mercoledì, Maggio 12

Libia, Haftar disconosce il governo di Tripoli field_506ffbaa4a8d4

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Nuove tensioni in Libia, dove le speranze di un’unità nazionale tornano a farsi improvvisamente più lontane. «Non mi interessa di questo governo o delle sue posizioni, le sue decisioni non sono altro che inchiostro sulla carta», ha dichiarato il generale libico Khalifa Haftar, leader delle forze armate legate al governo non riconosciuto internazionalmente di Tobruk, in un’intervista televisiva, aggiungendo: «Non mi interessano le decisioni del Gna (governo di unità nazionale, ndr)». Con queste durissime parole il generale disconosce l’autorità del nascente governo di unità nazionale. Una presa di posizione che giunge dopo giorni di schermaglie con il governo di Fayez al Farraj in merito alla riconquista di Sirte, iniziata lo scorso 4 maggio su iniziativa di Haftar sfidando l’ultimatum dell’esecutivo che aveva intimato lo stop a ogni operazione militare nella regione. L’uomo forte di Torburk ha espresso indifferenza per l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Kobler: «Non ho tempo da perdere parlando con lui, perché lo considero una insensatezza senza significato». Un’indifferenza testimoniata dal rifiuto, una decina di giorni fa, di incontrare proprio Kobler. Haftar ha attaccato verbamente anche i Fratelli musulmani sostenendo che «sono dietro a tutti gli attentati terroristici del mondo».

Proprio a Sirte il gruppo Stato islamico si è reso responsabile di crimini contro l’umanità. Lo denuncia Human rights watch in un rapporto pubblicato oggi. Secondo l’ong, dal febbraio dello scorso anno nella città natale dell’ex dittatore Gheddafi i jihadisti hanno decapitato e fucilato 49 persone senza un regolare processo. Le vittime erano prigionieri di guerra, avversari politici e persone accusate di blasfemia, stregoneria o spionaggio. Inoltre il gruppo Stato islamico (Is) ha inflitto sofferenze alla popolazione, sottraendo medicine, cibo, carburante e denaro.

Alla Farnesina, i rappresentanti di oltre 50 Paesi africani si sono riuniti oggi per la prima Conferenza ministeriale Italia-Africa, organizzata dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. I lavori si sono concentrati su quattro tematiche: sostenibilità economica e socioambientale, migrazioni e pace e sicurezza.  «L’Italia è, per condizione geografica, storia e cultura, ponte tra Africa ed Europa. Un ponte libero da pregiudizi, rispettoso delle peculiarità degli interlocutori e pronto a un confronto pragmatico e aperto». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «L’obiettivo dell’evento di oggi è dimostrare che la nostra politica è coerente con la nostra geografia. È quindi normale l’importanza che attribuiamo al Mediterraneo e all’Africa», ha aggiunto il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che sulla questione migranti ha ribadito che «è tempo di chiedere all’Europa un intervento deciso, come quello pianificato per la rotta balcanica attraverso l’accordo Ue-Turchia». In ogni caso, «L’imperativo morale dell’Italia è stato il salvataggio in mare di decine di migliaia di migranti. È uno sforzo di cui siamo fieri e che intendiamo proseguire», ha concluso il ministro.

Un evento, la Conferenza odierna, su cui l’Italia conta molto anche in previsione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio di Sicurezza Onu, in programma per il mese di giugno. Dal 2008 l’Italia non occupa un seggio nel consesso internazionale e in vista del voto in Assemblea Generale la diplomazia italiana dovrà riuscire ad ottenere più voti di Olanda o Svezia, che concorrono con il nostro Paese per la rappresentanza dell’Europa occidentale. In questo quadro l’appoggio dei Paesi africani sarà fondamentale. Per la riforma del CdS, Roma resta sempre al comando del gruppo ‘Uniting for Consensus’, costituito nel 2005 al fine di promuovere una riforma del Consiglio fondata sull’aumento dei seggi non permanenti.

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