giovedì, Ottobre 28

Libia, Haftar disconosce il governo di Tripoli field_506ffbaa4a8d4

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Il Senato Usa ha approvato una legge che consente alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di chiedere i danni all’Arabia Saudita per il suo possibile ruolo nel finanziamento del terrorismo jihadista. L’assemblea ha approvato all’unanimità il testo, il ‘Justice Against Sponsors of Terrorism Act’, che ora passa all’esame della Camera. Ufficialmente non è mai stata determinata una complicità dello Stato saudita negli attacchi orditi da Al Qaeda, benché quindici dei 19 attentatori dell’11 settembre fossero sauditi. A febbraio Zacarias Moussaoui, il 20esimo attentatore, ha detto ai suoi avvocati statunitensi che membri della famiglia reale saudita avevano donato miliardi di dollari alla rete terroristica di Osama bin Laden negli anni Novanta. L’ambasciata saudita ha smentito, ma le dichiarazioni del detenuto hanno riaperto la ferita, riaccendendo inoltre il dibattito sulla pubblicazione delle 28 pagine del rapporto della Commssione sull’11 settembre ancora segretate. Il provvedimento, oltre a rimarcare il progressivo distacco degli Stati Uniti dai tradizionali alleati sunniti in Medio oriente in favore della componente sciita, rischia di provocare una vera e propria tempesta politica nei rapporti tra Riad e Washington. Ad aprile il New York Times ha scritto che il capo della diplomazia saudita Adel al-Jubeir aveva già avvertito i parlamentari statunitensi che, se la legge sarà approvata, venderà 750 miliardi di dollari di titoli statunitensi in suo possesso. Il presidente Barack Obama, dal canto suo, ha già detto che porrà il proprio veto.

In Francia lo sciopero dei ferrovieri e dei lavoratori portuali contro la legge sulla riforma del lavoro voluta dal presidente Francois Hollande sta provocando oggi la cancellazione di metà delle corse dei treni e la sospensione dei traghetti per il Regno Unito. I treni ad alta velocità e gli intercity sono stati ridotti del 40-50% in seguito allo sciopero, che provoca anche problemi alle linee locali, ha annunciato l’azienda ferroviaria statale Sncf. Brittany Ferries ha annunciato la cancellazione di numerosi traghetti tra la Gran Bretagna e il Nord della Francia, mentre gruppi di camionisti bloccano da ieri i depositi alimentari e di carburanti. È solo l’ultimo fronte delle vaste proteste, talvolta culminate in violenti scontri tra manifestanti e forze di polizia, in corso da settimane contro una riforma duramente osteggiata dalle parti sociali. Negli intenti, la legge voluta da Hollande – in Italia già ribattezzata il ‘Jobs Act francese’ – servirà a facilitare assunzioni e licenziamenti e anche a dare più peso agli accordi contrattuali aziendali rispetto a quelli nazionali, in un Paese in cui il tasso di disoccupazione è ancora superiore al 10%. Tuttavia i sondaggi dicono che tre francesi su quattro sono contrari al piano e le mobilitazioni ormai quotidiane, tra scioperi e altre iniziative di protesta, sono indice del profondo dissenso che sta accompagnando l’iter del provvedimento. Il tutto a un anno dalle elezioni presidenziali che, sempre secondo i sondaggi, vedrebbero l’attuale inquilino dell’Eliseo fuori dalla corsa già al primo turno. E a scendere in piazza oggi, in una sessantina di città francesi, compresa Parigi, dove si sono radunate a place de la République, sono state le forze dell’ordine. La manifestazione è stata indetta per denunciare la grave situazione di stress a cui i poliziotti sono sottoposti, chiedendo più fermezza nei confronti dei dimostranti violenti. Mentre era in corso la manifestazione un’auto della polizia è stata incendiata a quai de Valmy, lungo il canale Saint-Martin. Le autorità hanno aperto un’inchiesta per tentato omicidio. Momenti di tensione a Parigi e a Lione durante lo svolgimento di contromanifestazioni non autorizzate.

In Turchia nella serata di ieri il parlamento ha votato a favore della riforma costituzionale, promossa dal governo dell’Akp, che cancella l’immunità parlamentare. Secondo alcuni, la misura prende di mira i deputati filocurdi, che potrebbero essere processati per i loro supposti legami con il Pkk. L’assemblea tornerà a votare la riforma venerdì 20 maggio.

Nelle primarie Usa Hillary Clinton vince in Kentucky con uno scarto minimo su Bernie Sanders, che però fa sua la sfida in Oregon. Il senatore del Vermont continua dunque a resistere come alternativa credibile all’ex segretario di Stato, tuttavia vicina alla nomination. Sul fronte repubblicano continua la marcia senza rivali di Donald Trump, che oggi si dice pronto a parlare direttamente e a negoziare con il leader nordcoreano Kim Jong-un per cercare di fermare il programma nucleare di Pyongyang. Il prossimo appuntamento importante è per il 7 giugno quando si voterà in California e in altri cinque stati.

 

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