venerdì, Luglio 30

Libia, Haftar: «Bombarderemo le navi italiane»

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Il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte del governo libico di Tobruk, ha dato ordine alle sue forze di bombardare le navi italiane impegnate nella imminente missione di supporto navale alla Libia. La notizia è stata diffusa oggi dall’emittente panaraba Al Arabiya. L’ordine di Haftar arriva poche ore dopo che il parlamento della Cireanica aveva espresso la sua opposizione all’operazione navale nonostante l’intesa raggiunta a Parigi dal generale. Tobruk contesta al premier di Tripoli, Fayez Al Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, di aver concluso l’accordo con l’Italia per operazioni congiunte di contrasto ai trafficanti di esseri umani, in quanto la presenza di navi straniere rappresenterebbe una «violazione della sovranità nazionale» libica.

Secondo quanto riferisce l’Agi, fonti governative italiane ritengono però questa minaccia «inattendibile» e «infondata».  Intanto nella giornata di ieri è giunta nelle acque libiche diretta a Tripoli la nave Comandante Borsini dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni, come reso noto dallo Stato Maggiore della Difesa. Si tratta di un pattugliatore d’altura inviato con compito di ricognizione in vista della missione italiana a supporto della Guardia costiera libica nel contrasto al traffico di esseri umani. Sempre ieri dal Parlamento è arrivato il via libera alla missione.

Le stesse fonti sottolineano che la richiesta di intervento di supporto e accompagnamento militare italiano è venuta dalle autorità libiche riconosciute in ambito internazionale, dall’Onu. L’Italia è presente anche in altre zone della Libia, come Misurata, dove c’è il personale militare sanitario che sta conducendo l’Operazione ‘Ippocrate’, con l’allestimento di un ospedale per la cura di libici – civili e militari – feriti. Un motivo in più – si fa rilevare – per ritenere inattendibile la notizia di un prossimo ordine di attacco da parte del generale Haftar.

Tuttavia, al Corriere della Sera il generale ha confermato le sue intenzioni: «Noi siamo impegnati in prima linea nella lotta contro il terrorismo. Ci stupisce dunque che un Paese amico come l’Italia interferisca tanto indebitamente nelle nostre operazioni. Non posso dunque che confermare che qualsiasi nave militare italiana o di qualsiasi altro Paese che entrerà nelle nostre acque senza la nostra autorizzazione verrà bombardata dalle nostre forze», ha detto Haftar.

Il presidente della Commissione Difesa al Senato, il Senatore Nicola Latorre dà credito a questo monito: «La missione italiana in Libia, a supporto della guardia costiera libica, deve fare i conti con una situazione estremamente complessa. In questo senso vanno prese le dichiarazioni del generale Haftar».

In Venezuela è stato rinviato a domani l’insediamento dell’Assemblea costituente eletta domenica scorsa per riscrivere la costituzione, insediamento originariamente previsto per oggi. Lo ha dichiarato il presidente Nicolas Maduro, ribadendo nell’occasione le solite accuse di “aggressione economica, politica e militare” guidata dagli Usa contro Caracas.
Intanto la Procura generale nazionale ha aperto un’inchiesta per i sospetti di frode relativi al voto di domenica scorsa. Lo ha annunciato la procuratrice generale Luisa Ortega, che nei giorni scorsi aveva denunciato “l’ambizione dittatoriale” del presidente Maduro.

Gli Stati Uniti hanno dichiarato “una vera e propria guerra commerciale alla Russia” con il provvedimento con le nuove sanzioni e vincoli al loro sollevamento varato dal Congresso e firmato in legge da Donald Trump ieri. Lo ha dichiarato il primo ministro Dmitry Medvedev, a cui il presidente Vladimir Putin ha lasciato il compito di dire che le misure di Washington rappresentano “la fine delle speranze di migliorare le nostre relazioni con la nuova amministrazione americana”, ma in ogni caso non fermeranno Mosca nel suo percorso di sviluppo economico e sociale.

Sul fronte estero, la Russia annuncia che è stato raggiunto con l’opposizione armata siriana un accordo per la regione a nord di Homs. Nel dettaglio, è stata concordata una terza zona di de-escalation o ‘zona sicura’ a nord della città, dove questa mattina alle 11 ora italiana è entrato in vigore un cessate-il-fuoco. A inizio luglio, durante il quinto round di colloqui sulla Siria ad Astana, è stata decisa la creazione di quattro zone di de-escalation in Siria. Nelle scorse settimane è stata annunciata l’attuazione dell’accordo per le ‘zone sicure’ nella sudoccidentale del Paese e nella Ghouta orientale, alla periferia di Damasco.

In Kenya un gruppo di terroristi di Al Shabaab ha colpito oggi un posto di polizia nel nord del Paese, uccidendo un agente. L’attacco arriva a pochi giorni dalle elezioni politiche in programma l’8 agosto e già segnate da scontri e sangue. Gli assalitori hanno lanciato razzi su due veicoli nella località di Lafey, presso la frontiera somala, prima che i poliziotti rispondessero all’attacco.

Si riaccendono le tensioni tra Iran e Usa. Nel giorno in cui il presidente iraniano Hassan Rohani riceve la conferma formale dell’incarico per il suo secondo mandato dalla Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, il vice ministro degli Esteri Abbas Araqhchi dichiara che le nuove sanzioni contro Teheram costituiscono una violazione dell’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 con i Paesi del ‘5+1’.

Un altro Paese destinatario delle sanzioni Usa è la Corea del Nord, la Cina plaude le recenti dichiarazioni del segretario di stato americano Rex Tillerson che martedì ha assicurato che Washington non vuole rovesciare il regime e prospettato perfino una possibile apertura di negoziati con Pyongyang. “Assegniamo importanza a tali dichiarazioni“, ha affermato il ministro degli esteri cinese Wang Yi. “Abbiamo constatato che gli americani hanno concesso di recente maggiore attenzione alle questioni della sicurezza della penisola coreana. La Cina ritiene da sempre che la sicurezza è il nocciolo del problema“, ha aggiunto Yi.
Dal prossimo 1° settembre sarà vietato per i cittadini statunitensi recarsi in Corea del Nord. Quelli che si trovano già lì dovrebbero andarsene prima di quella data. Lo ha reso noto il Dipartimento di Stato americano

In Brasile l’opposizione al Congresso non è riuscita a ottenere i due terzi dei voti necessari (342 su un totale di 513) per autorizzare la Corte suprema a sospendere il presidente Michel Temer per 180 giorni, durante i quali avrebbe dovuto essere processato con l’accusa di corruzione. Temer ha assicurato che a questo punto continuerà a lavorare per attuare il suo progetto di riforme, ma al momento la sua popolarità è precipitata al 5%.

Infine, via libera in Giappone al rimpasto di governo per rilanciare la fiducia nell’esecutivo in caduta libera. Il premier Shinzo Abe ha designato come nuovo ministro della Difesa Itsunori Onodera, al posto di Tomomi Inada costretta a lasciare il governo dalla scorsa settimana a causa delle accuse sulle coperture relative alla missione dei militari giapponesi dispiegati nel Sud Sudan come caschi blu. Agli Esteri va l’ex ministro delle riforme Taro Kono, in sostituzione di Fumio Kishida, a capo della diplomazia di Tokio dal 2012. Seiko Noda sarà il nuovo ministro degli interni al posto di Sanae Takaichi. Abe si tiene stretto, malgrado i non brillanti risultati economici del suo governo, fra gli altri il ministro delle finanze e vice premier Taro Aso e il portavoce Yoshihide Suga, così come il ministro del commercio e dell’industria Hiroshige Sego.
L’’ultimo sondaggio il mese scorso indicava un sostegno per il governo del 29,9%, la percentuale più bassa dal suo insediamento nel dicembre 2012.

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