opinioni pubbliche ma guardandosi bene ed “abili nel non menzionare abusi e violazioni ai tavoli delle trattative economiche con regime sempre più autoritario (qui l’Egitto). Ma tollerato” (Francesca Mannocchi, l’Espresso, 29 novembre 2020). Anche con Mohamed Bin Salman è accaduto lo stesso, considerato (sempre dagli Usa con l’Fbi ma senza prova certa… strano diritto hanno lì in America) il mandante dell’efferata uccisione, tagliandolo a pezzi, del giornalista Kashoggi, di recente gratificato dal sullodato, poiché dipendente a libro paga del principe, di un grottesco“nuovo Rinascimento”(!) saudita, dove oppositori e donne spariscono e dove il lavoro, il cui costo infimo viene magnificato, è durissimo e mal pagato!

Torniamo alla Libia. Qui grazie a noi con armi e denaro abbiamo dato la sponda legittimante di una violazione alla luce del sole dei diritti umani, termine oggi ambiguo e generico privo poi di atti concreti, sollevati in genere a margine di incontri internazionali. ENI, Enav, aeroporti, e sanità sono, come dicono quelli raffinati della finanza che ci fregano con stile, gli asset strategici per accordi economici di collaborazione e nascondere i temi propri dei governi democratici. Stessa cosa successa con la Cina con cui per anni tutti hanno fatto affari, salvo ‘scoprire’ oggi che quel Paese è dittatoriale con il numero più alto al mondo di esecuzioni capitali. Forse perché con gli stessi strumenti del capitalismo sta superando quello occidentale. La doppia morale, quella degli affari perché il denaro non puzza e quella sfocata dei diritti di ogni essere umano.

Torno al Minniti neo dirigente Leonardo, parlando si immagina da neo managèr uomo d’affari dopo la politica,con una missiva al giornale ‘la Repubblica’ full-atlantic e prona-americana, in cui il 9 aprile esalta la “saggezza e coraggio” di Draghi. Addirittura! La prima perché in Libia ci si gioca un pezzo importante di nostro futuro. Certo, perciò da ministro ha pacificato i rapporti con loro dando armi denaro ed addestramento. Il coraggio, perché quell’area è tra le più complicate del mondo. Soprattutto dopo che Turchia e Russia hanno dato corso ai propri piani di espansione nel Mediterraneo per completa insipienza ed incapacità europea di darsi dopo decenni uno statuto di azione e strategia politica.

Un’assenza europea certificata da ultimo dal ridicolo approccio cala braghe sui vaccini con i colossi farmaceutici. L’articolo di Minniti si dipana con cipiglio con frasi corte ed apodittiche, da bollettino di guerra, come nel personaggio, insopportabile per la grandezza intellettuale che sprizza dai pori del suo cranio pelato. Dunque “l’Italia è tornata”, addirittura con una “consapevolezza nuova” (sarà per la potenza di Gigginol’esterino) con il confronto con i russi ed ottomani che “riguarda tante cose. Soprattutto i modelli di democrazia e società. Una sfida insieme estrema e cruciale. Senza demonizzare. Senza abdicare”. Cioè non troppo esigenti ma non troppo arrendevoli. E che vuoi ribattere a frasi simili? Ma il bello è dopo quando afferma che “impegnare risorse importanti (già fatto) non è una missione caritatevole. Non è un aiuto. Nemmeno a ‘casa loro’ (vulgata fascioleghista e destre varie). È un investimento. Anzi, l’Europa che si impegna in Africa del nord non fa altro che aiutare se stessa…” battendo con la “buona moneta” quella cattiva della corruzione e violazione dei diritti umani. Con il solito e non realizzato salvataggio in mare, dopo che si è fatta la guerra alle Ong e grida vendetta la volgarità del citrullo gigginesco sulle navi taxi del mare, per non dire volgarità e violenze del suo sodale fascio leghista, quello salvato oggi dai processi sui sequestri di persona perché ormai dentro il calderone dell’ammucchiata Draghi… ma poi ci sarebbe la fantomatica redistribuzione in Europa, dei profughi mentre per i migranti economici, invisi a Macron, dipende dalla nostra richiesta di manodopera. Inoltre “la protezione dei confini marittimi e terrestri rappresenta una garanzia per l’intera Europa”, infatti non li vogliamo, teneteveli chiusi nelle galere, come non vogliamo quegli altri a nord per cui l’Europa si è svenduta al miserabile dittatore turco dandogli montagne di denaro in questi anni.

Questa è la fortezza Europa, chiudendo tutti i corridoi esterni. Ma vi è di più “il rispetto dei diritti umani e una lotta senza quartieri (vabbè basta un cantiere, ma tant’è) contro i trafficanti… svuotare i centri di accoglienza, cancellare condizioni di detenzione inaccettabili. Ricostruire permanenti corridoi umanitari. Riattivare i rimpatri volontari assistiti”. Bello, nel libro dei sogni, ma non eri tu il responsabile di quelle azioni, il solito bla bla di chi aveva potere di agire, e ne parli come se tu avessi fatto altro, incredibile. Ma poi come, chi lo fa? L’Europa? E dovè, chi la rappresenta, quale politica estera o di difesa comune ha? Una politica fiscale omogenea? Una voce univoca verso Usa e Russia, verso la Cina? Ma quando, oggi, domani, tra decenni? Di che cosa parliamo, di ciò che dovremmo, penseremmo, vorremmo, avremmo? Insopportabile questa modalità di parlare come se… e poi criticano gli idealisti che sono molto concreti nel dire che le cose non cambiano perché da caos simili ci guadagnano in molti, che valgono più di poche decine di migliaia di tizi pure sporchi e laceri in fuga verso una libertà che non avranno mai. Senza dimenticare per finire di concordare con la politologa Nadia Urbinati (Domani, 13 aprile) quando parla a proposito del nostro interesse nazionale e continentale di un ‘realismo amorale’ delle democrazie “per le quali risulta assai conveniente essere circondate da regimi illiberali se vogliono intrattenere con loro questo tipo di affari: retribuiti affinché tengano i migranti fuori dalle nostre frontiere”. Dunque è interesse nostro che Turchia, Libia ed altri Paesi vengano considerate ‘dittature’ “poiché ciò le rende efficaci nella negazione dei diritti umani” quindi le uniche capaci di svolgere quel compito abietto che come democrazie non potrebbero svolgere. “E dichiarandole ‘dittature’ mettiamo la nostra coscienza in pace con sé stessa. Loro sono il male, non noi”. Così noi ‘democratici’ ne usciamo mondati di peccati morali e di complicità in morti e violenze. L’ipocrisia occidentale.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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